L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

mercoledì, 23 ottobre 2019

Prima mostra per Popsophia: Moda e modi di essere nell'Italia della bella epoque

Presentata nel foyer del teatro Rossini la prima delle mostre di Popsophia, il festival contemporaneo che si terrà a Civitanova dal 15 luglio al 7 agosto La mostra sarà curata da Stefano Papetti ed Enrica Bruni e si intitola “Per la prima volta riuniti gli oggetti della bellezza di inizio '900". Troppo poco tradurre “la bella età”. In Italia il periodo storico compreso tra la fine dell'800 e l'inizio del 900 accoglieva in sé un rifiorire di passioni, di brividi, di sogni e di speranze, di effimero e di estetico. Immaginate dalla Francia all'Italia un fermento e una spinta verso il nuovo: il progresso e il benessere stavano cambiando le abitudini ed i comportamenti della società. La rete ferroviaria velocizza gli spostamenti, l'arte vede spuntare la decorazione, l'eccesso. Le esposizioni universali mostravano quanto di più straordinario e strabiliante esistesse nel mondo: dalla scienza alla tecnica, passando per le arti applicate, lontane parenti del design contemporaneo. La donna con i suoi vezzi, smorfie e vanità diventa la protagonista di questo periodo in cui l'apparenza regna sovrana, in cui la moda segue le tendenze e la volontà di creare qualcosa di nuovo, di impareggiabile, di unico.

Ed è proprio attraverso gli oggetti della donna borghese che si può raccontare la Belle Epoque: il lusso, l'eleganza, l'esclusività, la stravaganza, il capriccio, la seduzione. Un'arte che è già comunicazione e che entra di forza nel ventesimo secolo. “La filosofia del bello” ripercorre attraverso la pittura, la scultura e le arti applicate degli anni '20 e '30 un immaginario di delicatezza e bellezza che va al di là della sfera estetica, fino a diventare quasi un “dogma della fede”. Le opere, circa quaranta, provenienti da Fondazioni, collezioni private e pinacoteche, regalano un'istantanea di quel mondo passato, fatto di cappelli francesi, guanti, ritratti di uomini immortalati come dandy e come femme fatale, sculture dalle forme voluttuose, ventagli liberty e parure da toilette. Tutti oggetti che accompagneranno le opere pittoriche in mostra insieme a una selezione di abiti d'epoca originali della Sartoria Arianna, restaurati per l'occasione.

La mostra, sviluppando un tema già parzialmente adombrato nella mostra “Lo sguardo delle donne” tenutasi a Civitanova Marche nel 2010, intende offrire uno spaccato di quella bella epoca nel corso della quale l’effimero delle soirees mondane e la concretezza degli incontri politici si fondevano, dando luogo ad una straordinaria mesalliance di raffinatezza e di glamour. Non a caso l’esposizione si apre con una ricostruzione della sala da toletta di Andrea Sperelli, il dandy raffinato e decadente protagonista de “Il piacere “ dannunziano: sul sarcofago romano che funge da tavolo poggiano i fazzoletti cifrati , i portasigarette, le fiale di preziosi estratti profumati ed i piccoli vasi che mantengono sempre fresche le gardenie da appuntare sul bavero dell’abito da sera. Intorno a questo vero e proprio altare della eleganza si snoda il percorso espositivo fatto di ritratti maschili e femminili di protagonisti del bel mondo, realizzati dai maggiori specialisti di quel genere. Boldini, De Nittis, Giacomo Grosso, l’ungherese Laszlo, Vittorio Corcos, Von Lenbach hanno saputo cogliere nelle loro tele lo spirito di una epoca attraverso il languore delle pose, l’eleganza degli abiti, la cura dei particolari, la seduzione affidata gli sguardi: sono stati loro i maggiori ritrattisti del jet set internazionale legato al tempo in cui era sufficiente mostrare il proprio biglietto da visita per attraversare tutte le frontiere europee, come ricorda il vecchio duca Sostene nel romanzo “A Dio piacendo” di Jan d’Ormesson.

“Seguendo il filone delle mostre degli anni passati – spiega il Professor Stefano Papetti - la mostra si sofferma sulla ritrattistica in Italia dal 1880 al 1910 per mettere in evidenza come anche i pittori registrino una esasperata voglia di bellezza che si esprime fisicamente nella ricercatezza degli abiti e degli ornamenti. E' in questo periodo che nasce però la moda come fenomeno sociale e attività economica: la Regina Margherita promuove gli orafi italiani e la sartoria italiana. E' un momento in cui la moda non è solo apparenza ma anche sostanza. In mostra per esempio c'è anche un vaso antropomorfo in ceramica modellato sulla testa della Marchesa Casati”.

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