Sorelle Di Giacinto Ritrovate: Madre, Compagno e Nonno Arrestati per Sequestro

Due sorelle scompaiono nella notte e riappaiono quindici giorni dopo, lontano da casa. Hanno sedici e dodici anni, stanno bene, ma attorno a loro si stringe una storia che non è solo familiare. È il racconto di un’Italia che cerca, sbaglia, protegge.

Sono state ritrovate a Formia le due sorelle abruzzesi scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena (provincia dell’Aquila) tra il 6 e il 7 giugno. Quindici giorni in silenzio, poi la chiamata che mette fine all’ansia: Alisya e Sarah Di Giacinto stanno bene. La prima certezza, la più semplice e importante, è questa.

Per giorni l’attenzione si è concentrata su cosa potesse essere accaduto. Le ricerche si sono mosse tra Abruzzo e Lazio, con controlli nei nodi ferroviari, segnalazioni incrociate, verifiche su spostamenti e contatti. Di ufficiale c’era poco, se non un punto condiviso dagli inquirenti: era una corsa contro il tempo. In Italia, ricordiamolo, la maggior parte dei minori segnalati come scomparsi viene rintracciata entro poche ore o giorni. Ma ogni giornata in più pesa, e pesa doppio quando la scomparsa parte da una struttura protetta.

A metà mattina di oggi si è avuta la svolta pubblica. Tre persone sono finite in carcere: la madre delle ragazze, il suo compagno e il nonno. L’ipotesi di reato è il sequestro di persona. È una definizione dura, che però fotografa ciò che la Procura contesta: l’allontanamento delle minori da una collocazione decisa dall’autorità, senza autorizzazione e con presunte condotte organizzate. Al momento non sono stati diffusi tutti i dettagli operativi dell’indagine; alcuni passaggi restano coperti da riserbo, e non è noto con precisione come le ragazze siano arrivate a Formia.

La ricerca e il ritrovamento

Il ritrovamento è avvenuto ieri sera a Formia, località di frontiera tra percorsi e stagioni: stazione, lungomare, passaggi rapidi. Un luogo in cui ci si può confondere, se si vuole. Le due sorelle sono apparse in buone condizioni. Dopo le verifiche di prassi, sono state messe in sicurezza e riaffidate alle autorità competenti. In questi casi, oltre al controllo medico, scatta sempre un ascolto protetto: serve capire cosa abbiano vissuto, con chi siano state, se ci siano state pressioni o promesse. Questo passaggio, delicatissimo, richiede tempo e discrezione.

Gli arresti e le prossime mosse

Gli arresti sono stati eseguiti nelle prime ore del mattino. La misura cautelare è un segnale forte: gli inquirenti ritengono ci siano gravi indizi e il rischio di inquinamento delle prove o di fuga. Ora si attende l’udienza di convalida e gli interrogatori. È verosimile che gli investigatori stiano incrociando celle telefoniche, immagini di telecamere e movimenti tra Abruzzo e Lazio. Se emergeranno ulteriori responsabilità, potrebbero arrivare altre iscrizioni nel registro degli indagati; al momento non ci sono indicazioni ufficiali su complici o facilitatori.

Sul fondo resta una domanda che non smette di bruciare: cosa spinge una famiglia a forzare i confini messi a tutela delle stesse figlie? Le storie di affido non sono mai in bianco e nero. C’è la trama di affetti, la rabbia, la paura di perdere per sempre. Ma c’è anche la legge, che tiene insieme l’interesse dei minori e la responsabilità degli adulti. Oggi sappiamo che Alisya e Sarah sono state ritrovate. Domani, inevitabilmente, toccherà capire come ricucire gli strappi. E viene da chiedersi: quale promessa basterà, d’ora in poi, per far sentire al sicuro due ragazze che hanno attraversato la notte?

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