L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

lunedì, 18 novembre 2019

Insulti-mania su Facebook. Attenzione! Spuntano le prime sentenze

Qualche giorno fa un giovane di Recanati è stato denunciato da carabinieri perché ha insultato ferocemente "l'Arma" su Facebook. Questo giornale si è dovuto porre il problema se denunciare qualche perditempo che sullo stesso social network cucina sciocchezze, in italiano approssimativo, condite con insulti gratuiti.

L'ultimo è un certo Rotilio, pallonaro civitanovese, che ha attribuito a questo giornale una notizia sportiva falsa. In realtà la notizia era vera, ricevuta da fonte attendibile e pubblicata da quasi tutti gli organi di informazione locali. Ma l'episodio - che a ben vedere abbiamo considerato poco interessante come il suo autore, data la plateale falsità dell'accusa - ci ha fornito lo spunto per chiederci se qualcuno pensa che su Facebook ci sia licenza di turpiloquio. Noi ci abituiamo presto alle novità telematiche, tanto da pensare che certi strumenti siano diventati di uso comune chissà quanto tempo fa.

Invece Facebook, per esempio, è nato nel 2004 e solo dal 2006 è attivo in Italia. Le leggi in materia di "delitti contro l'onore" esistono da sempre e, certo, non potevano prevedere modalità a suo tempo inesistenti; per cui i Giudici debbono valutare se il caso concreto può rientrare nella fattispecie di reato. Il tutto in un contesto già di per sé difficile da governare, sia per l'estrema varietà dei casi concreti, sia per il continuo mutamento di comportamenti e costumi. Si possono trovare esempi singolari ed imprevedibili come quello di un ragazzo che ha detto ad un suo coetaneo 'Non rompermi i c...'. E' stato ampiamente assolto dalla Suprema Corte perché "non costituiscono reato di ingiuria le parolacce tra automobilisti, specie se giovani, in quanto le frasi volgari sono usate come intercalare, o come rafforzativo di un pensiero".

Se però l'età si alza non azzardate nemmeno un 'lei non sa chi sono io': una frase così "sconveniente", è stata definita dagli 'ermellini', che può costare una multa salata. In certi casi il turpiloquio ha qualche margine di tolleranza e accade con il 'vaffa' che non è reato quando viene detto tra pari grado in un acceso contesto. "In realtà - hanno dovuto giustificare i supremi giudici - è l'uso troppo frequente, quasi inflazionato, delle suddette parole che ha modificato in senso connotativo la loro carica" in maniera tale da non fare superare "la soglia della illiceità penale".

Insomma, è vera e propria insulto-mania attestata anche da un sondaggio Demoskopea, secondo il quale anche in tv invettive, parolacce e gestacci si manifestano in tutta la loro scurrilità ogni 21 minuti. Per quanto riguarda, però, l'insultomania su Facebook siamo in una fase iniziale, perché le note lungaggini della Giustizia italiana hanno impedito, fino a poco tempo fa, di avere cognizione di decisioni in merito. Primo è, però, arrivato il Tribunale di Monza, che ha emesso, circa un anno fa, una sentenza nei confronti di un giovane che, avendo litigato con una ragazza, conosciuta sul social network, con la quale aveva intrecciato una relazione sentimentale, le ha mandato un messaggio infarcito di insulti. Il Giudice, ritenendo che il fatto rientri nelle fattispecie dell'ingiuria ovvero della diffamazione, lo ha condannato a pagare alla ragazza un risarcimento di 15.000,00 euro oltre alle spese di causa.

I maniaci del turpiloquio sono avvertiti e se al posto degli insulti non hanno nulla da dire, facciano a meno di scrivere, utilizzando il tempo risparmiato per leggere e darsi un minimo, se non di istruzione, di educazione.

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