L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

sabato, 20 luglio 2019

Marangoni dà la caccia alle lavanderie self-service con personale...ma il Consiglio regionale lo stoppa

La "Disciplina dell'attività di tintolavanderia", relatori Fabio Badiali (pd) ed Elisabetta Foschi (pdl), ha appena ottenuto l'ok del consiglio regionale con diciassette voti favorevoli, undici astenuti e uno contrario.  La legge è in linea con la normativa nazionale in vigore dal 2006 e definisce le caratteristiche indispensabili (criteri tecnici e funzioni del personale) per il riconoscimento dell'attività. "Ai comuni il compito di contrastare chi esercita abusivamente l'attività di tintolavanderia, cammuffata spesso da lavanderia self service" – ha sottolineato l'assessore regionale all'industria e all' artigianato Sara Giannini.

 

Mentre l'opposizione del centro destra si è astenuta, il consigliere Enzo Marangoni di Libertà e Autonomia – Noi Centro ha votato contro. Marangoni ha presentato una serie di emendamenti, respinti dalla maggioranza, finalizzati a far inserire nella legge specifiche sanzioni per le lavanderie self-service, sempre più diffuse, nei casi in cui operino con personale. Queste consistono nella semplice attività di noleggio attrezzatura consistente in uno spazio allestito con lavatrici ed essicatoi utilizzati direttamente dalla clientela, acquistando appositi gettoni ed eventualmente detergenti, ma sempre senza la presenza di personale.

Al contrario, talvolta accade che le lavanderie self-service abbiano personale che svolge attività di ritiro e consegna dei capi da lavare e stiratura, creando così forme di concorrenza sleale alle tintolavanderie artigiane che operano invece con personale qualficato.  “Il mancato inserimento nella legge regionale di norme di contrasto agli abusi di alcune lavanderie self-service finisce con penalizzare il settore, già in crisi, delle lavanderie artigiane - dice Marangoni - la legge regionale, così come approvata, è semplicemente una fotocopia della legge nazionale n. 84 del 2006, già vigente anche nelle Marche, poiché non porta alcuna significativo valore aggiunto rispetto alla stessa, anzi burocratizza ancor più gli artigiani del settore lavanderie imponendo, a loro carico, ulteriori adempimenti amministrativi con relativi costi”.

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