Evasione fiscale, arrestati tre imprenditori cinesi

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di Sergio Silvi
URBINO – Operazione “Speedy Chinese 2”, eseguite tre ordinanze di misura cautelare in carcere e sequestrato beni per oltre 2.100.000 euro.

Nei guai tre imprenditori di etnia cinese, operanti a Fossombrone e Senigallia nel settore tessile e dell’abbigliamento.

Dodici le persone indagate per gravi reati tributari, quali l’omessa dichiarazione, l’occultamento di scritture contabili e la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, di cui tre accusati di associazione per delinquere. Dalle  indagini, svolte dalla guardia di finanza e delegate dalla Procura urbinate, sarebbe emerso il fenomeno “apri e chiudi”, ideato dai componenti l’associazione a delinquere e finalizzato ad una sistematica evasione fiscale.

Dall’anno 2011, i tre imprenditori cinesi esercitavano la loro fiorente attività economica avvalendosi di ditte individuali create ad hoc intestate a lavoratori dipendenti compiacenti che fungevano da prestanomi per schermare gli effettivi beneficiari degli utili realizzati, sui quali non venivano pagate le relative imposte.

Le investigazioni sono state sviluppate attraverso pedinamenti, geolocalizzazioni e analisi di voluminose documentazioni contabili afferenti a diversi soggetti economici. Nel dettaglio, l’individuazione e l’esame dei conti correnti, orientato alla ricostruzione dei flussi finanziari, ha consentito di rilevare come i tre soggetti esercitassero l’effettiva gestione sia delle imprese, sia dei conti stessi.

Accertata un’evasione di imposta per oltre 2.100.000 euro che ha consentito all’Autorità Giudiziaria requirente di avanzare e ottenere dal G.I.P. del Tribunale di Urbino l’emissione delle tre ordinanze di custodia cautelare in carcere e del provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni, fino alla concorrenza del profitto del reato.

Le ultime fasi operative hanno subito un forte accelerazione a causa della pianificazione di un trasferimento nel Nord Italia dei tre imprenditori. Tuttavia, il costante monitoraggio dei loro spostamenti ha impedito che gli stessi facessero perdere le loro tracce e ha indotto all’esecuzione dei provvedimenti di custodia cautelare il giorno del trasferimento materiale di due di loro in altra città, in concomitanza con il rintraccio del terzo nella città di Mantova. La misura cautelare di natura patrimoniale ha infine permesso il sequestro di risorse finanziarie, crediti societari, automezzi e macchinari aziendali.