L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

mercoledì, 17 luglio 2019

Lidi all’asta nel 2015. 8 mila balneari conquistano piazza Navona. L'intervento di Favia e Marinelli

Il Premier Berlusconi non si è presentato. Il ministro Fitto ha annullato la conferenza Stato-Regioni a data da destinarsi. Eppure a piazza Navona, gli 8 mila balneari, provenienti da diverse regioni d’Italia – 700 dalle Marche- hanno gridato, forte e chiaro, la loro indignazione contro la direttiva europea Bolkestein che nel 2015 prevede un bando ad evidenza pubblica per gli stabilimenti balneari. Armati di bandiere e cartelloni,  di cappellini e magliette rosse del salvataggio, di fischietti ed ombrelloni, la carovana italiana, si è incontrata sotto la sede del Senato intonando cori e canzoni. Una piazza senza dubbio insolita, colorata di speranza, che ha visto un politico dietro l'altro prendere la parola. Sul camiocino dei buoni auspici, sono saliti Rutelli, Di Pietro, Ciccioli, Piscitelli,  Granaiola, Baldini – una delegazione è stata accolta da Casini - oltre a tutti i vertici della Sib-Fipe e Fiba-Assoturismo. A chiudere il cerchio, il sindaco Alemanno che ha promesso ai manifestanti che mercoledì in sede Anci chiederà che ''venga organizzata quanto prima una manifestazione dei Comuni per andare a manifestare a Bruxelles". Dalla piazza, che ha visto tutte le delegazioni capitanate da un rappresentante politico, una sola richiesta: “passare dalle parole ai fatti", impedire cioè la confisca delle aziende balneari e la fuga dello Stato dalle sue responsabilità verso gli imprenditori balneari".  Per le Marche, c'erano balneari di Civitanova, di Potenza Picena, di Porto recanati, di  Ancona, di San Benedetto, di Porto Sant'Elpidio, Porto San Giorgio.

 

"Serve una nuova legge da  quadro nazionale - c'era scritto sui migliaia di fogli che sono stati distribuiti durante la manifestazione organizzata da Sib-Fipe e Fiba-Assoturismo -  che regolamenti il settore per tutelare il diritto al lavoro delle imprese balneari e che garantisca la continuità e la crescita della balneazione attrezzata nel nostro paese. A tale scopo si chiede immediatamente l’apertura di un tavolo tecnico tra Governo, regioni e organizzazioni delle imprese. I balneari italiani sono esasperati per la mancata emanazione di una disciplina normatova che tuteli le aziende attualmente operanti e l’intero settore del turismo balneare, dopo la soppressione del diritto di insistenza. L’assenza di una nuova disciplina, potrebbe portare dal 2016 alla cancella zione di 30 mila piccole e medie imprese a gestione familiare, realizzate da molte decenni con innumerevoli sacrifici e passione dagli attuali imprenditori. Questo scenario, oltre che palesemente ingiusto, avrebbe un effetto devastante per il nostro turismo cancellando un patrimoni e una tradizione tutta italiana. L’Italia si può permettere tutto questo? Si può pensare di gettare nella più assoluta precarietà un comparto sano che dà occupazione a 300 mila addetti e di fatto, causare il blocco degli investimenti con gravissime ripercussioni per le 550 aziende fornitrici del nostro settore? La risposta, la loro, è stata una sola ed inequivocabile: no, assolutamente no

