L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

giovedì, 24 ottobre 2019

Carceri. La Regione rispolvera Beccaria. Contro crimine e sovraffollamento "meglio prevenire"

L'effetto delle forbici si fa sentire, ma le Marche, pur col pallottoliere alla mano, resistono. Anche in un settore costantemente abbandonato ai margini della pubblica attenzione, come quello dei servizi destinati alla popolazione detenuta. "Il carcere è diventato una discarica sociale in cui spesso finiscono gli emarginati". Lo spiega Elena Paradiso, responsabile dell'Ufficio Esecuzione Penale Esterna, cioè colei che si occupa in prima persona delle misure alternative alla reclusione. "Stato di emergenza" è l'espressione usata per caratterizzare la situazione attuale, che si avvia verso una "imminente catastrofe". Penuria di fondi e sovraffollamento le cause principali, ma non uniche, del disagio. Condizioni che vanno esacerbandosi per via di scelte legislative che lo Stato ha negli ultimi anni introdotto, e che hanno aperto l'ingresso della prigione per molti "reati bagatellari", come li definisce, fra gli altri, la stessa Paradiso, novella cassandra del sistema penitenziario.

 

Per non discutere di un altro problema, ai primi connesso e di stampo squisitamente burocratico: quello delle "carceri fantasma", che in numero considerevole infestano spazi sottratti alla Natura ed all'Uomo per elevarsi a monumenti allo spreco, all'usura e al degrado cementizio. Se tali imbarazzi (oggi li si chiamano "criticità") fossero puntate a poker, la posta in gioco sarebbe assai ghiotta. Ma sapere - parola di Samuele Animali dell'associazione Antigone - che "solo in Serbia le carceri sono più affollate che da noi" senza dubbio è un boccone indigesto. Altra nota amara, sempre stando ad Antigone, è che "le misure alternative vengono applicate a macchia di leopardo" e negate sulla base di motivazioni pressoché tautologiche ("perché hai commesso un reato"). Ci sono persino strutture che lamentano di non essere più in grado di pagare le bollette. Per Stefano Danti, anch'egli collaboratore della suddetta associazione, "il problema è anche culturale". Quando il desiderio di sicurezza diviene arma da campagna elettorale e humus di fobie, ecco che della dignità umana ci si dimentica. O sarebbe il caso di dire che ci si scorda che dietro le sbarre si resta in ogni caso umani.

Questi problemi, tema centrale del convegno tenutosi questa mattina presso palazzo Li Madou ad Ancona, sono alla base di un progetto di recente presentazione sull'inserimento lavorativo dei detenuti, sia adulti che minorenni. Nel 2011 sono stati stanziati 800.000 euro di fondi regionali per foraggiare questo tipo di iniziative. Un finanziamento che è quasi raddoppiato rispetto all'anno precedente, in netta controtendenza se confrontato a tanti altri settori, nei quali il braccio della Regione è stato decisamente più corto. Durante l'incontro, l'assessore alle Politiche sociali Luca Marconi ha voluto, appunto, dare chiarimenti proprio in ragione del raddoppio. "Ciò che intendiamo realizzare" ha spiegato "è un percorso di inclusione socio-lavorativa, così che, attraverso un reimpiego formativo e lavorativo che recuperi la dignità personale dei detenuti nonché le loro competenze ed abilità professionali, si possano perseguire anche gli interessi generali della collettività, quali la maggiore sicurezza sociale, la riduzione del rischio di recidiva penale e la progressiva eliminazione di ogni forma di discriminazione nel mercato del lavoro".

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