L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

venerdì, 19 luglio 2019

Tecnologia e partecipazione. Da Sosteniamolancona al contatore geiger per iPhone

L'Italia è una nazione paradossale. Un Paese in cui la visibilità mediatica passa spesso per la polemica, finendo allo stesso tempo per essere soffocata dalla stessa.  Pare, in certi casi, di assistere ad una lite fra coniugi, in cui si passa dal bicchiere rotto alla tavoletta del water alzata fino alle più remote vicissitudini familiari, senza più avere la seppur minima idea di come si sia giunti a parlarne.

 

Colpa in parte del carattere tipicamente focoso dell'italiano medio. Ma se la forma prevale sul contenuto è anche a causa del funzionamento dei media, il cui successo si basa su variabili come le vendite, gli ascolti o le visualizzazioni ed il cui prestigio si costruisce entro i contorni delle pubblicità comparative: "il mio detersivo lava più bianco degli altri", oppure "la mia è verità, gli altri mentono e censurano". L'accusa di censura, in alcuni casi assolutamente legittima, tende in altri a colpire anche chi, in totale buona fede, non può coprire una determinata notizia, vuoi per impossibilità materiale, vuoi perché il se un evento faccia o meno notizia è comunque valutazione rimessa al libero apprezzamento di chi scrive.

Nel sistema moderno, in cui il "consumatore" di notizie ne può diventare al tempo stesso produttore - potendo, per fare un esempio, aprire un blog, anche in via gratuita e sporadica - ogni singolo punto di vista è potenzialmente in grado di eleggere nuove notizie, mentre dall'altro lato diviene fisiologicamente impossibile dare tutte le notizie possibili.

Ciò nondimeno, ancora in questo "sistema a notizie infinite" sopravvivono dignitosamente le forme dei media tradizionali. Il rumore e la polemica piacciono, e spesso fanno la fortuna dei nuovi opinion leader. Tuttavia, i meccanismi della partecipazione possono girare anche in modo più efficiente di quanto già non avvenga, in maniera cioè da accantonare l'informazione fatta con cappa e spada, e da porre in risalto ciò che veramente conta: la sostanza.

Questo discorso non vale, com'è ovvio, solo per l'informazione in senso stretto, ma più in generale per la comunicazione, che in un'epoca contraddistinta dalle nuove tecnologie rappresenta il cardine sul quale la società si modella. Mai il mondo era stato così piccolo, mai la partecipazione così diffusa. Ma la vera sfida "democratica", oggi, è di rendere questa partecipazione pratica, vale a dire di emanciparsi dai vecchi schemi, in cui la forma tende a imporsi sulla sostanza a beneficio di pochi o pochissimi.

Un esempio di partecipazione virtuosa arriva, inaspettatamente, proprio dalle Marche, da Ancona nello specifico. Se ne è già parlato: una associazione di tifosi, "Sosteniamo l'Ancona", nata dal basso, in pratica dal niente, è stata in grado di raccogliere fondi sufficienti a sottoscrivere parte del capitale sociale della squadra del cuore, inserendo suoi rappresentanti nel Cda del club e dando così, per la prima volta nel Paese, voce in capitolo a chi fino ad allora ha vissuto il calcio col la sola passione dello spettatore. Chi non ama il pallone potrebbe essere tentato di considerare il tutto vagamente naif, ma in realtà quello del sostegno all'Ancona è una dimostrazione, piccolissima, di cosa accade quando una massa critica non fa numero e basta, ma si muove ordinatamente.

Esistono anche esempi più illuminanti, ma per trovarne, al momento, bisogna fare qualche chilometro in più. In Giappone, poco dopo il disastro di Fukushima, è stato avviato il progetto Safecast, che vede internet e gli smart phone utilizzati al pieno delle loro capacità per sviluppare un servizio gratuito e certamente di vitale importanza come il monitoraggio delle zone radioattive. Ma cos'è esattamente il Safecast? Si tratta di "un progetto globale che opera per fornire dati alle persone" sullo stato di contaminazione del territorio nazionale, "innanzitutto costruendo un network di sensori e permettendo alla gente di contribuire al raccoglimento dei dati o di consultarli liberamente". La rete "comprende sensori fissi e mobili, usati sia intorno alla zona di alienazione [l'area inviolabile che circonda la centrale nucleare Daiichi, ndr] che in qualunque altro posto nel Paese". I dati così ottenuti vengono aggregati ed inseriti in una mappa interattiva pubblicata sul sito del gruppo con licenza Creative Commons Zero (CC0): la mappa è insomma disegnata da tutti per essere di tutti.

È il caso, anche quest'ultimo, di una iniziativa sorta di fatto dal niente, ma che nell'arco di pochi mesi ha saputo disporre una serie di servizi ad alta tecnologia e fruibilità e di sicuro rilievo sociale. Molti, a questo punto, si staranno domandando come ciò sia stato possibile. La risposta è riassunta da un apparentemente oscuro parolone americano: crowdsourcing. Di che si tratta? In verità, è molto semplice. Il crowdsourcing (da "crowd", folla, e "outsourcing", esternalizzazione) è l'atto di ricorrere, per lo svolgimento di una o più fasi della produzione di un bene o di un servizio (dall'ideazione al finanziamento, fino anche alla realizzazione materiale), al sostegno di un folto gruppo di persone indipendenti o di una comunità. Le applicazioni strategiche del crowdsourcing sono innumerevoli. Nell'esperienza del Safecast, fondamentale è stato l'utilizzo di Kickstarter, una piattaforma online di finanziamento partecipato di progetti specifici grazie alla quale è stato possibile racimolare quasi 40.000 dollari nelle prime settimane di attività. Denaro liquido col quale è stato possibile non soltanto avviare il network di rilevatori di radioattività di cui si è già parlato, ma addirittura realizzare un prototipo a basso costo di contatore geiger compatibile con l'iPhone.

L'Italia, si è detto, è una nazione paradossale. Ma è anche una nazione storicamente di creativi. Che cosa avverrebbe se, per un solo istante, il paradosso si rovesciasse sul suo fianco buono e l'inventiva italica si fondesse d'un tratto con le nuove tecnologie del cui potenziale abbiamo gustato appena un assaggio?

Pellegrinaggio

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