L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

mercoledì, 17 ottobre 2018

La maledizione dell’Imperatrice Eugenia Maria de Montijo

di Angelo Gattafoni
DITO IN UN OCCHIO - Chiunque può leggere su Wikipedia che, nel 1850, circa 1.200 ettari di terreni della zona di Civitanova – un quarto del territorio comunale – passarono in mano alla famiglia Bonaparte.

Infatti, dopo la caduta dell’impero napoleonico, con il Congresso di Vienna del 1814, il latifondo era rimasto ai Bonaparte fino a diventare proprietà privata dell’imperatore Napoleone III, come risulta dal Catasto Gregoriano del 1855. Durante questo periodo fu costruita una importante Villa su di un ameno colle della tenuta: villa Eugenia, così chiamata in onore dell’Imperatrice Eugenia Maria de Montijo de Guzman, moglie di Napoleone III, che ereditò la tenuta alla morte del marito e ne rimase proprietaria fino al 1920, quando morì alla veneranda età di novantaquattro anni. L’azienda Bonaparte peraltro divenne, grazie alla conduzione agricola dell’esperto Celso Tebaldi dal 1883 al 1918, una azienda modello. Poi, anche a seguito dello spopolamento delle campagne, cominciò il declino fino alla vendita dei terreni.

Villa Eugenia, invece, ha una storia diversa da raccontare; non solo perché fu dimora dei Bonaparte, all’epoca padroni di mezza Civitanova, ma anche perché negli anni ’60 vi abitò l’Amministratore degli eredi, Conte Bucci; che la tenne in buono stato e la aprì alla città in occasione delle grandi feste popolari, compresi il primo maggio e la festa dell’Unità. Gli eredi Bonaparte, però, che risiedevano a Parigi, alla fine degli anni ’70, decisero di venderla. E quindi dalle stelle alle stalle. Si innestò una bieca e truffaldina speculazione e, comunque, la villa fu chiusa alla città, abbandonata a sé stessa per decine di anni ed in stato di completo degrado, testimoniato anche dal crollo del tetto.

L’attuale Amministrazione, di autoritari dilettanti allo sbaraglio, si è sentita fatalmente attratta dai privati, privi di scrupoli culturali e sociali, che ha premiato vergognosamente rinunciando al diritto di prelazione ed incassando i trenta denari del tradimento della città. Ci sarebbe stata a novembre una sentenza del Tar, che avrebbe risolto il contenzioso sulla prelazione. Ma, in fretta e furia, una maggioranza appecoronata ha privato la città di un bene di valore storico e culturale immenso. D’altra parte i privati avevano buoni motivi per temere di perdere la causa. Per loro fortuna l’attuale Amministrazione aveva paura di vincere.

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