L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

mercoledì, 17 luglio 2019

Referendum. Quorum raggiunto. Gli elettori disobbediscono a Berlusconi e Bossi

Il Referendum ha raggiunto il quorum: i quattro quesiti sul nucleare, sull’acqua e sul legittimo impedimento sono validi.  Nelle Marche sono andati al voto il 61,56% degli elettori. In particolare ad Ancona il 64,29%, ad Ascoli Piceno il 59,86, a Macerata il 58,45, a Pesaro e Urbino il 63,08 e nella provincia di Fermo il 58,71. E ora che succede? Forse nulla (Berlusconi tirerà dritto fino alla fine), forse tutto (la Lega potrebbe staccarsi dal Pdl) o forse, una vera e propria implosione del centro-destra. Di certo la vittoria dei 4 sì dipinge un Italia che ha disobbedito a Berlusconi e Bossi.

IDV MARCHE “Quattro SI che hanno dato, con la forza impetuosa e dolce di un vento democratico di rinnovamento e speranza, la spallata finale a questo governo opportunista e insensibile. In questo momento importante per tutti noi, l’IdV non può astenersi dal dichiarare con orgoglio di aver svolto un ruolo di primo nella strepitosa vittoria ottenuta. Eravamo noi a raccogliere le firme quando nessuno ci credeva. Noi a sensibilizzare l’opinione pubblica e a mettere in piedi con fatica e sacrificio questa straordinaria opportunità per tutti i cittadini: la libertà di poter decidere senza intermediari. Un successo eclatante. Per i cittadini in primo luogo, che hanno dimostrato di saper decidere del proprio futuro e di credere ancora nei diritti fondamentali che riguardano tutti noi: salute, ambiente e giustizia. E siamo orgogliosi che le Marche, come sempre, si siano piazzate ai primi posti per affluenza alle urne e vittoria dei SI’. Subito dopo non si può sottovalutare il grande impatto politico che l’esito straordinario di questo referendum ha nei confronti del governo attuale. Berlusconi e la sua maggioranza hanno perso due volte, perché hanno contro la maggioranza dei cittadini e perché avevano lanciato la sfida astenzionistica sui 4 quesiti referendari che hanno clamorosamente perso. I meschini appelli lanciati per l’astensionismo non hanno funzionato e ora il governo deve prendere atto di aver perso. Prima alle amministrative che hanno conclamato la strepitosa vittoria del centro sinistra e ora con la massiccia affluenza alle urne e la vittoria dei 4 SI. L’istituto costituzionale del referendum ha dimostrato di avere ancora tutta la sua importantissima attualità. E credo fermamente che, se i cittadini hanno partecipato così numerosi e coesi sulla riposta da dare ai 4 quesiti, significa che il nostro partito sta andando nella giusta direzione. Stiamo intercettando, sempre di più, il consenso popolare. E questo perché, come sempre e da sempre, siamo vicini alle esigenze e ai problemi veri delle persone.

UCCHIELLI, SEGRETARIO REGIONALE PD : “ Oltre il 60% dei cittadini marchigiani ha deciso che il 12 e 13 giugno 2011 valeva la pena recarsi alle urne ad esercitare il diritto di voto per determinare la qualità della democrazia nel Paese. “Una grande vittoria del popolo italiano – commenta il segretario regionale del Partito Democratico Palmiro Ucchielli. Una straordinaria partecipazione dei cittadini, di tanti giovani che hanno voluto con chiarezza mandare un segnale al Governo su temi importanti quali le politiche ambientali, energetiche e della giustizia. Anche se Berlusconi ed il suo clan hanno tentato di minimizzare l’oggetto del contendere è arrivata la bocciatura dell’operato della destra. Così come avvenuto alle scorse elezioni amministrative, anche per il referendum l’Italia è stata attraversata dal vento del cambiamento. Un segnale importante da cogliere, una responsabilità politica da dimostrare. Ora dobbiamo essere all’altezza della sfida che ci attende, l’alternativa di Governo.”

PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI PESARO. n questi mesi aveva ribadito a chiare lettere un concetto. «E’ necessario andare a votare per il referendum, anche rinunciando a mezz’ora di mare. In ballo c’è il nostro futuro». Chiuse le urne, Matteo Ricci plaude agli elettori della provincia, visto che l’affluenza si è mantenuta fin dall’inizio al di sopra rispetto al dato nazionale. E a quorum raggiunto il presidente commenta: «La soddisfazione è grande, perché ci confermiamo un territorio caratterizzato da alta coscienza civica. L’oscuramento mediatico sul tema è stato semplicemente scandaloso. Ma hanno prevalso le ragioni della democrazia, indipendentemente dall’esito dei singoli quesiti». Ricci ha votato al seggio 1 del Mengaroni. Con 4 croci sul sì: «Ma abbiamo dato la possibilità a tutti di informare i cittadini, mettendo a disposizione dei comitati per il sì e per il no, indistintamente, gli spazi reali e virtuali della Provincia. Era indispensabile farlo, perché i quesiti riguardavano questioni fondamentali, che appartengono all’intera collettività. L’alta affluenza è una battaglia vinta. Una vittoria». E una sconfitta per altri? «Al di là delle letture sull’evoluzione degli scenari politici – conclude il presidente -, l’invito a disertare le urne è caduto nel vuoto. C’è ben più di un segnale di scollamento tra il Governo e il Paese”.

DANIELE SALVI PD MACERATA. Il successo del referendum rappresenta un vero e proprio spartiacque nella storia recente del nostro Paese. Non solo perché erano quasi vent’anni che non si raggiungeva il quorum, ma per una serie di motivi che cercherò brevemente di esporre. Il primo motivo è che l’esito referendario è in piena continuità con quanto di straordinario è avvenuto il 29-30 maggio, cioè le grandi vittorie amministrative di Milano, Napoli, Macerata, etc., rappresenta un ulteriore colpo alla compromessa credibilità del Governo in carica, le cui indicazioni sono state pienamente disattese, anche dai suoi stessi elettori e sostenitori, e rafforza la volontà e l’esigenza di una svolta che nasce dal profondo malessere sociale che percorre il Paese. Il secondo motivo è che era percepibile (e se ne è potuto accorgere chi in particolare ha fatto la campagna elettorale per le amministrative) un sensibile interesse da parte dei cittadini che in alcuni casi andava anche oltre l’interesse per il voto politico-amministrativo. Il fatto che ci fossero temi concreti che riguardavano il presente e il futuro della vita di ciascuno di noi come il nucleare, l’acqua e il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ha acceso fin da subito un interesse sulla consultazione referendaria che è via via progressivamente cresciuto. Ciò, tuttavia, non sarebbe bastato per spingere tante persone ad andare a votare, se contestualmente al pronunciamento su quesiti importanti non vi fosse stato nel corpo sociale l’esigenza diffusa di una svolta, indotta dai pesanti effetti della crisi economica. Il terzo motivo è stato il protagonismo dei giovani e l’uso delle nuove tecnologie. Giovani disposti a partecipare in massa ad un voto che aveva più che in altre circostanze il senso di una scelta concreta, utile ed efficace e una campagna referendaria che si è svolta nel passaparola virtuale e attraverso reti lunghe (come Internet) e corte, più che nelle piazze o organizzata in modo tradizionale. Ha giovato aver introdotto i temi del referendum, come è accaduto positivamente nel ballottaggio maceratese, già nell’ultimo scorcio della campagna elettorale amministrativa, quello più seguito dai cittadini, così come l’aver recuperato da parte dei media il precedente gap informativo negli ultimi giorni utili. Tuttavia, mi pare quella giovanile una partecipazione che dice anche quale idea della politica si stia facendo strada nelle nuove generazioni. Infine, il quarto ed ultimo motivo è che questi referendum hanno segnato un cambio di clima, rafforzando quanto già era evidente nel voto amministrativo. Il pendolo della vita civile e sociale ha da tempo abbandonato i miti del privato a tutti i costi, dell’individualismo, del self made man o della sua versione italica del “ghe pénsi mi” e mi pare si sia inoltrato ampiamente nella domanda di un pubblico che non rinunci alle sue prerogative di tutela e sicurezza dell’interesse generale, senza per questo dover essere statalista, di un solidarismo che si coniughi con l’efficienza e l’efficacia delle risposte e un nuovo bisogno di essere squadra, di unità, senza il quale non si va da nessuna parte. Tornano al centro parole come “futuro”, “giovani”, “eguaglianza”, “legalità” e forse anche “politica”. Il terreno congeniale ad un nuovo centrosinistra che voglia affrontare con consapevolezza e responsabilità la fase nuova che si è aperta davanti a noi.

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