SPACCA lo Spaccone e COMI la comunque

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MARCHE – Sul sito della Regione Marche si può leggere la biografia dell’attuale Presidente Gian Mario Spacca.

Non ha potuto nascondere che è entrato in Regione come consigliere nel 1990 e che, alle prossime regionali di primavera del 2015, a venticinque anni di distanza è ancora lì e, da quanto ha dichiarato, vuole restarci almeno altri cinque anni da Presidente. Però da tempo i concorrenti del Pd gli hanno fatto capire che sono idealmente fedeli al principio del noto politologo americano Peppe La Palombara: “levati tu che me ce metto io”. Per cui sta costruendo un proprio partito, preparato attraverso l’Associazione 2020, presieduta da un altro stagionato fuoriuscito, Vittoriano Solazzi il quale, cultore anche lui della massima Palombariana, ha tentato di applicarla, senza riuscirci, alle ultime elezioni politiche e, quindi, ha sbattuto la porta.

Sbaglierebbe comunque chi pensasse, ingenerosamente, che Spacca ed i suoi sostenitori siano alla ricerca di un consenso che venga da cani e porci. L’impostazione non può che essere compatibile con i fondatori, che vantano una età avanzata ed un pedigree di professionisti della politica di tutto rispetto. Dicono che Solazzi stia per dare alle stampe un libro intitolato: “Elogio di chi campa di politica”, nel quale pare che spiegherà, richiamando la teoria morotea delle “convergenze parallele”, come fa a rendere compatibili la rottamazione di Renzi e la resistenza sua e di Spacca a lasciare le poltrone regionali. I bene informati dicono che sono stati individuati precisi parametri per poter far parte del nuovo soggetto politico: almeno cinquanta anni di età ed almeno venti da professionisti della politica, in modo che si capisca subito che non c’è trippa per gatti.

Nei corridoi della Regione si dice che il loro sogno sarebbe quello di una adesione del quasi novantenne Arnaldo Forlani. L’uomo che, a chi gli diceva, criticandolo: “Parli senza dire niente!” rispondeva: “Sarei capace di farlo per ore”. L’Arnaldo poi, a chi gli ricordava – accanto alla politica – i suoi trascorsi nel calcio, rispondeva che lui giocava sia a sinistra che a destra, perché calciava bene con tutte e due le gambe e che, quando gli imposero di scegliere tra mezzala destra e sinistra, lasciò il calcio. Accanto a lui vorrebbero senz’altro Clemente Mastella e Ciriaco De Mita, oltre ad uno come Lamberto Dini, che tagliò le pensioni degli italiani, mentre lui si cucca 40.000, euro al mese. Tutta gente matura, coriacea, stagionata e, soprattutto, maestra di doroteismo.; quel metodo secondo cui, per far rimanere tutto com’e, bisogna dare a vedere che si vuole cambiare tutto. Ma qui casca l’asino, perché anche Comi – segretario regionale del pd e consigliere regionale – è iscritto alla stessa scuola e, puntualmente, ha dichiarato a destra ed a manca che vuole un rinnovamento epocale. Lui, però, è un quarantenne che risponde ai parametri di Solazzi solo per i venti anni almeno di professionismo della politica, che è, tuttavia, la cartina di tornasole per capire come si mette la partita delle regionali. Salvo incidenti di percorso Comi cercherà un “candidato unitario” e lo cercherà così a fondo che non ci sarà più tempo per le primarie. Dopo di che la soluzione si troverà tra i vecchi arnesi della politica, quelli vecchi e quelli giovani.