L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

martedì, 15 ottobre 2019

Sequestrato dai tedeschi a caccia di partigiani. Storia di una liberazione

“ I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume”. Così, con la sua aspra ironia, Ennio Flaiano racchiudeva in poche parole un'universale ed umana verità. Tra i giorni indimenticabili della vita di mio nonno ce n'è stato uno che racchiude in sé il senso della vita più di ogni altro suo indimenticabile giorno. Nonno è nato contadino, arruolato in marina durante la guerra, congedato dopo l'8 settembre 1943. Mi racconta il rocambolesco viaggio di ritorno in treno da Bari ad Ancona, nel pieno caos dell'armistizio. Ricorda con sorriso beffardo il controllore che lo multa perché sprovvisto di biglietto. Alla richiesta delle sue generalità, nonno risponde “ La mandi al Duce la multa, me la pagherà lui che m'ha mandato alla guerra”. Mi racconta il ritorno a casa, quando appende al chiodo la divisa militare e rimette i calzoni per lavorare la terra, unica fonte di sopravvivenza per le grandi famiglie mezzadrili, pilastro portante dell'economia marchigiana fino al boom degli anni Cinquanta. Tra questi ricordi gonfi di malinconia e offuscati dal tanto tempo trascorso, spunta nitida una data: 24 giugno 1944. Mi sorprendo di questa precisione e gli chiedo come mai la ricordi così bene. Nonno è sempre stato di poche parole e di animo introverso, ma in questi ultimi anni è diventato più confidenziale, sarà per l'età o per quell'urgenza di non perdere la propria memoria. Così, con un quartino di vino a portata di mano, mi dice che quel giorno se lo ricorda bene perché è il giorno in cui i tedeschi lo catturarono. Stavano cercando i partigiani: le campagne e le vallate erano luoghi ideali per darsi alla macchia e avere il tempo di organizzare la lotta di resistenza che avrebbe portato, di lì a un anno, alla Liberazione dell'Italia dal nazifascismo. La cattura durò soltanto un giorno ed una notte: ma forse dire “soltanto” non rende onore alla spietata realtà di quel tempo di guerra ed oblio, alla paura di quei giovani contadini (una quindicina) tra cui mio nonno, rinchiusi dentro una piccola capanna, controllati a vista coi fucili puntati addosso, in balia di ordini declamati in una lingua incomprensibile.“ Questi cercavano i partigiani, ma i partigiani erano passati il mese prima, gli abbiamo dato qualcosa da mangiare e poi chi li ha visti più. Da noi c'era la campagna aperta, non andava bene. Andarono verso le colline, per i boschi; chissà che fine hanno fatto”. La notte passata sotto sequestro fu lunga, la paura di morire molta, così come la pena per i familiari rimasti al casolare, anche loro sorvegliati dai tedeschi. La mattina seguente, dopo aver appurato che partigiani nascosti lì non ce n'erano, la camionetta dei tedeschi riparte. Mio nonno, tre dei suoi fratelli e gli altri ragazzi vengono rilasciati, cavandosela con qualche percossa e uno spavento che non dimenticheranno mai. Cercando notizie su quel giorno, scopro che il 24 giugno '44, nel camerinese, i tedeschi catturano decine di partigiani e civili: li fucileranno tutti. È l'eccidio di Pozzuolo e Capolapiaggia. Scriveva Sandro Pertini, memorabile presidente della Repubblica dal 1978 al 1985, nella prefazione al libro- memoriale di Alcide Cervi “ I miei sette figli”: “ Da quando sono al Qurinale, mi è occorso più volte […] di sottolineare l'importanza che avrebbe avuto per i nostri giovani una seria informazione sulla Resistenza, informazione che la scuola repubblicana ha fatto loro quasi interamente mancare. L'educazione politica, civile e morale delle ultime generazioni sarebbe stata assai più diffusa […]”. Era il febbraio 1980. Di oggi è la notizia che nella periferia milanese un monumento in onore ai caduti della Resistenza è stato sfregiato, che alcuni addobbi sono stati bruciati; uno striscione con la scritta “ 25 aprile: lutto nazionale” è comparso stamattina ( ma prontamente rimosso) su un monumento a Venezia. Di fronte a questi gesti inqualificabili, viene proprio da pensare che i timori di Pertini fossero fondati.

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