L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

martedì, 15 ottobre 2019

Viaggio nel paese fantasma: il cuore si ferma, la speranza si riaccende

di Emanuele Trementozzi
ARQUATA DEL TRONTO - Il sole illumina un paese che non c'è più ma il vento, leggiadro, soffia portando con sè un briciolo di speranza.

Il surreale silenzio di Arquata del Tronto, ancora oggi, riporta alla mente quel maledetto terremoto che ha fermato il tempo e distrutto un paesino di 1200 anime. Un fiumiciattolo scorre tra le macerie, unico vero segno di vita in un deserto di disperazione. Ma Arquata, nonostante tutto, non molla e prova a tornare se stessa partendo da quei moduli abitativi, tanto attesi, che a breve dovrebbero finalmente arrivare.

Il sindaco di Arquata, Aleandro PetrucciIl viaggio tra le stradine desolate del paesino ascolano, che L'Indiscreto ha intrapreso questa mattina, racconta di un Sindaco, Aleandro Petrucci, nonostante tutto ancora speranzoso di poter riabbracciare i suoi abitanti e di un vice, Michele Franchi, che ha la sola forza di dire:"L'urgenza riguarda l'ammasso di macerie da portare via, poi penseremo alle casette e al ripopolamento del posto. Qui ad Arquata, dal giorno del sisma, non c'è più nessuno. Solo qualche allevatore, saltuariamente, decide di sostare la notte ma nulla è più come prima. Fatevi un giro e rendetevi di conto di quello che è successo, non abbiamo più niente ma abbiamo riscontrato tantissima solidarietà".

La collinetta, che si staglia in alto, sembra un quadro di Picasso, ma è tragica realtà. Resta in piedi il castello, imponente nella sua forza ma corpo estraneo in mezzo ad un cumulo di case crollate. Poi, man mano che ci si addentra nella zona rossa, il cuore si ferma.

I militari dell'Esercito, solo dietro autorizzazione del Primo Cittadino, lasciano visitare un paese che si accascia sulle sue macerie. E tra un tetto sprofondato e un casale del tutto richiuso su se stesso, quel che resta dell'Hotel Regina Giovanna sembra chiedere umilmente scusa. Scusa per quel suo fare dondolante, per quel suo aspetto grazioso di un tempo che il terremoto ha reso nudo e crudo. Metà struttura è scivolata sulla strada, l'altra metà resta in piedi per miracolo e si affaccia sulla curva che segna il confine tra rabbia e rassegnazione. Un vecchietto, intanto, non ha perso l'abitudine di raccogliere acqua dalla fontana: quella sì, per fortuna, ancora ha qualcosa da dare ai suoi avventori.

Intanto, quasi in punta di piedi, gli operai continuano i lavori per le casette che verranno. "Prima, però, c'è da liberare il paese dalla macerie - ripete il vice Sindaco - ci sono due aziende incaricate, speriamo di fare più presto possibile". Così Arquata, mentre il nostro viaggio volge al termine, continua la sua giornata di lavori, oramai identica a tutte le altre. Tra un crollo e un container, con la voglia di ripartire, senza perdere mai la speranza di tornare a vivere.

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