Elezioni, lo strologo dice: P.a.P.

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di Angelo Gattafoni
DITO IN UN OCCHIO – Sabato 10 marzo, Il ministro dell’Interno Minniti ha tentato il suicidio ingerendo una quantità incontrollata di schede elettorali.

Ad una settimana dal 5 marzo, giorno delle votazioni, il Ministero non ha ancora pubblicato i risultati ufficiali della consultazione. Quelli ufficiosi assegnerebbero il 52,5% a “Potere al Popolo” (P.a.P.) e quindi, secondo i presunti sconfitti, ci sarebbe da accertare l’evidente broglio. Dal 7 marzo è in corso il riconteggio delle schede al Viminale, dove Ministro e collaboratori controllano le operazioni in assetto antisommossa. Nel frattempo i vincitori ufficiosi festeggiano la vittoria in tutta Italia. La capatosta Viola Carofolo, insieme ai suoi, ha occupato piazza del popolo a Roma per rivendicare l’ufficializzazione dei risultati. E’ stato eretto, in tempi record, un busto della capatosta in atteggiamento da amazzone che alza il pugno chiuso verso il Colle. Tutta l’Italia è con il fiato sospeso.

Ma c’è chi non riposa e cerca una soluzione nel caso avvenga l’irreparabile con la conferma ufficiale dei risultati. Comi e la Manzi, hanno già telefonato alla Provincia dove, però, il telefono ha squillato a vuoto continuamente; fino a che non ha risposto una voce contraffatta da centralinista che, però, i due non hanno avuto difficoltà a riconoscere come quella del Presidente Pettinari. Il quale ha confessato che lui si è barricato nel suo ufficio per il timore che lo facciano sloggiare. Ha quindi spento ogni speranza dei due di tornare a fare i funzionari in quell’Ente che è stato soppresso. Dovranno iscriversi alle liste di collocamento, ingrossando gli elenchi della disoccupazione giovanile. Corradini, Morgoni, Petrini, Carrescia, Verducci, la Morani hanno già cominciato a telefonare per tentare di entrare nel nuovo partito vittorioso, offrendo i loro servigi, fosse anche per attaccare i manifesti, pulire le sedi e fare le fotocopie. Ma sono alla disperazione perché Potere al popolo non ha sedi né capi, perché ognuno è capo e nessuno lo è.

C’è poi il caso umano dell’anconetano Lodolini, da giorni in lacrime abbracciato alla madre che, per consolarlo, gli ha già trovato un buon posto da burocrate, ma gli ha detto che, anche poco, ma dovrà lavorare. Poi ci sono gli effetti della sindrome del burnout, che ha colpito i candidati civitanovesi Emiliozzi, grillina e Cognigni leghista. Alla prima si è improvvisamente lisciata la folta capigliatura riccia mentre al secondo, all’incontrario, si è arricciata l’abbondante chioma liscia. Drammatica anche la decisione della Ubaldi, che ha già lasciato Porto Recanati per destinazione ignota sulle cui tracce, però, si sono messi gli investitori russi del Burchio guidati dall’indomita ultranovantenne Karmaliuk.

( Da una idea – riveduta e corretta – di Pierfranco Pellizzetti, sul “Fatto quotidiano” del 6 febbraio 2018 )