L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

lunedì, 22 aprile 2019

Altro che Cirinnà, ‘gni bbotta ‘na tacchia se deve fa

di Angelo Gattafoni
DITO IN UN OCCHIO - Si sono scavallate le festività con le rituali abbuffate che, in sostanza, rappresentano il contenuto vero degli eventi religiosi e laici in questa Italia che, nel dopoguerra, approfittava dei giorni delle feste per nutrirsi.

E poi non ha rinunciato più alla tradizione anche se, per fortuna, oggi solo una minoranza di eletti fa ancora la fame mantenendosi in forma. Gli unici che, come al solito, non rispettano le feste sono i politici che, freschi e pimpanti, allo scoccare del 2016 ci ammanniscono due o tre piatti pesanti: legge elettorale, riforme costituzionali e unioni civili.

Quest’ultima questione ha accelerato la connessione tra i cervelli, annebbiati dalla pausa godereccia, e una legge che tenta di allinearci con i Paesi civili. E già si stanno posizionando due eserciti l’un contro l’altro armati di miliardi di interpretazioni sul termine “famiglia”. E l’esercito anti gay è sceso in campo a Roma domenica 30 gennaio, con ( parola degli organizzatori ) due milioni di persone, di cui un milione e novecentocinquantamila stava a casa sua, evidentemente rappresentati per delega ( certificata dal mago Otelma ) dalle cinquantamila persone scarse che erano lì al circo “Tachimiri”. E sono partiti anche da Macerata e dintorni, come risulta da una intervista rilasciata da Francesca D’Alessandro presidente del “Movimento per la vita”, che ha espresso profondi concetti. Ha sentenziato infatti che, invece di pensare alla Cirinnà, il Governo dovrebbe risolvere i problemi dei giovani. Alla domanda sui diritti rivendicati dai conviventi, la stessa ha detto che ne hanno già a iosa: infatti possono dare un parere sulle cure (sic!) da somministrare al convivente in ospedale; né costoro, aggiunge, potrebbero pretendere addirittura la pensione di reversibilità, vivendo sostanzialmente nel peccato. Insomma i figli hanno bisogno di una madre e di un padre! Perché? Perché si. Con la stessa disinvoltura verrebbe da contrapporre l’antica saggezza marchigiana racchiusa nella frase: “ A chi me da da magnà je dico vabbo.”

Poi, si capisce, è stata pudica la Presidente e non ha voluto approfondire i comportamenti sessuali delle coppie collegati alla procreazione. Dai vertici dell’organizzazione del family day è uscito però il rospo: il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati alla procreazione. Insomma “’gni bbotta ‘na tacchia”. In alternativa c’è la castità, come si predicava nel Medioevo. Ciò posto, mi assale il dubbio atroce che costoro in gran segreto stiano preparando – per l’imminente Festival di Sanremo – il replay dell’anno scorso; quando nella prima serata sul palco dell’Ariston fu fatta sfilare la famiglia più numerosa d’Italia, formata da 16 figli e due genitori i quali hanno dimostrato che succede a praticare la castità alternativa. Siamo tutti ansiosi di sapere se, dopo aver fatto sesso solo 16 volte, c’è scappata almeno una diciassettesima tacchia.

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