L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

lunedì, 25 marzo 2019

Il delicato rapporto tra calcio e infortuni

SPORT - Spesso si tende a sottovalutare il rischio associato a infortuni in uno sport come il calcio, in quanto non è considerato particolarmente fisico.

Infatti i contatti tra i giocatori sono rari se paragonati adaltre discipline sportive come il basket, in cui i giocatori stanno a distanza ravvicinata e collidono spesso e volentieri, o ancora il rugby o il football americano.

Questi ultimi due, in particolare, hanno da sempre trasmesso l’immagine di durezza e pericolo, ma la verità è che gli atleti di queste discipline sono allenati nel colpire l’avversario e nell’essere colpiti, sapendo benissimo che lo sport stesso implicheràquesto fattore.

Nel basket, d’altro canto, è difficile che si assista a infortuni legati al contatto (se non per colpi in volo presso il canestro) in quanto sono principalmente le braccia ad essere in azione, evitando rischi di calci  o scivolate.

No si può dire lo stesso per il calcio dove, di frequente,si assiste agiocatori feriti in modo anche abbastanza grave. Èbene ricordare questo fattore, non solo per sottolineare l’importanza di un gioco sicuro e scevro da scorrettezze, ma anche per rinfrescare la memoria con le storie di chi ha visto un sogno portato via da un infortunio.

Inoltre, appare semplicisticoricordare solo le simulazioni da parte di alcuni calciatori  che, molto spesso, scatenanoarbitrari confronti tra la drammaticità dei giocatori di calcio e la forza di carattere degli atleti di altri sport. È utile piuttosto ampliare il punto di osservazione, dando uno sguardo anche al passato, ricordando qualche episodio che ha colpito particolarmente l’attenzione di tifosi, operatori e appassionati sportivi.

Ecco di seguito alcuni esempi.

Atleti italiani e non

Parlando di giocatori vittime di infortuni, non c’è nazionalità che tenga e purtroppo nei nostri campi dacalcio abbiamo potuto assistere a un grande numero di eventi tragici dello sport. Tutti i supporterdell’Internazionale, infatti, non potranno dimenticare il destino riservato al fenomeno brasilianoRonaldo Luís Nazário de Lima - meglio noto come Ronaldo, molto prima che questo nome venisse indossato da Cristiano -che militò nell’Inter indossando diversi numeri sulla propria maglia. Fu proprio ilginocchio del campione a comparire negli incubi dei più appassionati, un dramma che bastò a cancellare il “tradimento” del suo futuro nel Milan.

Tutto cominciò nella partita di campionato contro il Lecce, il 21 novembre del 1999. Le prime avvisaglie di un problema legato alle giunture del campione sfociarono ben presto in una ben più seria diagnosi dilesione del tendine rotuleo. Tendine che avrebbe ceduto più tardi, durante la partita contro il Lazio: Ronaldo era a pochi centimetri dal disco, con due avversari davanti pronti a fermarlo e, tutto d’un tratto,la gamba non seguiva il movimento provato mille volte in allenamento; il campione sembrava inciampare e poi cadde in avanti.

Non fu un momento di goffaggine, purtroppo, ma un infortunio che avrebbe condizionato per sempre la carriera sportiva del brasiliano,il quale sarebbe tornato a giocare solo due anni dopo, sempre il 21 settembre, nell’incontro di Coppa UEFA contro il Brasov. Ronaldo è solo uno dei tanti nomi dei calciatori che hanno visto interrompere la propria carriera da episodi sfortunati, causati dagiocatori avversari o dal proprio corpo.

Servirebbe un libro intero per elencare con attenzione ogni singolo infortunio accaduto nel settore calcistico, ma in questa sede ci limitiamo a citare i più eclatanti. Come quello che ha visto coinvolto iltedesco Ewald Lienen, in un contrasto rovinoso con Norbert Siegmanne, costatogli una ferita di 25 centimetrisulla gamba in un incontro del 1981; oppure ricordando i sei mesi di riabilitazione che hanno tenuto lontano dagli stadi ildanese Jacop Olesen nell’ottobre del 2006. Senza dimenticare che lo stesso anno si era già dimostrato crudele anche verso un altro calciatoremolto caro ai tifosi in Italia: il Pupone, Francesco Totti, il quale aveva vissuto con orrore la frattura del proprio perone sinistro nella partita di campionato contro l’Empoli.

Tornando alla cronaca contemporanea, non possiamo tralasciare il recente annuncio delmediano francese Abou Diaby intenzionato a lasciare il palcoscenico a 32 anni, dopo 314 partite saltate per infortunio.

Una notizia che,pur lasciando l’amaro in bocca, nondeve rattristaregli appassionati del pallone, ma testimoniare il valore e laforza degli atleti che, nonostante le difficoltà fisiche, hanno saputo stringere i denti per continuare a giocare, a inseguire il loro sogno e regalare nuove emozioni ai propri compagni di squadra oltre che ai propri tifosi.

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