L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

lunedì, 22 aprile 2019

Candidature regionali? Decide il COMIntern

di Angelo Gattafoni
DITO IN UN OCCHIO - A questo punto sono costretto a citare un mio articolo pubblicato da questo giornale, a settembre scorso, nella rubrica “Il dito in un occhio”.

L’approccio dello scritto riguardava il Presidente Spacca e la collocazione culturale e politica dei suoi prevedibili sostenitori. Scrivevo: “…gente matura, coriacea, stagionata e, soprattutto, maestra di doroteismo; quel metodo secondo cui, per far rimanere tutto com’e, bisogna dare a vedere che si vuole cambiare tutto. Ma qui casca l’asino, perché anche Comi – segretario regionale del pd e consigliere regionale - è iscritto alla stessa scuola e, puntualmente, ha dichiarato a destra ed a manca che vuole un rinnovamento epocale. Lui è un quarantenne…ma con i venti anni almeno di professionismo della politica, che è… la cartina di tornasole per capire come si mette la partita delle regionali. Salvo incidenti di percorso Comi cercherà un “candidato unitario” e lo cercherà così a fondo che non ci sarà più tempo per le primarie. Dopo di che la soluzione si troverà tra i vecchi arnesi della politica, quelli vecchi e quelli giovani.” (leggi articolo)

Fino ad ora ci ho preso in pieno. Ma non ho capacità divinatorie; semplicemente “conosco i miei polli” e credo “de sapè ‘ndo dorme la lepre”. D’altra parte c’è stata un’epoca, neanche troppo lontana, nella quale era opinione condivisa che fosse meglio lasciare ai genitori la scelta di moglie e marito per i propri figli. Così chi pensa che ci sia ancora la “scuola delle Frattocchie” è convinto che sia meglio lasciare al “Partito” la scelta su chi deve essere candidato nelle Istituzioni; perché poi, secondo lui, i nostri elettori ratificano sempre una scelta di politici accorti che hanno un osservatorio privilegiato. Il ragionamento avrebbe una sua logica che, però, trascura un particolare: il partito delle Frattocchie non c’è più; sono rimasti solo gli apparati, buona parte dei quali è passata impudentemente da Bersani a Renzi, che impudentemente se ne serve. La sintesi sapiente del “Partito” è sostituita spesso da calcoli burocratici attenti alla carriera politica ed ai benefici delle cariche istituzionali.

Il progetto del Partito Democratico, che avrebbe dovuto, aprendosi alla società, disarticolare le cordate di potere negli organismi nazionali e locali è fallito e qui ha prevalso la logica che, per comodità, potremmo chiamare da COMIntern. Di quell’epoca, paradossalmente, sono rimaste le “regole” approvate allora con lo Statuto e le altre carte fondative. Non le hanno mai cambiate per avere il piacere di violarle continuamente e, tra queste, la regola delle primarie, che per i notabili piccoli e grandi è come la croce per Dracula. Ed, infatti, si riuniscono, preferibilmente di notte o in stanze segrete e nascoste per tentare la carta del candidato unitario e, cioè, per tentare di comporre ed accontentare gli appetiti – non di sangue, per ora – ma di postarelli privilegiati.

Impresa improba, ma meno terrificante di una competizione, come le primarie, fatta alla luce del sole che li potrebbe ridurre in polvere.

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