Rita Pavone valuta la nuova generazione di cantanti: Angelina Mango, Ultimo, Irama, Elodie, Annalisa devono crescere

Dopo la festa per i 100 anni di Teddy Reno, Rita Pavone torna a parlare di musica. Lo fa con la franchezza di chi ha visto passare mode e rivoluzioni. E mette alla prova la nuova ondata pop italiana con uno sguardo severo ma non cieco.

C’è un’immagine che resta. Rita che saluta il pubblico, poi si ferma e tira le somme. La scena è affettuosa. Ma la voce è netta. La nuova generazione? Talento c’è, dice. Eppure manca un passo. Quello che trasforma il “bravo” in “indimenticabile”.

Non è un capriccio nostalgico. Pavone invoca la melodia. Chiede canzoni che restino addosso anche quando finisce il streaming. Un tema antico e attuale. Le piattaforme spingono format rapidi, ritornelli veloci, produzioni copia-incolla. Il rischio è chiaro: tutto suona bene, poco resta.

Arriva a metà discorso il punto caldo. Le “pagelle”.

Su Angelina Mango il giudizio è generoso. Ha coraggio. Ha vinto il Sanremo 2024 con “La noia”, ha portato danza, corpo, orchestra e un piglio internazionale. La traiettoria è in crescita. Resta la sfida più dura: trovare brani che reggano nudi, voce e pianoforte, senza luci e coreografie.

Con Ultimo la partita è diversa. Riempie gli stadi. Il pubblico canta ogni parola. La sua scrittura diaristica funziona. Ma la voce di Rita punge dove serve: un autore così, se amplia armonie e arrangiamenti, può spostare l’asticella. Il passo avanti è lavorare sui colori, non solo sull’intensità.

Irama ha costruito un suono immediato. Cura i dettagli, unisce urban e pop, cerca il respiro radiofonico. Al Festival 2024 è entrato in top five. Qui l’appello è alla sostanza: meno orpelli, più fraseggi memorabili. La melodia, quando guida, libera l’emozione.

Su Elodie pesa la questione presenza scenica. È una fuoriclasse del palco. Ritmo, estetica, visione. Pavone, però, chiede canzoni più esigenti. Brani che le chiedano di rischiare vocalmente. Serve quel pezzo che spacca e, dieci anni dopo, profuma ancora di oggi.

Infine Annalisa. Re delle classifiche e dell’airplay tra 2023 e 2024. Scrittura lucida, controllo totale. Anche qui il consiglio è chiaro: introdurre imperfezioni vive, fenditure emotive. La perfezione, senza scarto, a volte anestetizza.

Un giudizio che divide, ma serve

Il punto non è alimentare la rissa generazionale. È riaprire un cantiere. L’industria chiede singoli rapidi; i fan chiedono identità; gli artisti cercano equilibrio. In mezzo, una tradizione che non è polvere: è cassetta degli attrezzi. Quando la melodia guida, l’arrangiamento non copre: racconta.

Crescere senza perdere identità

“Darsi una scrollata e crescere” non significa rinnegare il presente. Significa allenare struttura, modulazioni, ponti che sorprendono. Significa scrivere pensando alla prova del tempo, non solo al debutto in radio. Gli esempi non mancano, ieri e oggi: chi unisce scrittura e rischio vince due volte, nel breve e nel lungo periodo.

Non tutto è misurabile ora. Molti brani vivono davvero solo dopo i palchi estivi, quando si spengono i filtri e resta la voce. Lì capiremo chi ha ascoltato la lezione. Intanto, l’invito di Rita vale per tutti, anche per noi ascoltatori: riconoscere quando una canzone ci abbraccia davvero. Magari, senza accorgercene, stiamo già canticchiando quel ritornello domani mattina, mentre il sole picchia sul parabrezza. E se succede, forse è tornata la melodia.

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