L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

lunedì, 22 luglio 2019

Dalle Marche alla Libia. Il viaggio della carovana “Uniti per la libertà”. Lunedì mostra a Corridonia

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per far conoscere il significato del nome della carovana di cui stiamo per parlare “uniti per la libertà”, dell’espressione “dal popolo al popolo” e dimostrare, così, che il concetto di solidarietà può essere reso concreto con azioni che partono dal basso. Anzi, forse quelle dal basso sembrano risultare più serie ed efficaci. In poco più di una settimana l’Ambasciata dei diritti, l’associazione Ya Basta e i Centri Sociali delle Marche hanno creato, organizzato e portato a termine una macchina organizzativa con lo scopo di raccogliere fondi e materiali per i campi profughi al confine libico e distribuire poi quanto raccolto, oltre che per incontrare i protagonisti della rivolta e i tanti volontari. Si tratta della carovana “Uniti per la libertà”, che ha portato il proprio sostegno nel sud est della Tunisia, al confine con la Libia, dove migliaia di persone in fuga vivono nel campo profughi di Ras Jadire, vittime della repressione del regime di Gheddafi e dei bombardamenti. “Dall’Italia siamo partiti in sessanta, circa venti persone dalle Marche – racconta Emanuele Tartuferi, uno dei ragazzi del centro sociale Sisma di Macerata, che ha partecipato alla carovana – L’iniziativa ha preso il via dalle Marche, ma in poco tempo abbiamo ricevuto adesioni da tutta Italia. Per la raccolta dei medicinali, sono stati coinvolti anche farmacisti, medici di base e abbiamo ricevuto l’adesione da parte del Comune di Macerata”. “Al di là del fatto umanitario in sé – continua – E’ stato molto importante l’incontro con le organizzazioni tunisine nate dal basso”. E parla di “Benevoles sans frontieres”, associazione di volontari che raccoglie a Tunisi gli aiuti e li distribuisce nei campi profughi. “Quando siamo arrivati è stata subito organizzata un conferenza stampa a Tunisi – dice Emanuele, partito l’8 aprile per questo viaggio a cui hanno aderito anche diverse realtà studentesche – Un momento bellissimo, è diventata una sorta di assemblea, durata circa tre ore, dove c’è stato lo scambio di opinioni con giornalisti e diverse organizzazioni. Dicevano sempre “dal popolo al popolo”, infatti è il popolo che si ribella ed è il popolo che si è autorganizzato dal basso, senza organizzazioni di potere, per portare avanti un cambiamento. A Tunisi si respira aria di un cambiamento enorme a livello istituzionale”. E’ arrivato poi il momento di spostarsi verso il campo profughi di Ras Jadire, che ospita persone fuggite dalla Libia, Somalia, Eritrea e Bangladesh e si stima che quel giorno la struttura ospitasse oltre 15 mila persone, ma il flusso di arrivi non si è mai arrestato: “Quando ci siamo messi in viaggio per il campo profughi, non eravamo più solo sessanta italiani, ma si erano uniti anche una quarantina di tunisini. A metà viaggio, la strada è stata bloccata per una manifestazione spontanea di agricoltori, che vivono una sorta di situazione feudale, visto che le terre sono del governo – prosegue il racconto Emanuele – L’ospitalità è stata incredibile, nonostante la situazione di rivolta e rivoluzione nel tentativo di riorganizzare la società. Cercano in tutti i modi di creare delle reti di solidarietà. Nel campo c’erano anche tre tende della Protezione italiana, ma non c’era nessuno, mentre, ribadisco, che è enorme l’impegno delle organizzazioni non governative”. Il gruppo è rientrato in Italia dopo quattro giorni e sta già pensando alla possibilità di tornare, intanto, lunedì 25 aprile, in occasione della festa della liberazione a Villa Fermani a Corridonia, è possibile avere informazioni e visitare la mostra fotografica sulla carovana “Uniti per la libertà”. L’iniziativa a Villa Fermani è organizzata dall’associazione Sciarada, con la collaborazione del Centro Sociale Sisma, l’associazione Ya Basta, Emergency, Ambasciata dei diritti, Ristretti orizzonti, Soms Club, Dirittoforte e Mondo Solidale.


 

 

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