L'INTERVENTO DI DAVIDE FAVIA, COORDINATORE MARCHE IDV: "Le imprese balneari italiane sono alla canna del gas e invece di intervenire per tutelarle, il governo vuole metterle all’asta disperdendo la peculiarità del turismo balneare italiano. Per ribadire questo concetto fondamentale sono intervenuto oggi, con il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro alla manifestazione nazionale in tutela dei balneatori che si è svolta in piazza Navona a Roma. L’intervento del nostro partito, di fronte a 7 mila imprenditori balneari, serve per ricordarla nostra ferma contrarietà all’attività del governo che non ha mosso un dito affinché venissero utilizzate le vie di uscita dalla Bolkestein come hanno già fatto notai, tassisti e distributori di carburanti ed altre categorie. Con la Bolkestein si rischia di polverizzare aziende sane e in grado di garantire livelli occupazionali determinanti per il turismo: si parla di circa 30 mila famiglie che da sempre operano in questo settore, senza parlare delle gravi ricadute in termini economici ed occupazionali che sono sotto gli occhi di tutti. A posto degli stabilimenti e dei ristoranti tipici nascerebbero fast food e catene internazionali che svilirebbero la tradizione e la cultura del nostro Paese, principali fonti di richiamo per il turismo. Non si può pensare di uccidere l’economia dei territori per fare favori a poche e grandi aziende internazionali il cui unico obiettivo è il mero profitto. Siamo convinti che la direttiva possa non essere applicata perché le nostre imprese sono tipicità nazionali a tutti gli effetti e offrono un monitoraggio costante del territorio sia da un punto di vista ambientale che della pubblica sicurezza della balneazione. Per questo abbiamo proposto un emendamento alla legge comunitaria che permetta alla categoria dei balneatori di uscire dalla Bolkestein e invitiamo i parlamentari anche del centrodestra, in particolare quelli delle Marche a votarla se è vero che hanno a cuore gli interessi dei nostri stabilimenti balneari".

L'INTERVENTO DI ERMINIO MARINELLI, CONSIGLIERE REGIONALE PDL :Erminio Marinelli, portavoce del Centrodestra in Regione ha presentato oggi una mozione per “raccogliere attorno ad un documento che spero sia condiviso dalla Giunta e da tutta l'Assemblea, la voce delle Marche contro la direttiva Bolkenstein che potrebbe distruggere anni di stabilità e investimenti delle imprese balneari”. Nella mozione Marinelli evidenzia una emergenza che è passata quasi inosservata all'interno della protesta di questi giorni e cioè il fatto che, oltre alle attività balneari, le quali hanno ottenuto una proroga delle concessioni fino al 2015, nelle Marche ci sono molte altre attività produttive che lavorano sulle concessioni demaniali nelle aree portuali. Sono ad esempio gli storici cantieri navali che operano al porto, le attività che fanno commercio ittico, le officine meccaniche, le cooperative, le rivendite di accessori per la nautica “per le quali – spiega Marinelli -, non c'è alcuna proroga”. *“Solo a Civitanova – secondo l'ex Sindaco -, sono trentaquattro le attività che rischiano di scomparire. Venticinque hanno concessioni demaniali scadute lo scorso 31 dicembre mentre le restanti le vedranno scadere alla fine del 2011 per via dei diversi scaglioni con cui sono state autorizzate le concessioni. Dietro ci sono titolari, dipendenti e famiglie per quasi 400 persone. Per loro non c'è alcuna proroga fino al 2015 e si prospetta il rischio di perdere subito tutto quello che hanno fatto in decenni e decenni di attività: investimenti in macchinari, manufatti, innovazione della propria attività”.* “La direttiva – dichiara Marinelli -, rischia di condannare alla chiusura le tante imprese del nostro litorale. Anche per loro è necessario muoversi sulle orme tracciate dagli operatori balneari per ottenere, in prima battuta, almeno la proroga delle concessioni fino al 2015. E' necessario che l'Italia inserisca questa richiesta che parte dalle Marche all'interno della Legge Comunitaria in discussione”. “Poi – insiste -, una volta tamponata l'emergenza attuale, l'obiettivo è quello di ostacolare la Direttiva e di tutelare le attività balneari in vista della scadenza del 2015. Mi faccio carico insieme ai nostri parlamentari di rappresentare presso il Governo il rischio a cui va incontro un sistema che rappresenta una tipicità tutta italiana in un settore come quello balneare che produce il 12% del PIL nazionale. E cioè quello di non vedersi rinnovate le concessioni e di venire di conseguenza estromessi da grandi investitori, anche stranieri”. “Quello che serve e che ho espresso nella mozione – conclude l'ex Sindaco –, è una deroga alla direttiva Bolkenstein insieme ad una legge quadro che tuteli queste attività o almeno un riconoscimento delle attività e degli investimenti che tanti operatori fanno da decenni su queste aree per permettere loro di avere un diritto di precedenza nelle gare pubbliche”.

 

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