BBUFALO e Ministro della Difesa, Iannone non lascia e raddoppia:”Voglio continuare alla grande”

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TERZA CATEGORIA – E’ l’unico, inarrivabile, Ministro della Difesa della terza categoria marchigiana.

Trentanove anni e non sentirli e nessuna voglia di lasciare. Anzi, semmai, di raddoppiare. Claudio Iannone, dopo la vittoria del campionato con il Valdichienti, ha ottenuto un’altra promozione con il San Claudio e promette a tutti i suoi ammiratori, di voler giocare per almeno altri due anni. Con buona pace della moglie Francesca che, nonostante i sacrifici, ha sempre assecondato questa sua grande passione.

Claudio, dopo Valdichienti un’altra grande soddisfazione. “Già, dopo dicembre, con l’arrivo di Mchaar e Zallocco le cose sono migliorate tantissimo e il gruppo si è unito. Non nego che, alla riapertura del mercato, sono stato molto vicino all’approdo a Morrovalle insieme a Lombi, ma poi ho deciso di restare promettendomi di fare il massimo, ed è andata bene fortunatamente. Su tredici gare del girone di ritorno ne abbiamo vinte dodici consecutive, peccato la sconfitta nello scontro diretto contro Monte & Torre, ma poi ci siamo riscattati nei play off. Secondo il mio modesto parere la squadra più forte che abbiamo affrontato è stato il San Giuseppe, che avrebbe meritato la promozione in seconda categoria. E’ mancata davanti, ma li ritenevo più forti del Monte&Torre. Ma credo che la nostra vittoria sia stata il giusto premio alla nostra stagione. Rispetto al Valdichienti, quest’anno, mi sono sentito più trascinatore, è stata una soddisfazione ancora maggiore perché inaspettata”.

Resta, però, quel legame magico che vi lega nel nome dei BBUFALI…”Il cuore resta senza dubbio al Valdichienti e ai BBUFALI. Avevamo una squadra fuori di testa, che anche in seconda categoria avrebbe detto la sua. E’ nata una grande amicizia con Walter, Simone, Michele, Roberto e Leonardo e ci sentiamo tutt’ora. Il calcio sa regalarti anche queste belle storie, basti pensare ai tanti pettegolezzi infondati su bomber Bisonni. In giro si parla di lui come di una persona sofisticata, altezzosa. Invece, condividendo insieme l’esperienza a Corridonia, ho conosciuto una persona fantastica di grande umiltà. Ecco, quest’esempio dà modo di capire come il calcio, a questi livelli, sappia regalarti amicizie sincere nella vita”.

In tanti lasciano, per svariati motivi. Te invece? “Io voglio continuare alla grande, almeno per altri due anni. Non so cosa farà la prossima stagione, ma mi piacerebbe giocare in Seconda Categoria. Qualche proposta è arrivata, ma c’è tempo per decidere. Altre due stagioni alla grande e poi lascio, dedicandomi alla carriera di Direttore Sportivo”.

Hai qualche rimpianto per quello che poteva essere ma non è stato? “Ho giocato in tante squadre, conosciute tante persone, non ho particolari rimpianti. Al di la della categoria mi sono sempre divertito tantissimo”.

Intanto un tuo compagno, Leonardo Centioni, ha deciso di lasciare a soli 27 anni…”Mi dispiace per Leo perché, oltre ad essere una grande persona, è un bravissimo calciatore. Mi tocca il suo addio perché, siccome dettato dal lavoro, è forzato e so che lui in primis sta male per questo”.

Quale allenatore ricordi con maggiore piacere? “Sicuramente Francesco Mora al Valdichienti, il mister dei BBUFALI. Senza dimenticare Gigetto Cipriani e l’attuale Enio Tassetti. Quest’ultimo ha fatto davvero un gran lavoro, venendo dal settore giovanile e ambientandosi subito in una realtà completamente diversa. Ha saputo superare tutte le difficoltà e raggiunto il meritato premi ofinale”.

Te hai grande esperienza, che differenza c’è tra il calcio attuale e quello di qualche anno fa? “C’è grandissima differenza, oggi non c’è più lo spirito di sacrificio di un tempo. I giocatori, soprattutto quelli giovani, non sono più predisposti agli allenamenti e, troppo spesso, si guarda più al rimborso che alla passione vera e propria”.

Dulcis in fundo, la famiglia. Quanto è stata importante per te in questi anni? “Sicuramente tanto, anche perché è la prima ad essere sacrificata sull’altare di questo sport. Ti alleni la sera, torni tardi a casa e spesso non vedi i tuoi figli dalla mattina. Il calcio, in tanto tempo, qualcosa ti toglie e ti crea qualche rimpianto. E’ per questo che, la vittoria con il San Claudio, la dedico a mia moglie Francesca e ai miei bimbi Alessandro di dieci anni e Sara di sette. Finchè mi diverto e loro mi sosterranno, io giocherò. Perché, oggi, non ho alcuna intenzione di smettere”.