L'Indiscreto Il Quotidiano Delle Marche

martedì, 02 giugno 2020

Il calcio totale olandese 50 anni dopo

SPORT - L’Ajax prima e l’Olanda soprannominata “Arancia Meccanica” poi, hanno instillato dei principi nel calcio negli anni ‘70 che sono tutt’ora vivi e visibili nel “football” moderno.

Rinus Michels il padre, Johan Cruijff erede e miglior interprete

Quando si parla di calcio totale o, in olandese “totaalvoetbal”, l’immaginario collettivo sposta i propri “occhi” all’istante sulla leggendaria maglia numero “14” indossata dal talentuoso Johan Cruijff, il che non è del tutto errato e non esaustivo per dovere di cronaca. Il giocatore a cui l’Ajax ha dedicato il proprio stadio e che è ritenuto fra i primi cinque migliori al mondo di tutti i tempi è stato l’interprete, l’emblema e il miglior erede di quell’approccio così rivoluzionario, ma non l’inventore. Infatti colui il quale ha cambiato il calcio per sempre, ponendo in quegli anni una linea di demarcazione fra calcio e “calcio moderno”, è stato l’allenatore Rinus Michels, guida di Johan prima all’Ajax e successivamente in nazionale.

 

 Nel calcio, come nella vita il difficile è ripetersi e Michels con l’Ajax ha vinto, vinto tanto e tutto: quattro campionati nazionali, tre coppe dei Paesi Bassi e una Coppa dei Campioni. Molti addetti ai lavori ed esperti di quel periodo diranno che la più grande sfida fu affermarsi fuori dalla “sua” Olanda e fu proprio così che Michels portò il suo “faccione buono” e le sue idee rivoluzionarie in Spagna, precisamente al Barcellona dove ritrovò il suo discepolo Cruijff. Quale fu l’esito di quell’esperienza? Vinse ancora! Un campionato spagnolo nel ‘73-’74 che mancava da quattordici anni, dai tempi di Herrera e una Coppa di Spagna nel ‘77-’78, intervallati dal secondo posto conquistato con la nazionale “Oranje” ai Mondiali in Germania Ovest nel ‘74 in cui tutto il mondo capì che la rivoluzione nel calcio grazie a quella squadra e a quelle idee era appena cominciata. Ma Michels, da vero vincente, riuscì comunque ad alzare una coppa con la nazionale olandese nel 1988, con Gullit, Van Basten e Rijkaard assoluti protagonisti, che fecero innamorare Berlusconi tanto da portarli tutti e tre al Milan di Sacchi.

Cruijff massima espressione come calciatore e da allenatore

Se volessimo paragonare una squadra di calcio a un’orchestra, potremmo dire che l’allenatore ricopre metaforicamente il ruolo di direttore e i calciatori sono i musicisti, tra cui spesso spicca un solista per personalità e abilità. Nel caso dell’Ajax, del Barcellona e dell’Olanda guidate da Michels, quel solista era Johan Cruijff, sportivo che sarebbe molto probabilmente divenuto in ogni caso uno dei migliori calciatori della storia e in particolare di quel periodo, ma forse, senza il connubio con l’allenatore “visionario” non avrebbe scritto la storia del gioco più bello del mondo. Il talento cristallino di Cruijff svezzatosi per le strade di Amsterdam, abbinato all’approccio del calcio totale fatto di pressing, difesa alta a centrocampo, portiere abile con i piedi, terzini fluidificanti e anarchia dei ruoli, come amava definire lo stesso Michels, permisero a Joahn di esprimere tutta la sua classe. Il calciatore olandese, dopo aver vinto tutto o quasi con i club Ajax e Barcellona, non ha mai mandato giù la finale persa in Germania contro i tedeschi, nella quale si procurò il rigore del momentaneo 1-0 con un’azione personale partendo da metà campo, partita poi terminata 2-1 per i “panzer”, con conseguenti infiniti complimenti per gli “Oranje”, conditi da tante lacrime. Tolti gli scarpini, Cruijff si ritrovò poi nei panni dell'allenatore per ripetere le gesta di quando era calciatore: alla guida dell’Ajax vinse campionati, coppe nazionali e due Coppe delle Coppe; passato al Barcellona, vinse la Liga ben quattro volte consecutive, tre Supercoppe di Spagna, una Coppa di Spagna e una Coppa dei Campioni, in particolare in blaugrana creò quella mentalità viva tuttora, fatta di divertimento come strada unica per la vittoria. 

Michels prima e Cruijff poi, sono stati i precursori del calcio che vediamo ora, con portieri che si alzano quasi sulla linea difensiva, terzini che arrivano a segnare più di dieci goal a campionato e i cosiddetti “centravanti di manovra”. Se dovessimo trovare un paragone con il calcio moderno, potremmo forse dire che gli allenatori che maggiormente hanno riportato questa filosofia sono stati Guardiola con il suo tiki-taka, Zdenek Zeman e Arrigo Sacchi, ma si sa, i paragoni lasciano il tempo che trovano. Il calcio mondiale deve per sempre essere riconoscente al “gigante” Michels, enorme non solo per i suoi 186 centimetri, ma per ciò che ha “visto” almeno cinquanta anni prima degli altri.

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