L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

sabato, 16 novembre 2019

La regione Marche dice no alle trivellazioni in Adriatico

MARCHE - Si tratta sicuramente di una decisione storica quella che è stata assunta, alla unanimità oggi (7 maggio) dal Consiglio regionale delle Marche.

L'Assemblea legislativa ha, infatti, approvato una Risoluzione, di cui i Consiglieri regionali, Adriano Cardogna e Paola Giorgi sono i primi firmatari, con cui si impegna il Presidente della Giunta, Gian Mario Spacca, ad opporsi con ogni atto alle decisioni del Governo nazionale che autorizzino prospezioni nel sottosuolo marino e consentano qualsiasi attività di sfruttamento del mare e ricerca di idrocarburi liquidi in Adriatico anche al fine di non vanificare quanto sin qui realizzato nella fase di costruzione della Macro regione Adriatico Ionica. “Quanto approvato oggi – ha detto Cardogna -rappresenta l'ultimo, in ordine di tempo, di una serie di atti approvati dal Consiglio regionale a tutela del mare Adriatico, dell'economia legata alla pesca e al turismo, alla tutela dell'ambiente marino e costiero della regione.” Nella Risoluzione che è stata sottoscritta anche dai Consiglieri Massimo Binci e Raffaele Bucciarelli, si stabilisce di potenziare il sistema regionale di previsione, prevenzione e risposta alle emergenze derivanti dalla dispersione in mare di inquinanti, già in parte attivo nella costa marchigiana, ad inviare la Risoluzione al Governo Italiano, alla Conferenza dei Presidenti delle assemblee legislative italiane, alla Conferenza delle Regioni italiane e alle Assemblee legislative delle Regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Abruzzo, Molise, Puglia e al Consiglio Adriatico Ionico. La Risoluzione rappresenta una risposta chiara e inequivocabile al Decreto Sviluppo approvato dal Governo Monti, nel gennaio del 2012, che al fine di garantire maggiori entrate per lo Stato italiano liberalizza e agevola la ricerca e l'estrazione di idrocarburi lungo le coste italiane. Una norma sicuramente inaccettabile per le Marche che non avrebbero nessun guadagno da ricerche i cui proventi andrebbero solo ed esclusivamente allo Stato e i cui danni sarebbero irreparabili per l'ambiente e l'economia regionale.

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