L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

giovedì, 24 ottobre 2019

Economia Marche, è recessione per il terzo trimestre consecutivo

Economia delle Marche in recessione per il terzo trimestre consecutivo, con le imprese che dichiarano un utilizzo degli impianti inferiore al 70 per cento della capacità produttiva ed hanno ordini assicurati per appena cinque settimane. Le aziende marchigiane continuano dunque a soffrire e non riescono a superare la crisi.  La “Giuria della Congiuntura”, indagine trimestrale del Centro Studi Unioncamere Marche sui primi tre mesi del 2012, conferma la situazione di difficoltà del sistema produttivo regionale, che fa registrare una diminuzione della produzione per il terzo trimestre consecutivo. E questa volta i dati Unioncamere indicano un crollo produttivo del 7,7 per cento che sale al 10,8 per cento per l’artigianato. Anche il fatturato è andato giù del 7 per cento e gli ordinativi sono scesi del 6,9 per cento mentre il fatturato estero smette di crescere (-0,3 per cento).

“Le pesanti ripercussioni della negativa congiuntura economica nazionale e la debolezza del mercato interno ” commenta il presidente regionale Unioncamere Alberto Drudi “non risparmiano le imprese marchigiane, mentre anche il fatturato estero ha smesso di crescere. Alla luce di questi dati diventa ancora più attuale il Piano straordinario per le imprese che Unioncamere Marche ha presentato nei giorni scorsi e che deve vedere lo sforzo congiunto di istituzioni e parti sociali per trovare pronta e immediata attuazione”.

Tra i settori più colpiti dalla crisi il calzaturiero, la filiera energia, il tessile abbigliamento, la meccanica e il mobile mentre sono riuscite a contenere le perdite di produttività e fatturato al di sotto del 4 per cento, gli alimentari e l’industria delle macchine elettriche ed elettroniche. Secondo il Centro Studi Unioncamere anche gli investimenti hanno subito un calo del 3,8 per cento a causa della capacità produttiva inutilizzata, di diffuse incertezze sull’andamento del mercato e di persistenti difficoltà di accesso al credito.

Ad essere maggiormente in sofferenza sono le imprese al di sotto dei dieci dipendenti, che vedono la produzione diminuire del 12,7 per cento ed il fatturato del 12 per cento mentre le province che risentono più della crisi sono quelle di Fermo (produzione e fatturato in calo del 9,4 per cento) e Macerata (cali superiori all’8 per cento) mentre i dati di Ancona e Pesaro sono in linea con quelli regionali.

Ad andare meno peggio sono le imprese di Ascoli Piceno che vedono produzione e fatturato contrarsi del 4,7 e del 4,5 per cento. Il tessuto produttivo marchigiano mostra segnali contrastanti sul versante delle esportazioni, con dati positivi per il fatturato estero dell’alimentare (+8,3), mobile (+3,9) e abbigliamento (+2,6), i settori che si sono maggiormente aperti ai mercati esteri. In calo l’export degli altri comparti manifatturieri con il peggior risultato fatto registrare dalle macchine elettriche ed elettroniche (-4,4). Tra le province, l’unica dove cresce il fatturato estero è Pesaro e Urbino (+1,6 per cento)

“Un segnale incoraggiante ” afferma Drudi “è quello della crescita delle esportazioni delle imprese artigiane (+1,6 per cento), le quali stanno sperimentando nuove forme consociative e possono anche beneficiare delle politiche di internazionalizzazione promosse dalle istituzioni regionali e da Unioncamere”

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