L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

mercoledì, 23 ottobre 2019

Intervista con Daniele Silvetti, consigliere regionale Fli "Le Marche? Una regione borderline per la lotta alla Mafia"

Giovane, avvocato con un passato di studi classici, iscritto al Foro di Ancona e specializzato in diritto civile societario e commerciale. E’ Daniele Silvetti, un’esperienza nella politica locale di oltre dieci anni, ed oggi consigliere regionale per il Fli con oltre il 91% di presenze in aula. A che punto è l’iter della Regione per quanto attiene ai rigassificatori? “Mercoledì 6 luglio ci sarà il Consiglio regionale, al cui ordine del giorno ci sarà appunto la discussione del rigassificatore di Falconara. Da quello che so, che è quello che leggiamo sui giornali, la Giunta sta lavorando a un accordo con l’Api per costruire una società mista che porti avanti questo progetto - chiamiamolo - energetico. Dubito però che possa essere recepito tout court senza ritoccare il Pear [Piano Energetico Ambientale Regionale, ndr]”.

Il presidente Spacca ha detto che non verrà ritoccato. “Ce lo dovrà spiegare. Noi abbiamo qualche perplessità a questo riguardo, perché il piano energetico punta su alcune fonti rinnovabili. E poi, tecnicamente, dovrà anche spiegare sulla base di che cosa questo rigassificatore darà risposta al tipo di garanzie che noi richiediamo, in termini di impatto ambientale, di salute pubblica e di sicurezza”.

Quindi, ancora non si sa... “Ancora non si sa. L’Assemblea legislativa ha dato mandato alla giunta - quindi a Spacca - di valutare solo le ipotesi che possono in qualche modo salvaguardare il territorio, cioè di non rilasciare l’autorizzazione se non a fronte di una serie di garanzie. Dopodiché la giunta, insieme agli uffici tecnici, ha fatto una serie di incontri di cui stiamo apprendendo dai giornali. Aspettiamo il 6 luglio per le delucidazioni”.

Insomma la posizione sua in particolare e quella del suo gruppo in generale riguardo ai rigassificatori qual è? “Noi siamo consapevoli del fatto che c’è un fabbisogno energetico importante, anche se questo rigassificatore non contribuirebbe al fabbisogno di questa regione: è un discorso nazionale. Siamo consapevoli anche di quelli che possono essere i pericoli. Ma questo ci spaventa relativamente: è chiaro che tutte le fonti energetiche hanno un impatto, però in questo caso si andrebbe ad incidere su un’area già estremamente vessata, un’area ad alto rischio ambientale che parte dalla costa e arriva oltre Jesi. E’ un’area che ha già dato tanto. La raffineria che di per sé ha prodotto dei danni, comunque fisiologici, la turbogas, la riconversione Sadam, la situazione geologica instabile della zona, il problema delle coste, delle aste fluviali, tanti problemi che non sono mai stati risolti. Aggiungere questo ennesimo problema per noi significherebbe non avere un’idea di programmazione e di salvaguardia del territorio, tanto più che questo avviene con la totale disinformazione. Riteniamo che l’aspetto occupazionale sia assolutamente risibile, nel senso che i 3-400 dipendenti dell’Api possono essere impiegati con un altro processo di conversione dell’azienda. Per la manutenzione si parla di 40-50 unità, quindi non è quello che salvaguarderebbe l’occupazione. Va da sé che la nostra posizione in questo momento è assolutamente contraria, non perché abbiamo preconcetti nei confronti dei rigassificatori, ma perché riteniamo che questo rigassificatore, in questo contesto e in questo momento sia assolutamente inopportuno”.

Accennava ad alternative per la riconversione Api. Ad esempio? “Beh, sono in progettazione delle centrali termoelettriche di basso voltaggio. Peraltro non sono assolutamente convinto, perché i dati sono in controtendenza: in realtà andremo incontro a una riduzione drastica dei combustibili e quindi del processo di raffinazione”.

E per quanto riguarda le energie rinnovabili invece? “I referendum sono stati molto chiari. Mi sembra che il responso popolare sia stato netto e non equivocabile. Futuro e Libertà è assolutamente a favore delle energie rinnovabili: fotovoltaico, eolico, biomasse. Con alcuni correttivi. Ad esempio, il fotovoltaico va bene, ma se andiamo a vedere com’è stato attuato nelle Marche vediamo intere colline ricoperte da specchiere. Questo non è solo un problema di impatto visivo. Ha un impatto anche dal punto di vista socio-produttivo: ci sono aree agricole che sostanzialmente hanno smesso di produrre. Noi saremmo a favore di un fotovoltaico sviluppato sopra le grandi strutture, cioè sui capannoni, sui condomini. La Regione dovrebbe incentivare l’uso domestico con delle agevolazioni, in modo tale da poter far fronte al fabbisogno energetico in modo capillare, in modo nel tempo più economico e, soprattutto, in modo sostenibile”.

