L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

martedì, 15 ottobre 2019

La parola al popolo. Contro la politica di "palazzo" c'è Open Space Technology

Quando le cose non vanno bene, è in uso l'abitudine di puntare il dito contro i partiti. Questo o quello schieramento sono responsabili di questo o quel problema.  In tempi recenti, sono tutti correi, allora si parla di "casta", e non manca chi addirittura accusa il sistema, i poteri forti o complotti globali d'ogni risma. Qua e là fioriscono movimenti e comitati vari, il che, va detto, non è un male ma un bene.

Capita però che un politico migri da un partito ad uno di questi movimenti, e da ciò alcuni deducono che la "vecchia politica" stia tentando di infiltrarsi, mentre altri giungono persino a "blindare" il movimento chiudendo la porta ad ogni tipo di compromesso.

Ma in che cosa un movimento o un comitato si distingue da un partito? Per lo più, si tende a dire che si distinguono perché composti da semplici cittadini, non da uomini di partito o da politici professionisti. Si tratta in realtà di un argomento assai debole, visto e considerato che, all'inizio della loro attività, anche i politici saranno stati cittadini comuni. Una lista civica, che è poi un movimento o un comitato che "scende in campo", potrà in effetti vantare di non esser composta da politici al più alla prima candidatura, ma non potrà farlo successivamente, a meno di non rinnovare di continuo la sua composizione.

Chiaramente, ciò è poco realistico, sia perché alla lunga il bacino di new entry dovrebbe essere vastissimo, quasi infinito, sia perché sarebbe un peccato "mandare a casa" una brava persona dimostratasi seria e competente nel lavoro svolto. A ben guardare, un partito, esattamente come un movimento o un comitato, è un insieme di persone che fa gruppo organizzato per realizzare un'idea, un disegno politico, giusto o sbagliato che sia.

Non è un'offesa chiamare "partito" una lista civica, perché, in base alle argomentazioni proposte, di fatto lo è. Allora, forse, non è tanto importante come ci si fa chiamare, ma come ci si organizza. Ne "Il cavaliere oscuro" di Christopher Nolan, il tenente Gordon (Gary Oldman) afferma: "A me non danno credito politico per essere idealista, devo fare il meglio che posso con quello che ho". È una citazione forse un po' inusuale, ma che a parere di chi scrive dovrebbe ispirare il lavoro di tutti i cittadini organizzati. Come fare il meglio che si può con ciò che si ha? Come incarnare un modo nuovo e innovativo di fare politica? Moltissimo dipende dal modo in cui ci si organizza.

In casi come questo, la forma è (anche) sostanza, perché la forma indirizza lo sviluppo della sostanza stessa, un po' come il letto del fiume ne determina lo scorrimento tranquillo e gli straripamenti. Un ottimo strumento, ancora poco conosciuto in Italia, è l'Open Space Technology, un metodo di organizzazione di discussioni e dibattiti in uso corrente nei Paesi anglofoni. Ecco, brevemente, come funziona.

Innanzitutto, bisogna programmare dei tempi di apertura e chiusura delle discussioni e dove esse si svolgeranno. Gli incontri possono durare mezza giornata, ma anche essere sviluppate nell'arco di due o tre giornate consecutive. In base a questo, si stabilisce come frazionare il tempo che si ha a disposizione. Ad esempio, se l'incontro dura un giorno, si possono stabilire quattro fasce orarie da due ore ciascuna, per un totale di otto ore, quattro la mattina e quattro il pomeriggio. Lo stesso principio che vale per il tempo si applica allo spazio. Se, ad esempio, si ha a disposizione una piazza, si potranno stabilire quattro zone, una per ogni angolo. Nell'esempio, avremo quindi quattro discussioni ogni blocco di ore, per un numero complessivo di trentadue discussioni. Si comincia ponendosi in cerchio al centro della stanza o della piazza. Chi lo desidera può indicare un argomento di suo interesse, dal più generico al più tecnico, ed occupare una zona e un blocco di ore, fino a quando non vengono esauriti tutti i blocchi.

Quindi chi ha proposto l'argomento di discussione si colloca nella zona corrispondente, dove viene raggiunto dagli eventuali altri interessati. La regola, tuttavia, è che a parte chi ha suggerito l'argomento nessuno è tenuto a seguire una sola discussione più di quanto non ritenga necessario, ma può uscire e unirsi ad un altro gruppo di discussione in ogni momento. Una persona per ogni gruppo, solitamente chi fonda la discussione, si premura di prendere appunti dettagliati su quello che viene detto e su chi dice cosa. Alla fine della giornata, la massa di idee raccolte è immensa, e talvolta specifica abbastanza da rendere queste idee pronte per essere realizzate con pochissimi passaggi.

Nelle Marche, alcune aziende, come ad esempio la Clementoni, utilizzano proficuamente l'Open Space Technology per organizzare una parte del lavoro. Ma il sistema ha tutte le carte in regola per spedire in soffitta megafoni e cartelloni, ed essere adottato dalla politica e dall'attivismo civico, facilitando il confronto e la partecipazione democratica e facendola progredire in senso più aperto ed equo, lontano dall'egida dei programmi di partito, definiti e quasi sempre rigidi. Perché non importarlo?

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