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Scandalo Volkswagen: preoccupazione per i fornitori anche nelle Marche

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michael

MARCHE –  Lo scandalo esploso pochi giorni fa dopo i controlli effettuati dalla Agenzia di Protezione Ambientale degli Stati Uniti, relativamente al software truccato delle centraline per il controllo delle emissioni inquinanti installate su undici milioni di veicoli Volkswagen – domina ancora le prime pagine dei giornali in tutto il mondo.

E ci si continua a interrogare sull’effettiva portata del danno, su conseguenze in termini di immagine ancora difficili da prevedere, e su chi possa trarre vantaggio dallo scivolone del gigante di Wolfsburg.

 In tempi di rigore e di costanti richiami al rispetto per le regole, il fatto che sia  proprio un’azienda tedesca a finire questa volta sotto i riflettori per condotte scorrette non deve far dimenticare tuttavia che negli ultimi anni si sono registrati altri gravi scandali nell’industria automobilistica, che hanno coinvolto diversi colossi del settore. Tra questi ad esempio Toyota, condannata nel 2012 dal governo degli Stati Uniti al pagamento di una maxi-multa di oltre un miliardo di dollari, perché rea di aver nascosto un grave problema di accelerazione involontaria causato dai pedali di alcuni dei suoi modelli. Anche Honda e altri produttori sono stati coinvolti, tra il 2000 e il 2008, in uno scandalo di enormi proporzioni che ha interessato circa 17 milioni di auto, sulle quali erano presenti gli airbag difettosi e iper-sensibili all’umidità prodotti dall’impresa giapponese Takata.

Tornando allo scandalo Volkswagen, la bufera degli ultimi giorni si è tradotta immediatamente nel crollo delle azioni del gruppo, che a Francoforte hanno registrato nelle ore immediatamente successive picchi del -25%, ma il timore è che nel medio termine possano essere pesanti le conseguenze in termine di occupazione, anche al di fuori dei confini tedeschi.

 La vicenda è infatti seguita in queste ore con particolare apprensione anche nelle Marche, il cui tessuto produttivo vede la presenza di alcune imprese dell’indotto attive nella progettazione e fabbricazione di componentistica per autoveicoli destinata, tra le altre, proprio alle vetture del gruppo tedesco. È questo, ad esempio, il caso della ex Finber di Camerano, appartenente al gruppo Skg Italia, nel cui stabilimento lavorano circa 150 addetti, responsabili della produzione di impianti di climatizzazione e filtri per auto, ma anche di Cebi Italy, nello stabilimento di Osimo Stazione infatti (ospitato nelle antiche strutture della  SoGeMi), in provincia di Ancona, sono impiegati 400 dipendenti, addetti alle linee di produzione di serrature, attuatori e serbatoi, destinati anche a Bmw e Fiat Chrysler, oltre che a Volkswagen. Anche i 200 dipendenti della ex Sipe di Monte San Vito, parte del gruppo Ask Industries e attiva nella progettazione e costruzione di altoparlanti e sistemi audio per varie case automobilistiche, vivono con preoccupazione il momento, considerando che circa il 20% del fatturato dell’azienda è dato proprio dagli ordini della Volkswagen.

 

 

 

michael

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