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domenica, 20 ottobre 2019

Il mercato estero frena la crisi ma produzione e fatturato continuano a calare

Fedeci Adriano Presidente Unioncamere Marche Le vendite sui mercati esteri frenano la crisi del sistema manifatturiero marchigiano negli ultimi tre mesi del 2012, ma non riescono ad invertire una perdita costante di produzione, fatturato e ordinativi , che si protrae ormai da ottobre 2011. Ad aumentare la preoccupazione delle imprese, secondo l’indagine “Giuria della Congiuntura”, realizzata da Unioncamere Marche, c’è la convinzione che anche il primo trimestre del 2013 si chiuderà con un ulteriore calo della produzione. Lo afferma il 33 per cento degli imprenditori intervistati da Unioncamere mentre il 50 per cento prevede una situazione di stabilità e solo il 18 per cento pensa di produrre di più. Per quanto riguarda il fatturato, la percentuale di imprenditori che prevede una nuova contrazione sale al 35 per cento mentre il 15 si aspetta di aumentarlo. Infine gli ordinativi: alla fine di marzo saranno diminuiti ancora per il 33 per cento delle aziende e aumentati per il 12 per cento. Una percentuale che per le imprese esportatrici sale al 33 per cento mentre solo il 25 per cento prevede di diminuirli. Per le imprese che esportano, anche l’ultimo trimestre dell’anno corso non è andato male, con un incremento del fatturato sui mercati esteri del 2,3 per cento che arriva all’8,9 per cento per la meccanica e al 5,1 per il tessile abbigliamento. Perde competitività anche sul mercato estero il mobile (-4,4 per cento).

Secondo l’indagine Unioncamere Marche, in tutto il 2012, solo il 27 per cento delle imprese ha realizzato investimenti. Un dato che scende al 17 per cento nell’artigianato e al 12 per le imprese con meno di dieci dipendenti.

“Questa situazione” afferma il presidente Unioncamere Marche Adriano Federici “ richiederebbe un Governo in grado di fare le riforme necessarie sul piano istituzionale, elettorale ed economico, tagliando i costi della politica e destinando risorse al lavoro e alla crescita. E’ urgente una progressiva riduzione della pressione fiscale su imprese e lavoro, insieme al superamento di inefficienze, improduttività e sprechi della spesa pubblica. Infine servono politiche industriali efficaci che non possono prescindere dal territorio e dalle sue comunità”.

Il sistema produttivo marchigiano, secondo la “Giuria della Congiuntura”, non se la sta passando bene. Negli ultimi tre mesi dell’anno scorso, la produzione è calata del 6,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011, quando la crisi aveva già manifestato pienamente i suoi effetti. Inoltre il fatturato è diminuito del 6,5 per cento e gli ordinativi del 6,7. A passarsela peggio, ancora una volta, sono le imprese artigiane e quelle con meno di dieci dipendenti, che perdono in media il 10 per cento di produzione e fatturato e poco meno di ordinativi. Ma, rispetto ai trimestri precedenti, questa volta si ha un calo pesante di produzione (-6,9), fatturato (-8,4) e ordinativi (-8,2), anche nelle aziende tra i dieci ed i cinquanta dipendenti.

Tra i settori il prezzo più alto lo paga di nuovo il tessile abbigliamento con un calo produttivo del 9,2 per cento mentre supera il 7 per cento nel mobile e nel settore energetico. Perde il 6,5 per cento il calzaturiero che paga però il prezzo più alto per il fatturato (-9,5). Si riduce del 5,9 per cento la produzione nel settore delle macchine elettriche, del 4,1 per cento nella meccanica e del 4 per cento negli alimentari La crisi coinvolge tutto il territorio marchigiano, senza variazioni significative tra le cinque province. Si va da un calo produttivo del 6,9 per cento a Fermo ad una contrazione del 5,4 per cento ad Ancona, passando per Macerata (-6,6), Ascoli (-6,5) e Pesaro (-6,1). Una situazione che si ripercuote sul grado di utilizzo degli impianti che, tra ottobre e dicembre del 2012, è stato soltanto del 74,1 per cento.

In attesa di tornare a crescere, le imprese marchigiane hanno soltanto 5,1 settimane di produzione assicurata, che scendono a 3,6 per gli artigiani. L’auspicio di Unioncamere Marche è che per allora l’Italia avrà un Governo e saranno state avviate le azioni necessarie per rilanciare la nostra economia.

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