Partiranno subito dopo Pasqua i lavori per la messa in sicurezza delle mura di cinta del complesso edilizio fortificato del Castello di Pitino, a San Severino Marche. In queste ore, infatti, è stato consegnato all’impresa Sardellini Costruzioni di Macerata il cantiere delle opere.
Per il recupero delle mura è stato previsto un intervento di circa 500mila euro per il quale era stato concesso al Comune un finanziamento specifico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali tramite la Soprintendenza regionale delle Marche.
“Finalmente dopo anni di attese siamo riusciti a sbloccare anche questa situazione che avevamo ereditato dal passato – sottolinea con soddisfazione il sindaco di San Severino Marche, Cesare Martini, che aggiunge – Ci siamo spesi molto per portare alla ribalta la situazione del complesso fortificato di Pitino. In tempi di crisi i 500mila euro ottenuti, che possono sembrare poca cosa rispetto a quanto necessario per il restauro completo del fortilizio, sono invece molto. Essi sicuramente rappresentano, inoltre, l’apertura di un cantiere che ci auguriamo possa poi proseguire anche in futuro. Da anni si discute di un progetto di recupero generale del castello di Pitino. Esso, tuttavia, non ha mai trovato esecuzione per la sospensione dei finanziamenti legati alla ricostruzione post terremoto”.
Il Castello di Pitino, complesso di stile medioevale risalente al XIII secolo, dista circa 13 chilometri dal centro di San Severino Marche. Esso sorge sull’ultima formazione collinare alla sinistra della valle del Potenza, visibile da larga parte del territorio provinciale. Era il castello più grande e strategicamente più importante del sistema difensivo di San Severino. Si vuole fondato sulla sommità del colle omonimo dal nobile romano Marco Petilio al tempo delle invasioni barbariche. Il sito, per la posizione strategica, doveva essere fortificato ben prima del Mille, epoca a cui risalgono i documenti storici più antichi, attualmente disponibili. I reperti preistorici rinvenuti a Pitino (punte di lance, di frecce, di giavellotti …), tuttavia, dimostrano che il colle ospitava insediamenti umani fin dal Paleolitico. Altri ritrovamenti archeologici hanno portato alla luce materiale della cosiddetta età del bronzo, ma la civiltà più importante, che si sviluppò a Pitino tra l’VIII ed il VI secolo a.C. fu quella dei Piceni.
Gli studi hanno dimostrato che a Pitino si impiantò uno dei principali centri di insediamento Piceno dell’entroterra maceratese, la cui importanza è ampliamente documentata dai corredi funebri, di alta qualità e di estrema varietà di materiali, rinvenuti nella Necropoli del Monte Penna di Pitino. Dalle tombe sono venuti alla luce bronzi, vasi di terracotta, spade di bronzo, elmi corinzi di forma e provenienza sia etrusca che orientale, oggetti d’oro e d’argento, a testimonianza di una società ricca e raffinata. Sono stati trovati veri tesori d’arte, tra i quali il famoso “Uovo di struzzo”, rivestito d’oro e trasformato in bocchetta con l’aggiunta di una bocca a testa femminile.
Il materiale rinvenuto è oggi conservato in gran parte presso il Museo Archeologico “G. Moretti” di San Severino Marche.
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