L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

lunedì, 20 agosto 2018

Occhio a Facebook "può diventare una dipendenza"

di Mauro Torresi
CIVITANOVA – Se, tempo fa, quasi nessuno poteva accedere a Internet, oggi tutti possono avere il mondo ‘in tasca’. Smartphone e tablet consentono il collegamento ai servizi web, quindi anche ai social network, in qualsiasi luogo servito da una rete mobile. Da una tale opportunità di comunicazione, però, possono nascere problemi di dipendenza legati a un uso eccessivo del mezzo.

L’Indiscreto ha incontrato i dottori del Ser.T. di Via D’Annunzio, per discutere di questo nuovo fenomeno. Un problema in evoluzione che gli psicologi stanno già affrontando, con attività di prevenzione negli istituti superiori di Civitanova e Recanati. All’intervista hanno risposto Alessia Raffaeli (psicologa), Maria Grazia Illuminati (dirigente psicologa del Servizio Dipendenze Patologiche di Civitanova) e Mario De Rosa (direttore del Servizio).

Come fa un utente di un social network, come Facebook e simili, a trasformarsi da semplice fruitore del servizio a persona con dipendenza da esso? Raffaeli: Questo succede quando si perde il controllo dell’uso di Internet e della rete sociale. Secondo alcuni studi, la problematicità scatta quando il tempo di utilizzo di questi mezzi supera il 20% delle ore lavorative. Probabilmente, però, la misurazione temporale non è sempre utile; bisogna considerare l’uso che si fa dello strumento. Come indicato dal DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, nda), deve esserci perdita del controllo da parte del soggetto e una compromissione socio-lavorativa e relazionale della persona, a causa dell’uso perseverante dei servizi telematici. In genere, il problema viene negato o non riconosciuto dall’individuo e, se si tenta di interrompere l’uso, si va verso un fallimento. Illuminati: Tutto ciò può andare a discapito dei gruppi di appartenenza precedenti. Ad esempio, un ragazzo che sviluppa la dipendenza potrebbe mettere in secondo piano il gruppo sportivo, quello musicale o quello ricreativo.

I meccanismi di una dipendenza del genere sono gli stessi di quella da sostanze stupefacenti? Raffaeli: Sicuramente c’è il fattore della gratificazione, che sarebbe presente anche nel semplice uso del social network, quindi nello scrivere al suo interno. Quando c’è un ritorno da parte del pubblico, ad esempio il ‘mi piace’, i meccanismi, anche cerebrali, sarebbero simili a quelli delle dipendenze da stupefacenti. Quando non si riesce a superare un’emozione, come la noia, la solitudine oppure un momento depressivo, e si usa il social per regolare l’affettività e per far fronte a quello stato emotivo difficile, allora si potrebbero fare dei paragoni con altre dipendenze. De Rosa: Sta qui il ‘crinale’ della problematicità dell’uso dei social network: l’affidarsi ciecamente alla soluzione di sé contando solo sull’’esterno’. Questo riferimento, però, è estremamente esteso e non si sa mai chi risponderà dall’altra parte del collegamento. E’ come una roulette russa. Illuminati: Un ulteriore aspetto, simile alle altre dipendenze, è la compulsione, cioè il bisogno estremo di ripetere quei gesti all’infinito. Più la persona li ripete, più si sente sola. Il ‘mi piace’ collettivo di cui si necessita non è funzione affettiva, ma rappresenta una risorsa ‘distruttiva’.

Il problema esiste e sta emergendo anche sul nostro territorio? Raffaeli: Sì. Il problema diventa tale nel momento in cui assume delle particolari caratteristiche, come illustrato prima. Non possiamo negare che esistano le reti sociali, ma dobbiamo aiutare i ragazzi ad un uso consapevole del mezzo, così da trarne le potenzialità. Illuminati: Come ‘CIC’ (un servizio di consulenza e di supporto psicologico) ci rivolgiamo direttamente agli studenti delle scuole, singolarmente e in gruppo. Con loro, affrontiamo anche problemi di dipendenze da gioco d’azzardo, da poker online, da Internet, ecc. Dagli interventi di prevenzione emerge come sia abbastanza frequente l’uso dello smartphone, durante le lezioni. 

Torniamo a un pubblico di riferimento più vasto, per età. Può capitare di ritrovarsi a cena fra amici e di notare come molti dei partecipanti siano più presi dallo smartphone che dall’interazione umana. Perché scegliere l’utilizzo del social piuttosto che il dialogo con i vicini? Raffaeli: Per la facilità di comunicazione in queste reti. Subentra, poi, l’ansia da ricerca di notifiche: si ha la necessità di sapere se si è ricercati. Si è ‘qui’ e, allo stesso tempo, in ‘un altro luogo’. Un comportamento che, in minima parte, potrebbe rappresentare una dipendenza"

Quanto la diffusione di dispositivi elettronici sempre più portatili potrebbe aumentare il problema della dipendenza? Raffaeli: L’obiettivo del mezzo è quello di far rimanere l’utente nel social network il più possibile. Evidentemente, c’è anche un business che incentiva e promuove questo comportamento. Illuminati: Più che nella dimensione ridotta dell’oggetto, credo che il business sia nell’abbattimento dei prezzi".

I cittadini si rendono conto che un utilizzo eccessivo della rete sociale potrebbe portare a un uso disfunzionale? Raffaeli: Direi di no. C’è una scarsa consapevolezza di come Internet e i social network siano entrati nella vita quotidiana. Forse, un’attenzione maggiore arriva da parte di chi è nato prima che questi mezzi si sviluppassero".

Quali sono i rischi effettivi di un uso disfunzionale dei social network? Illuminati: La relazione io-tu, quindi un rapporto di coinvolgimento personale e intimo, viene meno a favore della io-voi, dove il ‘voi’ è impersonale e/o anonimo. De Rosa: In questa seconda dimensione, l’affettività non si trasmette. Illuminati: Se la trasmissione avviene comunque, il soggetto potrebbe pagarne le conseguenze, perché la platea di utenti può trasformarsi in ‘arena’. Capita con sempre maggiore frequenza di entrare in contatto con giovani in situazioni di isolamento e di depressione. Parliamo di persone che convivono con sensi di vergogna, perché, dopo aver raccontato qualcosa di profondamente intimo sui social network, sono stati oggetto di derisione e di denigrazione".

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