Hantavirus, cos’è e i rischi per la salute umana

Un viaggio verso i ghiacci del Sud del mondo si è trasformato in un caso di sanità pubblica globale: una crociera partita dall’estremo sud dell’Argentina è stata associata a un focolaio.

Questo ha spinto l’Organizzazione mondiale della sanità ad attivare le procedure di allerta e il tracciamento dei contatti su tre continenti. Al centro dell’attenzione c’è l’hantavirus, tornato prepotentemente sulle prime pagine. Che cos’è esattamente? Come entra nel corpo umano? E perché il ceppo identificato tra i passeggeri della MV Hondius, la variante andina, è considerato tra i più pericolosi?

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Hantavirus, cos’è e i rischi per la salute umana (lindiscreto.it)

Con “hantavirus” non si indica un singolo agente, ma un’intera famiglia di virus zoonotici distribuiti in tutto il mondo. Ogni variante ha un ospite serbatoio specifico, di solito piccoli roditori selvatici come arvicole, topi dei boschi e ratti, che possono portare il virus per tutta la vita senza ammalarsi.

Gli esseri umani sono ospiti accidentali: l’infezione avviene prevalentemente quando si inalano minuscole particelle disperse nell’aria contaminate da urine, feci o saliva dei roditori. Le punture o i morsi sono possibili ma rari, così come l’ingresso attraverso piccole lesioni cutanee dopo il contatto con materiali contaminati.

Come entra nel corpo e come si trasmette

La via d’ingresso più comune è respiratoria. Attività come spazzare locali chiusi da tempo, sollevare polvere in capanni o cabinovie, maneggiare legna o provviste contaminate possono aerosolizzare particelle infette. In contesti rurali o di spedizione, l’esposizione può avvenire durante escursioni, pernottamenti in rifugi o magazzini dove sono presenti roditori. La trasmissione per via alimentare è meno frequente ma possibile se cibi o bevande vengono contaminati. In Europa le varianti più diffuse (come Puumala e Dobrava-Belgrade) non si trasmettono tra persone; il contagio avviene quasi esclusivamente dal roditore all’uomo. Diverso il quadro in alcune aree delle Americhe.

Perché il ceppo andino preoccupa di più

La variante andina, endemica nel sud di Cile e Argentina, è tra le più temute per due motivi. Primo: è associata alla sindrome polmonare da hantavirus (HPS), un quadro clinico grave con tassi di letalità che in alcuni focolai hanno raggiunto il 30-40%. Secondo: a differenza di altri hantavirus, ha documentato la capacità di trasmettersi da persona a persona in condizioni di stretto e prolungato contatto, ad esempio tra conviventi o partner, soprattutto nella fase prodromica quando i sintomi assomigliano a un’influenza e non destano sospetti. Questa combinazione di severità clinica e potenziale trasmissione interumana innesca allarmi sanitari quando compaiono casi in ambienti chiusi o comunità mobili, come navi e autobus turistici.

Sintomi e quadri clinici

Le infezioni da hantavirus si presentano in due sindromi principali. Nelle Americhe prevale la HPS: dopo un’incubazione che può variare da una a sei settimane, compaiono febbre, malessere, dolori muscolari, cefalea e disturbi gastrointestinali. In pochi giorni la malattia può evolvere verso tosse, mancanza di respiro, accumulo di liquidi nei polmoni e insufficienza respiratoria, talvolta con ipotensione e shock. In Europa e Asia è più frequente la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), che coinvolge i reni e può causare proteinuria, calo della diuresi e, nei casi gravi, insufficienza renale acuta. Non tutti i contagi evolvono in forme severe, ma la rapidità di peggioramento della HPS impone il riconoscimento precoce e il ricovero in strutture con supporto intensivo.

Il focolaio sulla MV Hondius e la risposta sanitaria

Nel caso della MV Hondius, una nave da spedizione partita dalla Patagonia, la segnalazione di più passeggeri con sintomi compatibili ha fatto scattare i protocolli di sorveglianza internazionale. Le autorità, in coordinamento con l’Oms, hanno avviato il tracciamento dei contatti tra equipaggio e viaggiatori, incluse le tappe a terra e i trasferimenti aerei successivi allo sbarco, per identificare eventuali catene di trasmissione. Due ipotesi vengono valutate in scenari simili: un’esposizione primaria a roditori infetti durante attività a terra (rifugi, magazzini, campeggi, depositi di materiale) oppure un contagio interumano da ceppo andino in condizioni di stretto contatto a bordo. Per chiarire la dinamica si ricorre a test di laboratorio specifici (PCR e sierologia) e all’analisi genetica del virus, insieme a indagini ambientali e di controllo dei roditori nei luoghi visitati.

Prevenzione: cosa possono fare viaggiatori e residenti

Limitare l’esposizione ai roditori: tenere cibo e rifiuti in contenitori chiusi, evitare di dormire o sostare in strutture con segni di infestazione. Pulire in sicurezza: aerare i locali per almeno 30 minuti prima di entrare; inumidire superfici polverose con soluzioni disinfettanti (ad esempio a base di cloro) prima di pulire; evitare di spazzare a secco. Protezioni individuali: usare guanti e, in situazioni ad alto rischio di aerosol di polvere infestata, maschere filtranti adeguate. In viaggio: attenersi alle indicazioni dell’operatore, segnalare prontamente sintomi febbrili, evitare contatti stretti prolungati se non in buone condizioni di salute. In aree endemiche del cono sud: preferire alloggi certificati per controllo roditori, evitare accampamenti in zone boscose con erba alta e legnaie.

Diagnosi e terapie disponibili

La diagnosi richiede test eseguiti in laboratori di riferimento. La terapia è di supporto: ossigenoterapia, gestione dei liquidi, ventilazione meccanica quando necessario e monitoraggio emodinamico. Non esistono antivirali di uso routinario con efficacia dimostrata per la HPS, e non c’è un vaccino universalmente disponibile contro gli hantavirus; alcuni vaccini sono in uso nazionale in Paesi asiatici per ceppi specifici della HFRS, ma non proteggono dalla variante andina. La chiave rimane la prevenzione dell’esposizione, il riconoscimento tempestivo dei casi e il rapido coordinamento tra autorità sanitarie e sistemi di trasporto quando i focolai coinvolgono viaggiatori internazionali.

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