L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

martedì, 12 novembre 2019

L'estate marchigiana è la più bollente d'Italia rispetto al passato

L’estate marchigiana è quella che in Italia ha fatto registrare l’aumento di temperatura massimo rispetto al passato, con il termometro che tra giugno e luglio ha segnato ben 3,8 gradi in più nel confronto con la media storica di riferimento. E’ quanto afferma la Coldiretti regionale, sulla base di un’analisi sui dati dell’Osservatorio agro climatico del Ministero delle Politiche agricole. Dopo che nel mese di giugno il termometro è arrivato a 28,7 gradi, 4 gradi in più rispetto alla media, a luglio ha raggiunto quota 31,3, 3,7 gradi in più del solito. Uno scarto climatico che, sottolinea Coldiretti, colloca la nostra regione al primo posto tra quelle più “calde” rispetto al passato, con una media di 3,85 gradi di aumento della colonnina di mercurio, davanti a Umbria e Basilicata. E con Nerone si rischia di battere ulteriori record. Una situazione che, sottolinea Coldiretti Marche, si sta facendo sentire nelle campagne. Per il girasole, una delle colture più presenti nella nostra regione con una superficie di 40mila ettari e una produzione di oltre 900mila quintali, si stima un calo produttivo certo del 20 per cento, che può arrivare però anche al 90 per cento per chi ha seminato tardi, con le piante in fase di crescita che hanno sofferto da subito lo stress idrico. Grave anche la situazione del mais (produzione di 500mila quintali su 7mila ettari). Secondo Coldiretti chi ha la possibilità di irrigare dovrebbe contenere il calo entro i limiti del 20 per cento, a patto però di un consistente aggravio dei costi produttivi. Per chi non può irrigare si rischia di perdere fino all’80 per cento del raccolto. Oltre ad aggravare la siccità nei campi, il caldo ha fatto crollare la produzione di latte nelle stalle, con gli allevatori costretti a studiare diete specifiche per le mucche o a piazzare ventilatori in stalla. A causa delle alte temperature gli animali mangiano poco, bevono molto e producono meno latte, con un calo medio che nella nostra regione va dal 20 al 50 per cento. Ma, denuncia Coldiretti, lo stress idrico inizia a farsi sentire anche su altre colture, a partire dalla vite e dall’olivo, per i quali saranno decisive le prossime settimane.

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