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MiFID, il futuro nel segno della trasparenza

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michael

ECONOMIA – L’orizzonte finanziario nazionale ed internazionale sta per fronteggiare una nuova svolta. Si tratta delle novità apportate dal MiFID II, insieme di norme approvate nel maggio 2014 ma che entrerà in vigore il prossimo primo gennaio.

Dal 2018, quindi, i consulenti finanziari dovranno proporre ai propri clienti prodotti che siano in regola con le nuove norme, ma al momento, a poco più di cinque mesi dallo start del MiFID II, regna ancora la confusione soprattutto tra gli addetti ai lavori.

Nello scorso maggio, infatti, i consulenti italiani durante il convegno organizzato da Assoreti, avevano aperto le porte ad un modello “indipendent like”, ossia che si avvicina a quelli indipendenti che tanto successo stanno riscontrando sia nel Regno Unito che in Italia. Nel corso dei mesi che ci separano dall’attuazione definitiva delle nuove regolamentazioni, gli istituti bancari dovranno necessariamente scegliere il modello finanziario da proporre ai propri clienti.

La svolta sarà probabilmente per la prima volta a totale vantaggio dei risparmiatori, i quali potranno scegliere liberamente a quale tipologia di consulenza rivolgersi, puntando ad ottenere un grado più elevato di sicurezza e trasparenza e facendo emergere anche tutti quei costi precedentemente derubricati come commissioni. Un cliente che quindi tra pochi mesi sarà ancor di più al centro dell’attenzione, dovrà essere maggiormente responsabile delle sue “azioni”, senza però dimenticare l’importanza della cultura finanziaria e di un’informazione quotidiana. Se il risparmiatore medio non conosce alla perfezione le regole basilari degli investimenti, o non conosce i dettagli del prodotto che è stato inserito nel suo portafoglio, rischia di moltiplicare la percentuale di errori, nonché di dilapidare il proprio patrimonio in breve tempo. Ed è per questo cheil modello consulenziale indipendente, a cui già l’Italia strizzava l’occhio in virtù del successo d’oltremanica, può essere la chiave di volta per un futuro sicuramente più trasparente e sicuro, ma al contempo anche al riparo da errori dovuti all’inesperienza.

Certo, la MiFID 2 lascia ancora dei punti oscuri, come la tematica della product intervention, opzione che le Autorità di Controllo dovrebbero avere ad ulteriore tutela del cliente, ma che allo stato attuale resta un grande punto interrogativo. Il doppio status della consulenza indipendente – che sarà sia volontaria che avallata dalla legge, consentirà ai player che si sono già mossi in tal senso di ottenere grandi margini sul mercato, soprattutto in virtù dell’abbassamento dei costi di commissione. Gli unici a non essere totalmente coinvolti dalla nuova regolamentazione sono i consulenti “fee-only”, che di fatto già svolgono consulenza indipendente.

La leva del prossimo futuro sarà dunque di stampo anglosassone: da Londra è partito infatti un modello che punta dritto alla qualità del servizio. È importante che nessun consulente italiano resti indietro, adeguandosi alla proposizione di prodotto, tralasciando le “zone d’ombra” e rimettendo il cliente e i suoi interessi al centro dell’attenzione. Solo in questo modo sarà possibile squarciare definitivamente il velo della sfiducia che ancora attanaglia il mercato finanziario italiano, convincendo tutti quei risparmiatori che per scarsa conoscenza della materia o per timore di vedere dispersi i propri fondi hanno finora preferito un approccio maggiormente conservativo o hanno investito in altri ambiti. Il MiFID 2 può essere la chiave di volta per una nuova rivoluzione finanziaria, che passa senza dubbio da una maggiore competenza generale, da una trasparenza diffusa e da una sicurezza più accentuata.

michael

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