Una sera lenta, lucida, sospesa: dal Teatro Romano di Benevento, sotto luci calde, i biglietti scorrono tra le mani e una platea trattiene il fiato. La diretta su RaiPlay procede come un fiume largo. Alla fine, la “sestina” c’è: tre donne e tre uomini. E un favorito che fa notizia, più una sorpresa che scalda il dibattito.
Chi guida la corsa
Il dado è tratto. La “sestina” del Premio Strega 2026 è ufficiale e fotografa un equilibrio netto: tre autrici e tre autori. La serata di Benevento, seguita nella lunga diretta su RaiPlay, chiude lo spoglio dell’ottantesima edizione. I segnali sono chiari. In testa c’è Michele Mari. Lo danno favorito i numeri resi in serata e il sentimento diffuso tra addetti ai lavori e lettori forti. Accanto, la vera scossa: Bianca Pitzorno. La sua presenza tra i finalisti sorprende chi la incasellava da anni in un solo perimetro. La verità è che le storie contano sempre più delle etichette.
Tra i marchi, il copione pare confermato: si intravede un testa a testa tra Einaudi e Feltrinelli. Sono sigle che allo Strega sanno pesare. Non è solo questione di potenza di fuoco; è rete di editor, uffici stampa, comunità di lettori, librai che “portano” i libri nel posto giusto. Nella “sestina” 2026 questa trama si vede bene.
I nomi completi dei sei finalisti sono stati annunciati sul palco di Benevento. Al momento non risultano disponibili, in modo ufficialmente consolidato, tutti i dati voto per voto; il dettaglio integrale potrebbe arrivare a breve attraverso i canali del premio. Ciò che è già chiaro, però, è la composizione paritaria e la centralità di due fuochi: la solidità di Mari e l’effetto-onda di Pitzorno.
Perché questa “sestina” conta
Lo Strega pesa perché racconta l’ecosistema del libro italiano meglio di qualsiasi classifica settimanale. La giuria degli Amici della domenica, assieme ai componenti allargati (tra cui lettori organizzati e realtà culturali all’estero, secondo prassi recenti), riflette gusti e tensioni del presente. Nel 2026, ottantesimo giro, la “sestina” torna a essere il perimetro dove editoria e pubblico si parlano senza filtri.
Mari è il candidato che mette d’accordo generazioni di lettori: scrittura alta, memoria, ironia. È il “classico vivente” che lo Strega ama consacrare. Pitzorno, invece, è l’attraversamento dei generi che chiede riconoscimento: la sua voce, lunga e rigorosa, spiazza chi pensa che la narrativa “di destinazione” valga meno. Il suo ingresso cambia la mappa del premio. E apre la porta a una domanda semplice: cosa intendiamo oggi per romanzo “da Strega”?
Sul piano editoriale, la presenza forte di Einaudi e Feltrinelli suggerisce un finale dove la campagna sul territorio farà la differenza. Incontri nei festival, circoli di lettura, biblioteche civiche. Qui si costruiscono le ultime traiettorie di voto. È già successo: edizioni passate hanno visto rimonte nell’ultimo miglio, complice la forza dei passaparola qualificati.
Due note pratiche. Primo: la finale assegnerà il premio dopo l’ultimo scrutinio pubblico; tempi e modalità restano quelli comunicati dal comitato, con possibili variazioni organizzative. Secondo: i dati completi dei voti, quando ufficializzati, chiariranno margini e distacchi. Finché non escono, conviene tenere i pronostici elastici.
Intanto, resta l’immagine di Benevento, pietra contro cielo, e un gesto antico: una busta che si apre, un nome che esce. Che cosa chiediamo, davvero, a un premio letterario nell’anno 80? Forse questo: che ci restituisca il brivido di riconoscerci in una storia. E, per una volta, di farci parlare di libri come se fosse la cosa più urgente del mondo.