L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

mercoledì, 23 ottobre 2019

Il discorso di Favia alla Camera, sui 150 anni dall'Unità d'Italia

Il discorso di David Favìa, coordinatore Idv Marche alla camera sui 150 anni dall'Unità d'Italia. "Non sono affatto soddisfatto della risposta ottenuta oggi alla Camera dei deputati in merito alla richiesta dell’Idv di poter festeggiare liberamente il 17 marzo come festa nazionale, festa dell’Unità d’Italia che proprio quest’anno compie i suoi 150 anni. Molti esponenti della maggioranza sono convinti che la ricorrenza non meriti il dovuto rispetto e la necessaria considerazione e a noi sembra vergognoso. Il governo è spaccato sul giusto riconoscimento di una data simbolo per il nostro Paese: la proclamazione del Regno d’Italia e la conseguente unità realizzata il 17 marzo 1861. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha risposto oggi che il Governo vuole realizzare una serie di iniziative per dare a questa giornata il dovuto rilievo, così come per il 2 giugno e il 4 novembre. Se a qualcuno questa risposta può sembrare sufficiente, noi dell’Idv non ci facciamo imbrogliare dai giochi di parole di questo governo che, come al solito, pensa di farci fessi con vane promesse. La realtà è che il 17 marzo, allo stato attuale delle cose, le persone dovranno andare al lavoro e i più giovani a scuola senza avere la possibilità di festeggiare in piazza. Ci chiediamo quindi che senso abbia, per questo governo, stabilire che una data sia importante e vada festeggiata senza poi permettere concretamente alle persone di viverla come tale. Se il problema è quello dei soldi, vorrei ricordare come il rinnovo delle amministrazioni locali nel mese di maggio 2011 vedrà la riduzione dei membri dei consigli provinciali e comunali, con un risparmio complessivo per l'anno 2011 di 93 milioni di euro, che avverrà con una decurtazione dei trasferimenti ordinari agli enti locali di pari misura, risparmi che confluiranno in un fondo istituito per interventi «urgenti e indifferibili nei settori dell'istruzione e per l'organizzazione degli eventi celebrativi». Il presidente di Confindustria lamenta invece che si perderebbero ore di lavoro. Dietro l'argomento della signora Marcegaglia si sono nascosti gli esponenti politici contrari a festeggiare l'unità del Paese, ma che non hanno avuto il coraggio di dichiararlo apertamente. Al riguardo le parole giuste sono state espresse dall'ex Capo dello Stato, Azeglio Ciampi, che in una sua recente intervista ha dichiarato che «non è su queste cose che si possono fare rinunce». Il Ministro Bossi è arrivato ad affermare che «la festa sarà percepita in modo diverso e diversa intensità a seconda dei luoghi» e che quel giorno si deve andare a lavorare. Anche il Ministro Sacconi si sarebbe espresso in senso sostanzialmente contrario alla festività. I Ministri La Russa, Romani e Meloni, al contrario, sostengono che il 17 marzo deve essere un giorno festivo a tutti gli effetti. Come ha sostenuto il Ministro La Russa, «c'è un subdolo tentativo di declassare la festa dei 150 anni dell'Unità d'Italia e si vorrebbe farla diventare una festa di serie B». Per noi la questione invece è solo una: i simboli per le nazioni sono importanti e festeggiare questa ricorrenza come una vera festività rappresenta un simbolo irrinunciabile, una festa che deve ricordare a tutti i cittadini italiani di appartenere ad un'unica nazione. Lo si deve alle generazioni passate e a quelle future. Tutti gli altri problemi sono scuse. I soldi si possono trovare già riducendo i costi della politica e smettendola di fare gli ipocriti".

 

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