Civitanova, nasce il comitato in difesa del porto: “Sbagliata la privatizzazione”

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Si è svolta al club vela di Civitanova Marche l’attesa conferenza stampa del comitato in difesa del porto. Principale imputato il progetto industriale presentato dalla ditta guidata da Umberto Antonelli, società denominata Eurobuilding, che vorrebbe trasformare e riqualificare il porto turistico e peschereccio di Civitanova.

Ma gli attuali operatori economici non ci stanno, da questo alla formazione di un comitato il passo è stato breve. E così pure al conferimento dell’incarico a due affermati professionisti legali: Andrea Netti ed Emanuela Anconetani.

Dopo l’introduzione del rappresentante del Civitanova Yacht Service Andrea Cittadini, è lo stesso Netti a prendere la parola e a spiegare perchè la proposta della società Eurobuilding può essere considerata “tecnicamente inammissibile“.

Anzitutto, dice, “stiamo parlando di una proposta senza gara, irrispettosa del mercato ma soprattuto degli operatori economici che vivono nel porto e costituiscono il tessuto economico e sociale dello stesso; in secondo luogo il riferimento normativo a cui l’istanza di Antonelli si appella è disapplicato dall’art. 37 del codice della navigazione. In terzo, non possiamo – continua l’avvocato – pensare che l’acquisizione di aree demaniali non richieda procedure ad evidenza pubblica. Ci sono tante direttive europee che dettano principi in questo senso, principi che tutelano chi ha la disponibilità in prima battuta di aree commerciali o che obbligano a forti indennizzi in favore di coloro che vengono tagliati fuori dal tessuto economico”.

“Il nostro comitato – chiosa Netti – vuole porsi in maniera costruttiva con l’amministrazione, vuole offrire spunti di riflessione e suggerimenti normativi ai tecnici comunali incaricati di valutare il progetto. Occorre poi guardare alla capacità economica e finanziaria di chi vuole portare avanti un progetto di tali dimensioni. Per me la sentenza è senza appello, questa capacità manca all’Eurobuilding. Dunque chi è il nostro interlocutore?”.

Ad impensierire maggiormente gli operatori la vasta dimensione del progetto (197 mila metri quadri a terra 292 mila di specchio d’acqua): “Occorre urgentemente un confronto – aggiunge la Anconetani – il problema principale resta la privatizzazione di un’area demaniale”.

Sul fronte politico spicca la presenza al tavolo dell’assessore al commercio con delega al porto Francesco Calderoni, rappresentante di Fratelli d’Italia: “sono un pescatore da quando avevo tredici anni, il nostro è un porto che ci invidiano da tutta Italia, è l’unico in cui scendi e sei in pieno centro”. E sulla trattativa aggiunge: “Noi siamo stati sempre contrari, pensiamo che sia uno spreco per le nostre forze produttive e un rischio per tutti coloro che vivono di questo indotto, ne avremmo dovuto discutere ieri sera in Giunta ma è stata rinviata, aspettiamo nuove disposizioni da Fabrizio (il sindaco Ciarapica ndr). Importante è la nomina di Ortenzi (avvocato amministrativo ndr) per offrire un parere all’amministrazione. Credo che sia uno scudo per tutti voi operatori”.

A prendere la parola è stato poi Giulio Silenzi, che si è detto preoccupato per un progetto di tali dimensioni: “trovo allarmante il fatto che il sindaco, leggendo le interviste sui giornali, sia entrato nel merito del progetto, sembra averlo sposato in pieno. Eppure non si è detto nulla della procedura amministrativa. Quando nella politica non c’è trasparenza e partecipazione si crea un giusto allarme. A nulla serve la nomina di Ortenzi, sarebbe bastato il segretario comunale per stroncare il progetto sul nascere”.