Agromafie: Macerata città tranquilla, meno bene Ascoli e Ancona

82

MARCHE –  Secondo il 4° Rapporto Agromafie, elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, la città di Macerata può definirsi “tranquilla”.

Certo non mancano i furti criminali di intere mandrie o carichi di olio extravergine d’oliva, le cantine di vino svuotate e le attrezzature agricole sparite, su commissione, ad opera di bande criminali dei Paesi dell’Est.

Ad essere colpiti maggiormente sono i coltivatori che addirittura sono costretti a far scortare le proprie olive col fine di difenderle da attacchi criminali. Se pensiamo a quanti sono costretti, per fronteggiare la crisi e le perdite, a ricorrere a prestiti personali senza busta paga. Ci si organizza addirittura in ronde tra agricoltori per controllare gli animali da pascolo e gli alveari delle api.

I furti effettuati all’interno delle aziende agricole sono stati 2.570. Secondo i Comandi Territoriali dei Carabinieri, nel 2015, sono stati 490 i casi di abigeato.

Le provincie della nostra Regione con più alta presenza criminale sono Ancona e Ascoli Piceno, anche se questa sembra mantenersi su livelli medio bassi nel resto del territorio. L’analisi dell’indagine svolta si basa sull’Indice di Organizzazione Criminale (IOC) che rappresenta la diffusione e l’intensità, nella provincia presa in considerazione, del fenomeno dell’associazione criminale e tiene conto delle caratteristiche proprie del territorio, di eventi criminali denunciati e di fattori economici e sociali.

Ad Ancona si registra il peggior punteggio. La città, con punteggio 34,5, si attesta al quarantesimo posto, seguita da Ascoli Piceno che con il punteggio di  27,8 si colloca al quarantasettesimo posto della clasica nazionale, collocandosi, così,  nella fascia medio alta. Nelle altre tre provincie la situazione sembra migliore con presenza di criminalità organizzata medio-bassa: Macerata ha un indice di 23,3 (59° posto), Fermo ha un indice di 19,7 (64° posto) e Pesaro di 17,3 (71° posto), la metà rispetto al capoluogo regionale.

Il Rapporto illustra, inoltre, la situazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Nelle Marche se ne contano trentacinque, mentre le aziende che hanno subito lo stesso destino sono tre. Quesi ultimi dati collocano le Marche nella parte bassa della classifica.