Frode nei prodotti tessili: nei guai 68 cittadini cinesi

Sono stati sottoposti a sequestro disponibilità finanziarie rinvenute sui conti correnti per settecentotrentasettemila euro, crediti presso terzi per un valore di oltre 1.493.000,00 euro, cinque opifici per oltre tremila metri quadrati, 342 macchinari e sei autovetture

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Le Fiamme Gialle della Tenenza di Senigallia (AN) hanno portato a compimento, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Ancona, una vasta attività investigativa che ha permesso d’individuare, nell’ambito di ben 15 procedimenti penali, una complessa ed estesa frode nel settore del confezionamento di prodotti tessili all’interno del distretto di Senigallia-Ostra-Mondolfo, che ha portato alla denuncia, per reati fiscali, riciclaggio ed autoriciclaggio di proventi illecitamente accumulati di 68 soggetti di etnia cinese, che hanno gestito cinquantasette imprese che operavano nello specifico settore per un’evasione di oltre 23 milioni di euro.

Le indagini sono state avviate nel 2016 attraverso una attenta analisi d’intelligence di dati finanziari, tra cui quelli relativi alle persone e società che presentavano posizioni debitorie per centinaia di migliaia di euro nei confronti del Fisco e degli enti previdenziali nella provincia di Ancona per mancati versamenti di imposte e contributi.

Sulla base della richiesta del magistrato inquirente il Tribunale di Ancona ha disposto a carico degli indagati il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni nella disponibilità degli stessi fino alla concorrenza di euro 5.489.338.

I finanzieri hanno, pertanto, sottoposto a sequestro disponibilità finanziarie rinvenute sui conti correnti per settecentotrentasettemila euro, crediti presso terzi per un valore di oltre 1.493.000,00 euro, cinque opifici per oltre tremila metri quadrati, 342 macchinari e sei autovetture.

I sequestri, effettuati anche nei confronti di prestanome, sono stati confermati in più occasioni dal Tribunale del riesame che ha condiviso le ipotesi di reato prospettate dalla Procura della Repubblica e convalidate dal G.I.P..

Il Tribunale di Ancona, negli ultimi due anni, ha emesso sentenze, passate in giudicato, con cui ha confermato le condanne richieste dal Pubblico Ministero nei confronti di diversi imprenditori cinesi e dei loro prestanome nonché disposto la confisca di beni mobili ed immobili loro riconducibili per un valore di euro 1.151.896,00. In tale contesto i finanzieri di Senigallia hanno sottoposto a confisca disponibilità finanziarie e n.3 degli opifici già sottoposti a sequestro per un ammontare complessivo di euro 1.038.471,00.

Significativi i ruoli degli imprenditori cinesi noti come “Luisa”, “Linda”, “Francesco”, “Mike”, “Romeo”, “Marco” e “Marcello” formalmente residenti nella provincia di Ancona, che sono risultati essere le “menti” del sistema illecito in quanto, ognuno di essi, sovrintendeva in ogni opificio individuato, alla propria filiera di lavorazione, operando nell’ombra grazie all’utilizzo di “prestanome” o propri familiari, proseguendo nel tempo l’esercizio della propria attività, creando veri e propri “filtri” con meccanismo di scatole sovrapposte, costituendo un reale ostacolo per il successivo recupero della pretesa erariale.

Nel corso delle indagini sono state segnalati all’Unità d’Informazione Finanziaria della Banca d’Italia n. 4 istituti di credito, n. 7 direttori di filiale e n. 2 commercialisti per aver omesso di segnalare operazioni sospette ai fini della normativa antiriciclaggio.