Come il fantasy ha cambiato la cultura del nostro paese e non solo per Il Signore degli Anelli

Dalla nicchia alle prime serate TV, dai banchi di scuola ai festival di massa: come il fantastico è entrato nel lessico, nei consumi e nell’immaginario italiano ridefinendo editoria, spettacolo e comunità

Dalla metà degli anni Duemila a oggi, il fantasy in Italia ha compiuto un salto che pochi avrebbero previsto: da genere “di culto” a pilastro dell’immaginario condiviso.

signore anelli
Come il fantasy ha cambiato la cultura del nostro paese e non solo per Il Signore degli Anelli (Youtube Prime Video) Lindiscreto.it

Se Il Signore degli Anelli ha funzionato da detonatore globale, il fenomeno nel nostro paese ha preso strade molteplici, stratificandosi tra libri, schermi, fumetti, giochi e pratiche sociali fino a ridisegnare abitudini, linguaggi e persino economie locali.

L’onda lunga delle grandi saghe ha sdoganato il gusto per mondi alternativi, magie e mappe immaginarie. In Italia, librerie e catene hanno aperto reparti dedicati stabili, mentre collane come Oscar Vault e il lavoro di case editrici specializzate come Fanucci e Nord hanno dato continuità alla proposta, alzando qualità di traduzioni, grafiche e cura editoriale. L’effetto è stato duplice: i classici sono entrati in nuove edizioni “definitive” e, al contempo, hanno trovato spazio autrici e autori italiani capaci di misurarsi col genere senza complessi d’inferiorità.

Le nuove voci italiane

Licia Troisi, con i cicli del Mondo Emerso, ha intercettato una generazione di lettrici e lettori adolescenti, contribuendo a stabilire che il fantasy non è “solo per ragazzi”, ma può crescere con chi legge. Silvana De Mari ha portato nel discorso pubblico temi come esclusione e diversità attraverso la lente fiabesca. A questi nomi si sono aggiunti negli anni autori come Vanni Santoni e Francesco Dimitri, confermando che la via italiana al fantastico esiste ed esplora ibridazioni con il realismo, il mito mediterraneo e l’urban fantasy.

Il Trono di Spade ha rappresentato l’altro grande spartiacque: la serialità fantasy è entrata nelle prime serate italiane, formando rituali sociali, discussioni online e spoiler policy collettive. Intorno, hanno attecchito fenomeni come The Witcher, House of the Dragon e Tenebre e Ossa, creando un ecosistema di fruizione in cui fandom, meme e merchandising si alimentano a vicenda. Anche la produzione nazionale si è mossa: tra cinema e TV, esperimenti come Luna Nera e, sul fronte del fantastico più ampio, Freaks Out hanno mostrato che esiste un pubblico curioso per storie che prendono sul serio l’immaginazione. E anche cose meno note ma di altrettanto valore e che meritano attenzione come Puritia di Bruno Desando.

Nel fumetto, Dragonero di Sergio Bonelli Editore ha dato un’impronta domestica e riconoscibile al fantasy epico, fino ad approdare all’animazione per Rai. Sul versante manga e anime, titoli come Berserk o The Seven Deadly Sins hanno consolidato una grammatica visiva immediatamente riconoscibile, contaminando illustrazione, streetwear e fanart. Il risultato è un confronto continuo tra tradizioni iconografiche diverse che, in Italia, avviene nelle scuole di fumetto, nelle accademie e nelle comunità online di artisti.

Gestione cookie