L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

martedì, 12 novembre 2019

Le donne italiane scendono in piazza, quelle iraniane? La storia di Marjane Satrapi in Persepolis

In un periodo come questo, in cui le donne italiane hanno deciso di scendere in piazza per proclamare e rivendicare la dignità conquistata con tanta fatica durante il corso della storia sociale dell’uomo, sentendola, in un periodo buio come questo per il governo italiano, è interessante osservare e affrontare lo stesso tema nella letteratura dei fumetti. Riguardo ciò si è distinta per la capacità di comunicare tali problematiche tanto importanti e non solo, probabilmente perché le ha vissute lei stessa in prima persona, la fumettista Marjane Satrapi. Quest’artista si è fatta conoscere nel panorama internazionale grazie alla graphic novel intitolata “Persepolis”(2001), un’opera autobiografica in cui viene descritta con tanta semplicità e insieme chiarezza, realtà difficili e drammatiche.

Infatti la giovane donna racconta la sua vita in un luogo particolarmente segnato da ineguaglianze e ingiustizie nei confronti della figura femminile in generale, a causa di particolari e radicate costruzioni culturali. Si sta parlando dell’Iran. La storia ha proprio inizio nel 1980 (la protagonista ha 10 anni), anno in cui per le donne iraniane torna ad essere obbligatorio il velo, divenuto ormai attualmente proprio uno dei simboli tanto discussi della non-libertà per le donne. La bambina, poi adolescente e infine donna, nel corso del racconto a fumetti, mostra fin da subito una forma di riluttanza e soprattutto di non comprensione: “Io non avevo le idee molto chiare riguardo al foulard. Ero molto credente, ma i miei genitori e io eravamo piuttosto moderni e progressisti”.

Da questa frase è chiaro come la vita di Marjane sia stata difficile e allo stesso tempo rivoluzionaria all’interno di un regime fondamentalista come quello iraniano. Una semplice spilla del proprio gruppo musicale attaccata alla giacca poteva diventare motivo di rimprovero e di vergogna a scuola. A 13 anni, come una qualsiasi adolescente, la protagonista esprimeva tutte le sue passioni per la musica e per la moda. Ma in un paese come l’Iran, ogni forma di espressione della propria personalità si esplicitava in una mancanza di rispetto. In particolare la figura femminile era quella che doveva, in quanto donna, reprimersi maggiormente. Come fa capire la Satrapi, non era solo una questione estetica, anzi tutto verteva su imposizioni ideologiche che limitavano una qualsiasi forma di cultura che andasse al di là dei confini iraniani.

Un mondo chiuso in se stesso che arriva alla violenza, pur di rimarcare la propria identità nazionale e religiosa che portano gli stessi genitori della protagonista a far espatriare la propria figlia a Vienna, un luogo dove almeno Marjane sarebbe stata libera. Libera di leggere un libro, di portare dei jeans, di scoprire i capelli, di innamorarsi senza condizioni di sorta. Più in generale libera di costruirsi una vita fuori da una prigione. Emblematica la vicenda raccontata verso la fine di “Persepolis”: Marjane, studentessa universitaria, cerca di difendere il suo diritto di portare il velo almeno cinque centimetri più corto e pantaloni più larghi. Come lei stessa afferma: “Erano sfumature, ma per noi avevano un valore enorme”. Attraverso i racconti di questa donna iraniana, si percorre un pezzo di Storia che sembra tanto lontano dalla nostra realtà. Eppure oggi nel nostro Paese si è arrivati nei limiti della decenza per quanto riguarda la dignità della donna, pur manifestandosi in modo assai diverso, se non opposto, rispetto alla condizione descritta dalla fumettista iraniana. Probabilmente la cosa più in comune: è sentirsi fuori luogo nella società in cui si vive. Però è innegabile che ognuno di noi c’è quel legame stretto, che a volte si rinnega per delusione, verso i luoghi natii. Anche Marjane più volte, nel corso della sua storia a fumetti, rimarca il senso di nostalgia verso casa, verso l’Iran, nonostante tutto. Ma in particolare sottolinea l’intrinseca ingiustizia della scelta quasi forzata di andarsene dal proprio Paese per poter essere una donna libera. Il suo però è un paese dove è sempre un regime autoritario e fondamentalista. L’Italia invece?

I più letti

Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più clicca qui Per saperne di piu'

ACCETTA
© Quotidiano online L'Indiscreto - P.I. 01737070431 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 595 - Iscrizione al Roc (Registro Operatori della Comunicazione) Direttore Responsabile: Paola Verolini Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale é coperto da Licenza Creative Commons.