Bormio: Scoperte le Incisioni Rupestri più Alte d’Europa tra i Ghiacci

Un sentiero che nasce tra le case di montagna e finisce dove l’aria brucia i polmoni. Sulla roccia, oltre il limite dell’erba, affiorano segni antichi che il ghiaccio ha tenuto nascosti per anni. A due passi da Bormio, lì dove l’orizzonte s’allarga sul bianco, qualcuno ha inciso il proprio passaggio. E ora tocca a noi leggerlo.

La scena è Bormio, mattina presto. Zaino leggero, passo corto, respiro che si assesta. Il trekking comincia piano, sul vecchio tratturo, e prende quota tra larici e pietraie. Il rumore d’acqua accompagna il ritmo. Ogni tornante apre un mondo: le malghe dietro, i ghiacciai davanti. Salire qui non è solo sport. È una conversazione con la montagna.

Più su, i segnavia ti portano su un orlo di roccia levigata. Il paesaggio si fa austero. Il vento ha un odore metallico. La luce schiaccia le ombre. A un certo punto la roccia cambia pelle: liscia come vetro, punteggiata da linee sottili. Non le noti subito. Poi, appena l’occhio impara il disegno, non riesci più a smettere di vederle.

Parliamo di nuove tracce di incisioni rupestri emerse in Alta Valtellina, liberate dal ritiro dei nevai perenni. Secondo i primi riscontri locali, ci troviamo vicino alla soglia dei quasi 3.000 metri: un’altitudine che, se confermata dalle analisi in corso, collocherebbe queste figure tra le più alte d’Europa. Il dato è ancora in verifica: la comunità scientifica sta documentando il sito con rilievi e fotografie, e non c’è ancora una pubblicazione definitiva. Quello che si vede però è chiaro. Reticoli. Piccole coppelle. Segni a pettine. Qualche figura geometrica.

Questi motivi non sono un unicum. In tutta l’area alpina, dalle valli lombarde ai valichi dell’Arco Retico, compaiono simboli legati al passaggio, alla caccia, al culto dell’acqua. Qui l’eccezione è l’altezza. I ghiacciai in ritirata stanno scoprendo superfici mai osservate prima, e con esse storie ferme per secoli sotto il gelo. È un effetto collaterale, affascinante e inquieto, della crisi climatica che nel settore retico ha assottigliato bacini nevosi e fronti glaciali in modo misurabile.

Dove si trova e come si raggiunge

La base è Bormio, porta naturale al Parco Nazionale dello Stelvio. Il percorso è segnalato su sentieri CAI e si sviluppa su terreno d’alta quota: rocce lisce, detriti mobili, residui di neve anche in estate. Serve passo sicuro, abbigliamento a strati, acqua e prudenza. Il periodo consigliato va da fine estate a inizio autunno, con meteo stabile e giornate lunghe. In zona vige la tutela del parco: restare sul tracciato, non toccare le incisioni, niente droni senza permesso. La presenza di una guida locale aiuta a leggere la roccia e a muoversi in sicurezza. Orari, chiusure e aggiornamenti possono cambiare: prima di partire, verificare con gli uffici turistici di Bormio o con il Parco.

Cosa raccontano quelle incisioni

La datazione è aperta. Senza analisi dirette (non ancora divulgate), si va dal tardo Neolitico a epoche storiche legate a pastori, cacciatori d’alta quota, viandanti dei valichi. Le coppelle possono indicare offerte o punti d’acqua; i reticoli richiamano campi, recinti, mappe mentali. È la piccola grammatica dell’archeologia alpina: segni essenziali, fatti per durare. E se il primato europeo verrà confermato, il valore di questo patrimonio crescerà, insieme alla responsabilità di custodirlo.

Resto lì, in silenzio. La roccia è fredda, il sole abbaglia. Penso a una mano che, prima di noi, ha sfidato quota e vento per lasciare un messaggio. Forse parlava a chi veniva dopo. Forse parlava solo a se stessa. A te, oggi, cosa direbbe?

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