L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

venerdì, 19 luglio 2019

Ancona. "Fuoco e fiamme" sul rigassificatore Api, ma la Regione approva

In Consiglio regionale la tensione sfiora livelli altissimi. Al centro la decisione della Giunta in merito all’impianto di rigassificazione che dovrebbe sorgere sul tratto di mare antistante alla città di Falconara Marittima, a 16 chilometri dalla costa. Già dalle 8 di mattina nel piazzale della sede della Regione Marche fanno capolino le prime bandiere dei sindacati favorevoli al progetto concordato con l’Api (Cgil, Cisl e Uil), poi le auto e i furgoni delle forze dell’ordine, la Digos, poi i membri del Comitato Rigassificatore No Grazie. Uno dopo l’altro arrivano anche i pullman con a bordo gli operai della raffineria e spuntano, sebbene ancora nel loro fodero, le attrezzature antisommossa, il che fa subito presagire come il rischio temuto non sia per nulla sottovalutato. La temperatura comincia a salire poco dopo le 10, quando alcuni non meglio precisati manifestanti cercano di accedere alla sala consiliare da un’entrata secondaria senza essere autorizzati, ma vengono ostacolati da un cordone di agenti. Si forma una calca rumorosa che per più di un istante fa temere, da un lato, irruzioni violente, e, dall’altro, evitabilissime cariche. Entrano poi in scena gli operai della Fincantieri – loro autorizzati – che dall’area adibita agli spettatori accusano la politica locale di aver strumentalizzato le condizioni in cui versano. Partono gli slogan. “Fincantieri non si tocca” e poi il grido “lavoro lavoro lavoro”. Applausi, in questo caso, sia da parte del comitato di cittadini che da una parte dei colleghi dell’Api. Altri slogan si sollevano da chi si oppone al rigassificatore e dagli operai della raffineria. “La sinistra dove è?” urla un cittadino. “Luchetti vergognati, stai usando gli studi epidemiologici in maniera distorta” rincara la dose. Nel seguito, però la stragrande maggioranza delle accuse e degli insulti sono per il governatore Gian Mario Spacca. Alle 11.19 dagli spalti piovono volantini sulle teste dei consiglieri: fotocopie di banconote da 50 euro, dal significato ben chiaro. Alle 11.23, la seduta viene sospesa per riprendere esattamente trenta minuti più tardi. Spetta stavolta ai consiglieri contrari al rigassificatore prendere la parola per esporre le proprie ragioni, mentre sugli spalti scatta il turno degli operai Api per dare avvio a slogan e invettive da stadio. Silvetti (Fli) chiede il rinvio della decisione a lunedì. La proposta, messa ai voti, incassa solo 7 preferenze, contro il parere di 28 consiglieri che invece spingono affinché si decida subito. Il dibattito prosegue, e per tutto il tempo la seduta va avanti con il microfono che passa di bocca in bocca dei vari consiglieri interventori, taluni favorevoli al rigassificatore, talaltri contrari, come il suddetto Silvetti e come Busilacchi (Pd), in esplicito disaccordo con la sua stessa maggioranza, afferma “sulla questione si è sentito veramente di tutto. C’è stato chi ha raffigurato da un lato il rigassificatore come ecomostro, bomba atomica, e chi dall’altra parte ha pensato che fosse la panacea ai mali dell’occupazione in difficoltà. Io credo che entrambe le cose non siano oggettive”. Dopodichè auspica un’ulteriore riflessione e dichiara il suo No al rigassificatore. Massi (Pdl) critica la linea degli ultimi anni dell’esecutivo regionale, dicendo che il suo modo di governare “non è onesto, a livello intellettuale, culturale, democratico del rapporto coi cittadini” e lamentandosi anche della scelta della Regione di monitorare l’operato dell’Api per mezzo di una società partecipata al 30% definita da Massi “scappatoia demagogica”. Ciononostante, il consigliere conferma il suo Sì al rigassificatore. Per tutto il tempo, la seduta procede con gli interventi dei vari consiglieri interventori, taluni favorevoli al rigassificatore, talaltri contrari, mentre fra le tifoserie ci si ruba la scena in maniera alternata, a seconda del segno d’appartenenza. Successivamente, i membri del comitato Rigassificatori No Grazie hanno abbandonato l’aula in segno di protesta. La motivazione è stata, a loro dire, la mancata concessione da parte dei consiglieri di un incontro consultivo con il comitato stesso prima dell’inizio dei lavori della mattinata, richiesto per “essere sicuri che tutti i consiglieri sapessero tutte le cose che non sono state considerate”. L’esito finale del voto sulla risoluzione giunge poco prima delle tre del pomeriggio, e non sorprende rispetto alle previsioni dei giorni scorsi: 31 voti a favore dell’impianto, 5 contrari.  L.I.

 

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