L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

lunedì, 15 luglio 2019

Lunga scia di sangue sulle strade marchigiane.Più consapevolezza e prudenza al volante

In Italia ogni anno scompare un paese di cinquemila persone. Tante sono le vittime degli incidenti stradali: schianti micidiali, impatti violentissimi, grovigli di lamiere dai quali spesso non si esce indenni. Le strade che percorriamo tutti i giorni diventano così il palco dove si consuma un giro di vite altissimo, con cifre da bollettino di guerra. Non ci sono purtroppo solo le vittime: nel bollettino bisogna conteggiare i feriti ( 300.000 all'anno solo in Italia) e coloro che, dopo un grave incidente, restano disabili a vita ( più di 20.000 persone). La cronaca riporta quotidianamente notizie drammatiche di scontri mortali, ai quali ormai ci siamo forse un po' abituati: in Europa gli incidenti stradali sono una delle prime cause di morte. Nonostante le direttive europee di ridurre del 50% la mortalità per incidente stradale entro il 2010, l'Italia si classifica al decimo posto rispetto a tale obiettivo, fissato nel “ Libro Bianco” del 13 settembre 2001. I dati Istat 2010 aiutano a delineare il quadro di quella che è una vera e propria “ guerra non dichiarata”. Il 76% dei sinistri si verifica sulle strade urbane, il 18,3% sulle altre strade (statali, provinciali, comunali) e il 5,7% sulle autostrade. Nel 2009 il maggior numero di incidenti e di decessi si è verificato a luglio. Il giovedì e il venerdì sono i giorni della settimana in cui si concentra il maggior numero di incidenti e di feriti, mentre il sabato presenta la frequenza più elevata, in valore assoluto, di decessi (il 16,7% del totale). Tra le 22 e le 6, arco di tempo convenzionalmente identificato con la fascia notturna, l’indice di mortalità assume i valori più elevati, con oltre il 23% del totale dei decessi. Le prime tre cause di incidente rientrano tutte nell'ambito dei comportamenti errati di guida: mancato rispetto delle regole di precedenza, guida distratta e velocità troppo elevata. Sulle strade urbane si muore principalmente per il mancato rispetto delle regole di precedenza o semaforiche, su quelle extraurbane per guida con velocità troppo elevata, seguita da guida distratta o andamento indeciso. La classe di età dove si registra il maggior numero di decessi è tra 20 e 24 anni; valori molto elevati si registrano anche per le fasce 25-29 e 30-34 anni. Per quanto riguarda la tipologia di incidente tra due o più veicoli, la più diffusa è lo scontro frontale-laterale, seguito dal tamponamento. Tra gli incidenti a veicoli isolati, la fuoriuscita o sbandamento del veicolo è invece il caso più diffuso. Sulle strade della nostra regione, solo nell'ultima settimana, hanno perso la vita cinque giovani tra i 17 e i 21 anni e di questa mattina è la notizia di un altro incidente costato la vita a tre persone. Esistente interrotte, mai più ripetibili, che finiscono nelle pagine di cronaca ma che non terminano in quelle poche righe, archiviate col giorno del funerale. Dietro ogni incidente mortale c'è tutto quello che le cronache non riportano: il troppo spesso lungo e complicato iter legale che dovrebbe portare all'individuazione delle responsabilità e alla punizione dei responsabili, ma soprattutto il dolore inesplicabile dei familiari delle vittime. Chi resta deve fare i conti con un'esistenza irreversibilmente mutata alla quale ci si appiglia per sopravvivenza. Tutto questo non fa notizia, così come le percentuali statistiche non fanno notizia, ma forse è partendo da questa luttuosa realtà che si può avere una maggiore consapevolezza di cosa vuol dire mettersi alla guida di un veicolo. Quando ci muoviamo per la strada siamo responsabili non soltanto della nostra incolumità ma anche di quella degli altri, se commettiamo infrazioni mettiamo a serio rischio la nostra vita e quella degli altri. La sicurezza riguarda tutti e rispettare il codice stradale vuol dire non solo diminuire i rischi di incidenti ma soprattutto rispettare la vita, rispettando gli altri: è un importante segno di civiltà di un paese.

 

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