L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

lunedì, 22 luglio 2019

"Ecco perchè ho detto no al Rigassificatore". Intervista con Busilacchi, consigliere regionale Pd

Dopo il sì della Regine Marche al Rigassificatore di Falconara, l'Indiscreto ha incontrato Gianluca Busilacchi, consigliere regionale del Pd, che durante la seduta consiliare ha votato in controtendenza con il suo partito esprimendo un voto contrario. Da parte dei comitati contro il rigassificatore di Falconara è stato lamentato che la Regione Marche non avrebbe un effettivo potere sanzionatorio nei confronti dell’Api a causa del mancato trasferimento di competenze in materia dallo Stato all’ente regionale. Qual è, attualmente, lo stato di applicabilità della normativa Seveso sul tema? “Non credo che il punto sulla sicurezza del rigassificatore sia direttamente legato alla normativa Seveso, che riguarda gli impianti a terra. L’aspetto del problema a terra era parzialmente risolto dal fatto che il condotto di tubazione non crea grossi problemi. Il problema è quello della sicurezza a mare. Il punto è che servivano degli atti amministrativi della Marina mercantile e della Capitaneria di Porto di Ancona che non ci sono stati, e il tema della sicurezza a mare non può dirsi risolto per l’assenza di questi atti”.

 

Si è parlato anche di sanzioni che la Regione disporrebbe nei confronti dell’Api qualora non rispettasse gli accordi. Quali sarebbero queste sanzioni? “Vede, il fatto che abbia votato contro questo atto [la risoluzione con cui si è dato il via libera al progetto del rigassificatore di Falconara, ndr] è legato al fatto che vedevo una complessiva debolezza di tutto l’impianto. Anche nel 2003 è stato firmato un accordo con l’Api che prevedeva un processo di riconversione del sito e la creazione di un polo energetico; non è stato fatto. Il tema delle sanzioni è sempre un tema che o è molto ben definito oppure lascia il tempo che trova”.

Il senso delle sanzioni è che andando a colpire il portafoglio dell’azienda la si induce a comportarsi correttamente… “L’arma più vera sta nel fatto che entrando la Regione come socio essa ottiene un potere di influenza. Però secondo me il punto è che l’assenza di chiarezza su alcuni aspetti, tra cui anche la mancanza di un piano industriale, ha reso tutto l’impianto complessivamente debole. Loro [l’Api Nòva Energia, ndr] si sono anche impegnati dal punto di vista occupazionale, ma secondo me quell’impegno era chiaro, ma generico, nel senso che loro dicevano ‘Noi manteniamo tutto il personale’. Dove lo mantenete? In che modo? Presso il rigassificatore? Presso altre strutture? L’assenza di chiarezza di questo punto rende evidentemente poco chiaro anche il contesto in cui opererebbero le sanzioni”.

A proposito dei lavoratori. Nel corso della seduta del Consiglio regionale del 6 luglio, Maura Malaspina ha ribadito che una società danese sarebbe interessata alla realizzazione di una gasiera presso la Fincantieri di Ancona, ma dalla reazione dei rappresentanti degli operai della Fincantieri appare evidente che questi ultimi non ne erano stati messi al corrente. D’altro canto, non è mai stato fatto il nome di questa società. C’è davvero una società danese interessata al progetto, e qual è il suo nome? “Non lo so, ma non credo che la nave gasiera possa essere correlata all’attività di Fincantieri”.

Quindi quella della Malaspina è stata una buttata propagandistica… “Questo non lo dico, ma non credo ci sia questa relazione”.

Nella stessa seduta consiliare, Daniele Silvetti ha nominato il progetto Damac, commissionato nel 2004 dalla stessa amministrazione regionale all’Università di Ancona in collaborazione coi poli di Zara e di Zagabria e finanziato con fondi pubblici europei per oltre 1.600.000 euro. Dal rapporto scaturito dal Damac emergerebbe uno stato di salute del Mare Adriatico assai precario e che impedirebbe qualunque ulteriore attività anche minimamente impattante. Perché è stato ignorato? “La Regione ha degli uffici che svolgono il loro lavoro e che hanno fatto una loro Valutazione di Impatto Ambientale. La Giunta si è servita di quella. Non ho visto il Damac nello specifico, ma in generale sarebbe opportuno che quando si fanno degli studi li si possa poi mettere a sistema per avere una massa critica di conoscenza oggettiva dalla quale partire. Dopodichè, sul tema dell’impatto ambientale del rigassificatore non ci sono certezze. Ho letto un’intervista abbastanza tecnica a due biologi marini che sostengono l’uno il contrario dell’altro. Io credo comunque che quello del danno ambientale sia in realtà l’aspetto meno importante. Mi spiego. Gli elementi per cui ho votato no sono stati l’aspetto della sicurezza a mare e l’aspetto dei risvolti occupazionali. Non l’aspetto ambientale, su cui non c’è sufficiente chiarezza né per dire che la nave rigassificatrice fa dei danni né che non li faccia. Certo è che attualmente la raffineria fa più danni di quelli che farebbe il rigassificatore. Quindi, se io avessi garanzie sulla sicurezza a mare e garanzie sull’occupazione, e se si procedesse a una bonifica del sito di Falconara e lo si sostituisse con un rigassificatore, io sarei favorevole. Però l’assenza di tutti questi elementi mi ha spinto a votare contro”.

Il Pd si è pronunciato in maniera compatta per il sì, lei ha votato no. Pensa che questo suo andar controcorrente avrà delle conseguenze sulla tua futura carriera politica? “No, allora… Intanto, io non penso alla politica come a una carriera. Io lavoro all’università, dove sono di ruolo: è quella la mia carriera. Ho avuto l’opportunità e il privilegio di essere eletto, quindi cerco di svolgere il mio mandato coerentemente. Tuttavia credo nel gruppo e nella disciplina del partito, che però non è una mera acquiescenza. Finora ho sempre votato con il gruppo, però qual è stata la particolarità in questo specifico caso? Il Partito democratico provinciale, il Pd della città in cui sono stato eletto e i sindaci Pd del mio territorio erano contrari. Anche se il Pd regionale ha deciso alla fine per il sì, emergeva una voce contraria, una minoranza del Pd che io ho voluto rappresentare con il mio voto. Tra l’altro, era la minoranza della realtà da cui provengo. Per me è vincolante quello che il Pd di Ancona, che è il partito che mi ha candidato, si aspettava da me…”

Sono loro i suoi elettori… “Non è quello… è che mi piace interpretare il mio ruolo come parte di una squadra. Tra l’altro, prima di essere votato, io ho anche riunito una serie di persone mie sostenitrici per cercare di condividere collettivamente una decisione. Io sono qui perché rappresento qualcuno e qualcosa, non ci sono come singola persona. Quindi, da un lato c’era il mandato del partito locale, dall’altro il Pd regionale aveva inizialmente detto che la soluzione migliore era il rinvio, ma poi questo è stato negato dal ministero. Però evidentemente se il Pd regionale chiedeva il rinvio vuol dire che alcuni motivi di dubbio c’erano. Dubbi che, secondo me, non sono evaporati con la negazione del rinvio”. L.I.

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