Chiusure Covid – Acquaroli contro il governo: “Strategie che mi lasciano perplesso”

Il governatore: "Piccole realtà che hanno 500, 1.000, 1.500 abitanti, non sono molto probabilmente la causa di assembramenti né della grande curva epidemiologica, ma rischiano di pagare un isolamento che continua da settimane, mesi

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“Non c’è porto sicuro per il marinaio che non sa dove andare”.

Parafrasa Seneca il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, perplesso per le decisioni e il dibattito nel governo sulle misure anti-Covid anche riguardo agli spostamenti in vista del Natale.

“Ci sono cambi repentini di strategie che ci lasciano un po’ perplessi. – risponde ai giornalisti a margine della seduta del Consiglio regionale – Credo che l’esasperazione che si vive con la crisi economica, la paura dal punto di vista sanitario e il timore per il futuro, siano già forti dando un messaggio chiaro, quando il messaggio non è chiaro, non è fondato su una consapevolezza di quello che ci aspetta e su che cosa dobbiamo fare, diventa tutto ancora più difficile per tutti”.

“Se chiamerò ancora il ministro Speranza? – aggiunge – A questo punto aspetto le comunicazioni perché il dialogo, l’interlocuzione deve fondarsi anche su una linearità: diventa difficile confrontarsi, con tutto il rispetto per tutti, con un cambio di repentino rispetto alle strategie: da ottobre a oggi abbiamo visto diverse situazioni che si accavallavano. Ripeto non è facile arrivare a dare un messaggio univoco in queste condizioni”.

“La chiusura arancione, la chiusura rossa, l’apertura e la chiusura per le feste, il divieto di passare da comune a comune – ribadisce – diventa un sistema di comunicazione irricevibile per le persone. Per comunicare con le grandi masse, bisogna essere semplici e secondo me è quello che non si sta facendo in questo momento, non c’è quella linearità”.

Acquaroli ribadisce la propria convinzione per una “battaglia a favore delle piccole realtà che hanno 500, 1.000, 1.500 abitanti, che non sono molto probabilmente la causa di assembramenti né della grande curva epidemiologica, ma rischiano di pagare un isolamento che continua da settimane, mesi: il restringimento dalle zone arancioni, poi la chiusura in certe date e alla fine chi vive in una grande realtà chiaramente la paga meno dal punto di vista sociale e dal punto di vista economico. L’esasperazione – conclude – è un elemento che ho percepito in maniera forte”.