Dalla nicchia alle prime serate TV, dai banchi di scuola ai festival di massa: come il fantastico è entrato nel lessico, nei consumi e nell’immaginario italiano ridefinendo editoria, spettacolo e comunità
Dalla metà degli anni Duemila a oggi, il fantasy in Italia ha compiuto un salto che pochi avrebbero previsto: da genere “di culto” a pilastro dell’immaginario condiviso.

Se Il Signore degli Anelli ha funzionato da detonatore globale, il fenomeno nel nostro paese ha preso strade molteplici, stratificandosi tra libri, schermi, fumetti, giochi e pratiche sociali fino a ridisegnare abitudini, linguaggi e persino economie locali.
L’onda lunga delle grandi saghe ha sdoganato il gusto per mondi alternativi, magie e mappe immaginarie. In Italia, librerie e catene hanno aperto reparti dedicati stabili, mentre collane come Oscar Vault e il lavoro di case editrici specializzate come Fanucci e Nord hanno dato continuità alla proposta, alzando qualità di traduzioni, grafiche e cura editoriale. L’effetto è stato duplice: i classici sono entrati in nuove edizioni “definitive” e, al contempo, hanno trovato spazio autrici e autori italiani capaci di misurarsi col genere senza complessi d’inferiorità.
Le nuove voci italiane
Licia Troisi, con i cicli del Mondo Emerso, ha intercettato una generazione di lettrici e lettori adolescenti, contribuendo a stabilire che il fantasy non è “solo per ragazzi”, ma può crescere con chi legge. Silvana De Mari ha portato nel discorso pubblico temi come esclusione e diversità attraverso la lente fiabesca. A questi nomi si sono aggiunti negli anni autori come Vanni Santoni e Francesco Dimitri, confermando che la via italiana al fantastico esiste ed esplora ibridazioni con il realismo, il mito mediterraneo e l’urban fantasy.
Il Trono di Spade ha rappresentato l’altro grande spartiacque: la serialità fantasy è entrata nelle prime serate italiane, formando rituali sociali, discussioni online e spoiler policy collettive. Intorno, hanno attecchito fenomeni come The Witcher, House of the Dragon e Tenebre e Ossa, creando un ecosistema di fruizione in cui fandom, meme e merchandising si alimentano a vicenda. Anche la produzione nazionale si è mossa: tra cinema e TV, esperimenti come Luna Nera e, sul fronte del fantastico più ampio, Freaks Out hanno mostrato che esiste un pubblico curioso per storie che prendono sul serio l’immaginazione. E anche cose meno note ma di altrettanto valore e che meritano attenzione come Puritia di Bruno Desando.
Nel fumetto, Dragonero di Sergio Bonelli Editore ha dato un’impronta domestica e riconoscibile al fantasy epico, fino ad approdare all’animazione per Rai. Sul versante manga e anime, titoli come Berserk o The Seven Deadly Sins hanno consolidato una grammatica visiva immediatamente riconoscibile, contaminando illustrazione, streetwear e fanart. Il risultato è un confronto continuo tra tradizioni iconografiche diverse che, in Italia, avviene nelle scuole di fumetto, nelle accademie e nelle comunità online di artisti.