Martedì, 22 Maggio 2012 17:39 Visite: 480
Ora proveranno a studiarlo come un fenomeno da laboratorio. “Ma come ha fatto?” si chiedono da destra a sinistra, un po’ in tutte le Marche, guardando al trionfo elettorale di Alessio Terrenzi a Sant’Elpidio a Mare
, con un solo partito nemmeno troppo radicato in città, l’Italia dei valori e due liste civiche. Le valutazioni politiche sono le più disparate, ma forse basta assistere alla serata di festeggiamenti dopo la vittoria, all’Agriturismo Fonte Rossa, per trovare una traccia del segreto. E’ la leggerezza. Non di programmi e di idee, attenzione. La leggerezza nei modi, nello stare tra le persone, di un ragazzo di 35 anni cresciuto con la passione per la politica senza farsene imbrigliare. La sensazione di distacco abissale che la popolazione avverte dalle istituzioni non si combatte con le parole e forse nemmeno con le azioni, ha bisogno di facce capaci di far sentire il cittadino a proprio agio. Di non sentire il peso delle istituzioni, del potere. Alessio ce la fa, con una naturalezza che conquista. Gira tra i tavoli, si scatta foto, dispensa battute e sorrisi. E la gente sente che non c’è niente di costruito, che la fascia tricolore l’ha messa la persona della porta accanto e non il politico. Come dice il padre Nazzareno, che di politica ne sa qualcosa, dopo un’esperienza lunga mezzo secolo dal Pci al Pd, “Non so anch’io perché, l’abitudine a stare tra la gente l’ha sempre avuta, la passione politica credo l’abbia ereditata da me, ma c’è qualcosa di più. Alessio piace, come si dice… buca il video”.
L’hanno capito gli elpidiensi, se ne sono accorti quand’era tardi gli uomini del Pd cittadino, che l’hanno sottovalutato per troppo tempo, convinti che da solo, senza il partito, non ce l’avrebbe mai fatta. Solo che Alessio il partito gliel’ha sfilato, portando via famiglie storiche della sinistra elpidiense, ma soprattutto manovalanza. Le persone che non vedi in una campagna elettorale, ma che fanno funzionare la macchina organizzativa, che girano per le case, preparano le
assemblee, stanno nelle piazze ed hanno il polso della situazione. “E’ la vittoria dell’umiltà” dice sicuro Roberto Viozzi, che con Terrenzi ha lasciato il Pd per intraprendere il viaggio vincente di Partecipazione democratica. “L’arroganza di chi pensa di poter tenere sempre il potere in mano ora ha ricevuto una dura lezione”.
Qualche settimana fa un altro dei suoi più fidati compagni d’avventura, Matteo Verdecchia, osservava: “Terrenzi è l’unico candidato sindaco che la gente chiama per nome. Senti dire in giro: ho parlato con Alessio, stasera vado a sentire Alessio… è una cosa naturale, gli altri non ce l’hanno”. Con leggerezza ha affrontato la campagna elettorale, stando tra i cittadini, mettendosi alla pari, ascoltandoli. Con leggerezza si è vissuto ieri il giorno della gloria e della rivincita, festeggiando con gli alleati prima alla sede elettorale, poi in piazza Matteotti, infine, ieri sera, da Fonte Rossa, dove c’è anche chi l’ha coinvolto in un goliardico gioco, invitandolo a distribuire Tapiri d’oro agli avversari politici. Il primo cittadino se l’è presa a ridere, tra una battuta e l’altra. Ha fatto divertire il pubblico e si è divertito lui. E ancora stamattina, dopo il passaggio di consegne col sindaco uscente Alessandro Mezzanotte, che gli ha lasciato le chiavi dell’ufficio in municipio, ha proseguito sulla sua linea. “Come sto? Non ci ho capito ancora niente, devo essere sincero. In fondo ho solo un mazzo di chiavi in più in tasca, che sarà mai? Scherzi a parte, lo so che non sarà facile. Ma non mi sono montato la testa quand’ero assessore, non lo farò da sindaco. Resto Alessio”. La forza della leggerezza.

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