Sabato scorso c’è stata una manifestazione contro i rigassificatori. Fra le tante cose, i cittadini si sono lamentati del fatto che ci sia stata, a loro dire, da parte delle istituzioni una insofferenza di fondo nell’ascoltare le alternative da loro proposte. Hanno inoltre denunciato la mancanza da parte della stessa amministrazione regionale di progetti alternativi rispetto a quello caldeggiato dall’Api. Si tratta di un segno di scollamento... “Che fra le istituzioni e il territorio ci sia uno scollamento è evidente. E non solo da sabato, ma da diverso tempo. Personalmente, sono in contatto costante non solo con i movimenti della Vallesina, ma anche con quello di Schieppe. In questo, la posizione del Fli è molto chiara. Noi abbiamo come princìpi base il diritto alla salute e la tutela dell’ambiente. Siamo un partito di destra che qualcuno definisce per certi versi ecologista. Ma a noi interessa più che altro il contenuto di quello che facciamo e non tanto il contenitore. Noi vorremmo tornare quanto prima a una forma partecipata della vita pubblica, che i partiti non riescono più a interpretare. Tutti, nessuno escluso. Le istituzioni ormai sono talmente scollegate dal territorio che non si preoccupano più nemmeno di avere quel consenso popolare sulle grandi infrastrutture e sui grandi temi. E’ evidente che il malessere è galoppante, e le persone ormai non guardano più alla destra e alla sinistra, ma a chi porta avanti certe idee e certe battaglie”.

Quindi c’è un problema di comunicazione? “Sì, di mancata e non voluta comunicazione”.

E saprebbe indicarne la causa? Pensiamo alla Tav. Qui ne stanno succedendo di tutti i colori, mentre sul versante francese non si sono registrate particolari tensioni. “Ci sono due problemi, secondo me. Uno è sicuramente il difetto di comunicazione, clamoroso. Le cose si spiegano, si dice il progetto qual è, quali sono i termini, i rischi, i costi, tutto quanto. Il secondo problema è che in Italia si tende a politicizzare tutto. Se è vero che le istituzioni sono lontane dalla base è anche vero che i comitati spesso sono i cavalli di Troia o le teste di ponte di gruppi politici che si nascondono dentro i comitati. Quando si politicizza una protesta è chiaro che viene meno la spontaneità. Per cui i problemi sono di due nature: da una parte la lontananza delle istituzioni, un governo autoritario che impone le scelte, che fa mancare volutamente le informazioni, dall’altra il territorio, che vive il dramma di scelte che pendono sulle sue spalle, ma che purtroppo però spesso e volentieri è strumentalizzato da speculazioni politiche”.

Altra domanda, non del tutto scollegata dalle precedenti. Voi del Fli avete organizzato il recente incontro con Salvatore Borsellino del Movimento Agende Rosse e con Angela Napoli, membro della Commissione parlamentare antimafia e della Commissione giustizia. Prima l’uno e poi l’altra hanno ribadito che le mafie sono arrivate anche nelle Marche. Allo stato attuale, a quanto ammonta il rischio di penetrazione effettivo delle mafie sul territorio marchigiano? Si suol dire che le mafie vanno dove ci sono i soldi, e i soldi ci sono anche qui; basti pensare alle ultime infrastrutture in progetto e gli stessi rigassificatori... “Io non ho dati statistici, ma le Marche sono una regione di confine, un porto nazionale, di cui conosciamo i traffici leciti e potenzialmente illeciti, e lo vediamo quasi tutte le settimane coi trasporti che vengono sequestrati perché trafficano droga, armi o addirittura esseri umani. Questo è un dato di fatto. Per quanto riguarda le infrastrutture, mi sento di dire che in realtà il grosso problema potrebbe costituirlo la gestione dei rifiuti. Con la liberalizzazione del mercato e con quello che è il problema rifiuti, che sostanzialmente sta piegando la Campania, vediamo quale pressione stiano facendo le camorre sulle istituzioni e come stiano condizionando il governo del territorio. Qui bisogna stare attenti, visto che ancora siamo a livelli di guardia decisamente sostenibili rispetto ad altre regioni: le Marche potrebbero essere una terra di conquista, per mezzo della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, e dell’acqua. I referendum sono stati chiari, ma non è stata altrettanto chiara la risposta del settore pubblico, perché il pubblico oggi è inadeguato a gestire veramente le reti idriche, non solo in termini di dispersione, ma anche di gestione aziendale. Prevedo, più che altro, che potrebbero esserci infiltrazioni manageriali, cioè in quelli che sono gli aspetti gestionali, più che quelle legate a fatti di sangue. Le Marche sono anche una regione di confine perché alcune persone, dal sud, vengono mandate quassù al confino giudiziario per determinati periodi. Siamo in una situazione di controllo, ancora, ma come regione siamo borderline. Una regione su cui non ci sono grandi riflettori. E quando non ci sono grandi riflettori è più facile che il buio porti intrecci e affari poco chiari”.

L.I.

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