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Siccità, le Marche chiedono al Ministero l’attivazione del Fondo di solidarietà

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michael

MARCHE – La Regione Marche ha chiesto al ministero delle Politiche Agricole l’attivazione del Fondo di solidarietà nazionale per far fronte ai danni causati dalla siccità.

“Chiediamo gli aiuti compensativi a favore delle imprese agricole per il perdurare di una situazione di carenza idrica che si protrae da parecchi mesi – spiega la vice presidente Anna Casini, al termine della riunione di Giunta odierna – I danni registrati e che si stanno prospettando creano notevoli difficoltà alla ripresa produttiva dei singoli settori che, se non adeguatamente compensati, potrebbe costringere molti imprenditori a ridurre o abbandonare le coltivazioni”. Casini evidenzia anche che “l’evento siccità si aggiunge alle forti criticità determinate dalla crisi sismica iniziato il 24 agosto 2016, dalle eccezionali nevicate del gennaio 2017 e dalle gelate di aprile. Quasi una tempesta perfetta che sta mettendo in ginocchio il settore primario marchigiano”. L’Osservatorio permanente sugli usi idrici, istituito presso l’Autorità di distretto idrografico dell’Appennino centrale, nella riunione del 13 luglio scorso , ha certificato – per Lazio, Umbria e Marche – una condizione di “severità idrica alta”. Secondo le rilevazioni condotte dalla Giunta regionale, sul territorio marchigiano si conferma un quadro di “estrema preoccupazione per le imprese agricole, con rilevanti percentuali di perdite rispetto alla media triennale”.

Si stima che il girasole subirà una perdita di produzione del 35-40 per cento. Il mais una perdita di reddito del 30 per cento a seguito dei maggiori costi di irrigazione. Le ortive da pieno campo potranno registrare una perdita di reddito del 30 per cento, mentre le foraggere una diminuzione di produzione tra il 35 e il 45 per cento. Ugualmente negative le prospettive per il settore delle vacche da latte, con una contrazione del reddito di circa il 30 per cento, per la viticoltura (calo della produzione tra il 30 e il 40 per cento), per l’olivicoltura (meno 40-50 per cento). Difficoltà si hanno, poi, in montagna per l’abbeveraggio degli animali al pascolo: i terremoti del 2016 e 2017 hanno spostato l’assetto delle falde, con conseguenti ripercussioni sugli approvvigionamenti idrici zootecnici.

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