L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

domenica, 20 ottobre 2019

Piazza Tahrir, Lara Logan vittima di violenza. Storia di un Egitto che non cambia mai

Vi abbiamo parlato recentemente della vicenda che ha avuto come protagonista una giornalista italiana, Anna Maria Greco, perquisita in casa propria a seguito di intrecci legati al Ruby gate. Questa volta vogliamo parlarvi di un'altra giornalista, di un'altra vicenda, di un altro paese. Il Cairo, venerdì scorso. In piazza Tahirir una folla immensa sta gioendo alla notizia delle dimissioni del presidente Mubarak, che lascia il suo trono dopo quasi trent'anni. Tra la folla, durante i festeggiamenti, si trova anche l'americana Lara Logan, reporter di guerra di lunga esperienza: è stata in Iraq e in Afghanistan e ora lavora come corrispondente dall'estero per la CBS News. Con la troupe e la scorta che la accompagnano sta documentando dal vivo i fatti di piazza Tahirir, quando un' imponente calca di almeno duecento persone circonda lei e il suo gruppo di lavoro. La Logan viene allontanata dai colleghi, accerchiata da un gruppo di uomini egiziani e sottoposta ad un “ brutale e sostenuto attacco sessuale” durato mezzora, così come è riportato dal comunicato ufficiale della CBS. La notizia viene data in maniera secca, inequivocabile. Sappiamo poco altro di quanto accaduto nel marasma di quella piazza in festa, che ha svelato il suo volto brutale, un volto che le immagini trasmesse dai nostri network solitamente non ci restituiscono. Di più sappiamo soltanto che dopo la violenza, alcune donne lì presenti insieme con dei soldati riescono a farsi largo tra il branco e a portare la Logan in salvo, prestandole i primi soccorsi.

La giornalista è poi rientrata in America col primo volo disponibile ed è stata ricoverata in ospedale. Capire precisamente come si è svolto l'episodio nella confusione di quella piazza sarà forse difficile, così come lo sarà individuare i responsabili della violenza. Oggi gli attivisti egiziani hanno espresso pubblicamente la loro ferma condanna di quanto accaduto, prendendo le distanze da quei manifestanti che si sono macchiati dello stupro. Sono gli stessi attivisti impegnati sul fronte dei diritti delle donne a ricordare che il 60% delle egiziane subisce violenza ogni giorno e che ben il 98% delle donne straniere in Egitto viene molestato per strada.

Del resto stiamo parlando di una società, quella egiziana, in cui le donne vengono “normalmente” trattate con disprezzo, svilite nella loro natura, confinate quasi unicamente nella dimensione domestica ( avete per caso intravisto qualche donna nelle tante immagini della rivolta del Cairo?). L'assalto fisico e la molestia nei luoghi pubblici sono anzi usati come punizione contro le donne che non vestono “come dovrebbero” o contro quelle che partecipano a manifestazioni, sconfinando di gran lunga rispetto a quanto è loro concesso.

I rischi del mestiere di giornalista sono notoriamente grandi: solo durante la rivolta egiziana la Commissione per la protezione dei giornalisti ha contato 52 reporter assaliti e 76 arrestati dalla polizia ( il mese scorso, durante le proteste in corso a Tunisi, anche la giornalista italiana Maria Cuffaro è stata aggredita in strada insieme all'operatore che era con lei). Le riflessioni in merito a questa vicenda sarebbero molteplici: sull'assurdità di un evento del genere, sul ruolo e l'importanza del giornalismo in un sistema informativo democratico – ruolo troppo spesso denigrato e deriso- sulla struttura politica e sociale dell'Egitto, paese arabo in fermento da tenere sotto stretta osservazione. Sugli abusi, i soprusi e le violenze a danno delle donne, un tema scomodo spesso dimenticato, messo in secondo piano rispetto ai mutamenti in corso, ai grandi eventi di garantito effetto mediatico. E poi sul corpo delle donne, di cui tanto si parla negli ultimi tempi, specie in casa nostra.

Un corpo che diventa teatro del mondo e delle sue dinamiche, che sconta colpe arcane e inesistenti, dove la storia passa e lascia segni irreparabili

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