L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

mercoledì, 17 luglio 2019

Csv. L' insostenibile situazione delle comunita' residenziali per i disabili

“In epoca di tagli alla spesa pubblica – scrive il Centro Volontariato Marche - , l’integrità del sistema di welfare è ancor più da tutelare, perché regola e governa le istanze delle fasce più fragili della popolazione. Di questa tutela dobbiamo dare atto alla Regione Marche, che ha fino ad oggi dimostrato la volontà di garantire gli stessi livelli di protezione sociale, anche in presenza di una minore dotazione di risorse di provenienza statale. Una tutela che però mostra un' eccezione, che riguarda le Comunità Socio Educative Riabilitative: servizi che sono ambienti di vita per più di 200 persone in situazione di disabilità della nostra Regione. Da diversi mesi è in atto un contenzioso tra Enti gestori ed associazioni degli utenti da una parte, e Regione, Enti locali ed ASUR dall'altra, a causa della delibera 449 della Giunta Regionale del marzo 2010: oggetto della contesa è la scelta unilaterale da parte della Regione di stabilire un costo giornaliero per ciascun utente, senza tener conto, nell'individuare tale cifra, né dei costi storicamente sostenuti ( e dichiarati ogni anno dagli enti gestori), né del costo effettivo di un servizio residenziale di questo tipo, la cui organizzazione (personale e gestione) discende direttamente da quanto previsto dalla normativa regionale stessa (la LR 20/02 e relativi Regolamenti). La suddetta delibera aveva comunque concesso agli Enti Locali (Comuni e Zone Territoriali ASUR) la possibilità di determinare (a loro contribuzione) una retta giornaliera più alta, basandosi sulla conoscenza diretta dei servizi, sul loro funzionamento storico, sulle caratteristiche specifiche di ciascuno. Cosa che, uno dopo l'altro, si sono ben guardati dal fare. Anzi, hanno provveduto diligentemente a rendere retroattivo il valore della norma, così che le riduzioni dei trasferimenti, comunicate nel mese di aprile, sono diventate effettive, in molti casi, dal gennaio precedente. Quindi si è creata una situazione paradossale, per cui da un lato la Regione fissa i criteri per autorizzare il funzionamento di questi servizi (quanti educatori impiegare, quante giornate di apertura, quali prestazioni garantire, quali standard abitativi...), mentre dall'altro stabilisce un costo giornaliero con cui risulta impossibile garantire quanto obbligatorio per legge. Gli enti committenti e le associazioni degli utenti già nel marzo 2010 erano consapevoli delle ricadute negative di questa delibera ed hanno sin da subito sollecitato l’avvio di un confronto con la Regione per affrontare il problema. Una richiesta di confronto da parte di soggetti che sono coscienti della gravità della crisi in atto, ma che sono anche responsabili dell’accoglienza quotidiana di cittadini in situazione di grande fragilità. A questa richiesta non ha fatto seguito alcuna risposta da parte della Regione. Oggi, dopo un anno d'attività svolte in queste condizioni (incertezza rispetto al futuro, necessità di reperire fondi mai certi, ridimensionamento del personale in servizio...), gli Enti Gestori si trovano nell’imbarazzante situazione di dover scegliere tra la chiusura dei servizi ed una riorganizzazione fuori dai parametri previsti dalle normative regionali, con conseguente rischio di creare situazioni di illegalità e/o un peggioramento della qualità di vita delle persone di cui si occupano.

 

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