L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

giovedì, 18 aprile 2019

'Peppe Vento' a Porto Recanati

di Angelo Gattafoni
PORTO RECANATI - Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 fu coniata l’espressione “Strategia della tensione” per un periodo nel quale si susseguirono parecchi attentati con morti e feriti che, secondo l’opinione più accreditata, dovevano servire a tenere cittadini ed istituzioni in uno stato continuo di tensione e paura, quale presupposto per l’introduzione di misure di stampo autoritario.

Ma, per fortuna, la Repubblica resse l’urto dei golpisti, anche se il corso degli eventi fu, comunque, influenzato dal progetto scellerato e non tutto è ancora emerso di quelle oscure trame. Molti italiani non si accorsero di niente e, in generale, continuarono a badare ai propri interessi quotidiani. Come i proprietari terrieri che, terrorizzati dalla famigerata trasformazione coattiva della mezzadria in affitto – fomentata in quel tempo – cercarono in tutti i modi di liberarsi dei mezzadri.

Anche nelle nostre campagne piovvero disdette a volontà, ma tra il dire ed il fare c’erano di mezzo il sindacato ed il Tribunale. Ecco allora che i cerusici inventarono il rimedio per il busillis dello sfratto sicuro e garantito. Per il quale, oltre alle malefatte dei contadini c’era una norma jolly sulla base della quale scattava lo sfratto anche se diventava impossibile la prosecuzione del rapporto mezzadrile. E qui viene in campo la mitica figura di Giuseppe Leonori di Pollenza detto “Peppe vento”. In qualsiasi fondo veniva chiamato a tenere i rapporti con il mezzadro faceva scoppiare la cagnara e poi la guerra totale per fornire il motivo dello sfratto. Peppe vento fu l’artista della strategia della tensione colonica. Dove passava lui non cresceva più l’erba medica e perfino le galline, quando lui arrivava, si ritraevano terrorizzate e starnazzanti.

La situazione politica di Porto Recanati mi ha fatto venire in mente la strategia della tensione come strumento per destabilizzare un contesto politico e sociale attraverso l’uso strumentale di pretesti, provocazioni, proteste e notizie tendenziose da far raccogliere agli organi di informazione per enfatizzarne e propagarne gli effetti. Gli ingredienti ci sono ed anche gli attori; a partire da coloro che temono la fine dell’urbanistica “creativa”, del centrodestra, ad opera dei mezzadri organizzati e cioè ( absit iniuria verbis ) il Sindaco ed i suoi sostenitori. C’è da capirli: avevano prenotato un lauto pranzo con prelibate pietanze quando, con diabolica destrezza, la Montali ha sfilato i piatti dalle loro mani lasciandoli a bocca asciutta. Né manca all’appello l’agente provocatore, un Peppe vento riveduto e corretto, adattato ai giorni nostri, anzi più di uno, alcuni più ripuliti, di città. Corre voce che solo se riuscissero a sfrattare il Sindaco per i Peppe vento verrebbe imbandito un nuovo succulento pranzo, nel quale gli sciacalli avrebbero la pietanza preferita, agli accattoni resterebbero gli avanzi ed i cialtroni si accontenterebbero delle briciole sotto il tavolo.

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