La Risposta Decisa di Mario Roggero: ‘Lo Rifarei Subito!’ – Un’intervista Esclusiva a Dritto e Rovescio

Una sera di dicembre, luci fredde di studio e parole che tagliano l’aria. In tv, un uomo che ha vissuto la rapina e il processo, e un Paese che si specchia nella sua risposta. Non c’è rumore di strada, solo il battito delle domande: cosa faresti tu, adesso, qui?

La risposta decisa di Mario Roggero: “Lo rifarei subito!” – Un’intervista esclusiva a Dritto e Rovescio

C’era tensione, quel 7 dicembre 2023, nello studio di Dritto e Rovescio. Le telecamere puntate, la platea divisa, la voce ferma. Alla domanda secca “Lei lo rifarebbe?”, Mario Roggero, gioielliere di provincia diventato caso nazionale, non ha esitato: “Sì, subito”. Una risposta netta. Poco spazio al dubbio, zero giri di parole.

La sua storia è ormai scolpita nei fatti: una rapina nel 2021 a Grinzane Cavour, la fuga dei banditi, gli spari, due morti e un ferito. Da lì in poi, indagini, processi, sentenze. Oggi la condanna definitiva c’è, e pesa. I giudici hanno escluso la legittima difesa nei termini invocati dalla difesa. Non entriamo nelle carte, ma il punto è chiaro: per la giustizia italiana, quella notte ha superato il limite consentito dalla legge.

Eppure quella frase, in tv, è rimasta nell’aria più a lungo di un titolo. “Lo rifarei subito” non è solo un ricordo: è un prisma. Dentro c’è la paura di chi apre bottega all’alba e la chiude a notte, c’è l’istinto di protezione, c’è anche la rabbia di chi si è sentito solo. E c’è, inevitabile, il dibattito pubblico spaccato tra chi invoca fermezza e chi teme la scorciatoia dell’arma.

Il contesto: tra sicurezza e legittima difesa

Nel 2019 il Parlamento ha ritoccato le norme sulla legittima difesa, ampliando la tutela in caso di intrusione in casa o in negozio. Ma il confine resta preciso: la reazione deve essere proporzionata e immediatamente legata al pericolo. È qui che si gioca tutto. Nei processi su Roggero, i periti hanno ricostruito tempi, traiettorie, distanze. Non opinioni, ma cronologie. E quelle cronologie, secondo i giudici, hanno segnato la differenza tra difesa e eccesso. Sono dettagli aridi, certo, ma è su questi che si decide il destino di una persona.

In tv, però, i dettagli diventano narrazione. Rete4, con Paolo Del Debbio, ha dato spazio alla voce dell’imputato, raccogliendo sentimenti che molti condividono: paura, risentimento, richiesta di più protezione. Non è una colpa, è un fatto. Altri programmi hanno portato il contrappunto giuridico. Questo ping-pong racconta l’Italia meglio di molte statistiche: un Paese che cerca sicurezza senza arretrare sulle garanzie.

Televisione, opinione pubblica e responsabilità

Le parole in prima serata fanno comunità. E fanno ferite, se mancano le cautele. “Lo rifarei subito” è un detonatore emotivo: chi ha un negozio annuisce, chi ha perso qualcuno si irrigidisce, chi studia diritto ricorda i paletti della legge. La tv amplifica tutto. Dovrebbe farlo con cura. Rendere visibile la paura senza trasformarla in programma politico. Tenere insieme empatia e responsabilità. Non sempre ci riesce.

Un dettaglio concreto aiuta a guardare oltre: negli ultimi anni, i reati predatori in Italia hanno avuto oscillazioni ma non una crescita esplosiva. La percezione, invece, è spesso più alta dei numeri. È umano. È anche il motivo per cui una frase di tre parole può diventare bandiera.

Forse la domanda che resta è semplice e scomoda: cosa vogliamo premiare, quando applaudiamo in studio? Il coraggio, la rabbia, o la fiducia nella legge? La prossima volta che una telecamera ci guarda, sapremo rispondere con la stessa chiarezza con cui pretendiamo risposte dagli altri?

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